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Lo sai che? Test del DNA: il rifiuto immotivato può far scattare la paternità

Lo sai che? Pubblicato il 20 novembre 2012

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> Lo sai che? Pubblicato il 20 novembre 2012

Nell’ambito delle prove offerte dalla donna per dimostrare la paternità dell’ex può influire, ai fini della decisione del giudice, anche il rifiuto immotivato dell’uomo a sottoporsi al test del DNA.

La legge stabilisce che [1], per affrontare un giudizio di riconoscimento della paternità, la madre può offrire ogni tipo di prova. Non esiste peraltro una “gerarchia” tra prove più importanti e prove meno importanti: tutte le prove, in questo tipo di causa, sono uguali e hanno lo stesso peso. L’unico limite è che la sentenza non si può basare – per come è ovvio che sia – solo sulle dichiarazioni della donna o sul fatto che tra lei e il padre del bambino vi sia stata una relazione.

Tra le varie prove che la donna può portare in giudizio, però, secondo una recente sentenza della Cassazione [2], potrebbe risultare influente il fatto che lui si sia opposto alla prova ematologica. Questo comportamento, se non vi è una giusta causa a sostenerlo, è infatti valutabile dal giudice. Il giudice è libero di trarre argomenti di prova dal contegno che le parti hanno tenuto durante il processo [3].

 

 

 

note

[1] Art. 116 cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 20235 del 19.11.12.

[3] Precisa quindi la Cassazione “Deve pertanto escludersi che il rifiuto ingiustificato di sottoporsi alla prova del ematologica possa essere valutato solo se sia stata provata aliunde l’esistenza di rapporti sessuali tra il presunto padre e la madre naturale.


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