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Lo sai che? Imposte sui redditi: quando la società è tassata in Italia

Lo sai che? Pubblicato il 20 novembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 20 novembre 2017

Come si individua la vera sede amministrativa di una società ai fini della tassazione: soluzioni interpretative anti “esterovestizione”.

Come sapere quando una società, anche se avente una o più sedi all’estero, può essere tassata in Italia? Ai fini della tassazione dei redditi di impresa, è essenziale individuare la sede dell’attività economica di una società, e cioè il luogo in cui vengono adottate le decisioni direttive e vengono svolte le funzioni di amministrazione centrale.

E’ quanto ricordato da una recente sentenza della Commissione Tributaria di secondo grado di Trento [1], che si rivela particolarmente interessante per l’excursus interpretativo con richiami al diritto dell’unione europea.

Criteri per la tassazione delle società con sedi all’estero

I redditi delle persone fisiche e delle persone giuridiche sono tassati in Italia qualora risultino qui residenti. Ma come si stabilisce la “residenzadelle persone giuridiche?

La legge [2] prevede che, ai fini delle imposte sui redditi, si considerano residenti le società e gli enti che, per la maggior parte del periodo di imposta, hanno:

  • la sede legale
  • o la sede dell’amministrazione
  • o l’oggetto principale nel territorio dello Stato.

L’utilizzo della disgiuntiva “o” è tale per cui è sufficiente il ricorrere di uno solo dei requisiti sopraindicati perché la società o l’ente debbano essere considerati residenti sul territorio dello Stato, a prescindere dal fatto che il reddito sia prodotto all’estero.

Se, invece, la persona giuridica è residente all’estero, il reddito è tassato se prodotto in Italia: si considerano prodotti nel territorio dello Stato i redditi d’impresa derivanti da attività esercitate nel territorio dello Stato mediante stabili organizzazioni [3].

L’espressione “stabile organizzazione” designa una sede fissa di affari per mezzo della quale l’impresa non residente esercita in tutto o in parte la sua attività sul territorio dello Stato.

Per quanto riguarda la stabile organizzazione di tipo materiale, è rilevante il concetto di sede di direzione/amministrazione.

L’individuazione della sede amministrativa si rivela quindi un’operazione essenziale per poter stabilire in quale Paese devono essere tassati i redditi di impresa.

Cosa si intende per sede amministrativa della società

Secondo la giurisprudenza consolidata [4] la nozione di zio”sede dell’amministrane”, in quanto contrapposta alla sede legale, coincide con quella di “sede effettiva“, intesa come il luogo dove hanno concreto svolgimento le attività amministrative e di direzione dell’ente e si convocano le assemblee, e cioè il luogo deputato, o stabilmente utilizzato, per l’accentramento, nei rapporti interni e con i terzi, degli organi e degli uffici societari, in vista del compimento degli affari e dell’impulso dell’attività dell’ente.

La Corte di Giustizia europea ha infatti affermato il principio di diritto secondo cui: «la sede dell’attività economica di una società è il luogo ove vengono adottate le decisioni essenziali concernenti la direzione generale di tale società e ove sono svolte le funzioni di amministrazione centrale di quest’ultima» [5].

Possono essere presi in considerazione, secondo la Corte, anche altri elementi, quali il domicilio dei principali dirigenti, il luogo di riunione delle assemblee generali, di tenuta dei documenti amministrativi e contabili e di svolgimento della maggior parte delle attività finanziarie.

In sintesi, la definizione di sede amministrativa si fonda su un criterio di effettività gestionale dell’impresa che ha rilievo anche ad altri fini: (per esempio, la sede principale dell’impresa individua il tribunale competente a dichiararne il fallimento).

Tassazione società controllate

Se la società controllante e le controllate si trovano in Stati diversi, è necessario svolgere un controllo fattuale sulla “consistenza non artificiosa dell’insediamento estero“.

Identificare la sede amministrativa della società controllata con il luogo nel quale si assumono le decisioni strategiche o dal quale partono gli impulsi gestionali può in questi casi comportare conseguenze aberranti ove dovesse identificarsi con la sede della società controllante, in evidente contrasto con le ragioni stesse della politica del gruppo e le esigenze sottese al suo controllo.

Dunque, in caso di società controllate, i criteri per ricondurre a tassazione in Italia i redditi prodotti all’estero sono ulteriori e diversi da quelli tradizionalmente elaborati dalla giurisprudenza per localizzare la sede amministrativa e individuare il domicilio fiscale.

Il legislatore fiscale, in questi casi, ha fatto ricorso criteri diversi di natura oggettiva quali l’esercizio effettivo dell’attività industriale o commerciale o la non artificiosità dell’insediamento estero volto a conseguire vantaggi fiscali non indebiti.

In definitiva, solamente nel caso di società “controllate” il criterio per ricondurre a tassazione i redditi prodotti all’estero è dato dal non effettivo esercizio dell’attività oppure dalla artificiosa costruzione all’estero (concetto mutuato dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia in materia libertà di stabilimento).

Se la società ha più stabilimenti ma non si tratta di società controllate

Nel caso in cui non si versa in ipotesi di società controllate, si darà corso, ai fini della verifica della sede amministrativa, al criterio univocamente indicato dalla giurisprudenza della “direzione effettiva“: del luogo, cioè:

  • dove vengono assunte le decisioni chiave di natura gestionale e commerciale necessarie per la conduzione dell’impresa;
  • dove la persona o il gruppo di persone che esercitano le funzioni di maggior rilievo assumono le loro decisioni;
  • dove vengono determinate le strategie imprenditoriali.

Pur tenendo conto del fatto che ogni cittadino ha libertà di stabilimento e che le restrizioni a tale libertà da parte di uno Stato membro sono espressamente vietate dal diritto europeo, occorre verificare se la sede amministrativa della società,al di là e oltre l’apparenza, sia da collocare sul territorio nazionale.

La sede amministrativa si identifica nel centro effettivo di direzione e di svolgimento della sua attività, ove cioè: risiedono gli amministratori, sia convocata e tenuta l’assemblea sociale, si trovino coloro che hanno il potere di rappresentare la società, il luogo deputato o stabilmente utilizzato per l’accentramento dei rapporti interni e con terzi in vista del compimento degli affari e della propulsione dell’attività dell’ente e nel quale, dunque, hanno concreto svolgimento le attività amministrative e di direzione dell’ente ed ove operano i suoi organi amministrativi.

In questo ultimo caso la normativa di riferimento è contenuta nel Testo unico delle imposte sui redditi [2]: Ai fini delle imposte dirette sui reddito si considerano residenti le società e gli enti che per la maggio parte del periodo d’imposta hanno la sede legale o la sede dell’amministrazione o l’oggetto principale nel territorio dello Stato.

Il caso

Nel caso esaminato dalla pronuncia in esame, il Fisco aveva accertato la natura solo esterovestita di una società avente sede in Ungheria, ma amministrata in Italia da amministratori italiani residenti nel territorio nazionale.

Di seguito gli elementi probatori dai quali è emersa l’esterovestizione e la presenza della sede amministrativa e direzionale in Italia:

  • La società, identificata ai fini lva in Italia, è stata costituita con capitale sociale detenuto per il 95% da amministratori italiani delegati della stessa e residenti in Italia.
  • Il socio ungherese era semplice direttore, peraltro percettore di una remunerazione limitata alla paga di una somma mensile.
  • Gli amministratori italiani fissavano i prezzi; verificavano i contratti ed avevano rapporti con i fornitori ed i clienti. Essi controllavano ed eseguivano i pagamenti e gestivano i conti correnti e i finanziamenti.
  • Gli amministratori italiani gestivano e controllavano anche rapporti con il personale della società (ferie, contratti, ore lavorative, sanzioni disciplinari}.
  • La contabilità era diretta dall’ltalia. I pagamenti avvenivano dall’Italia e su conti correnti di istituti bancari italiani.
  • Tutti gli obiettivi strategici della società erano di competenza degli amministratori italiani.
  • Il socio estero, nella sostanza un dipendente, era totalmente privo di autonomia gestionale.

In definitiva, la società ungherese era puramente e semplicemente diretta amministratori italiani e dai soci residenti in Italia.

La (artificiosa) costituzione della società in Ungheria, svolgente la medesima attività svolta dalla società italiana non è servita, in definitiva, ad altro che a un risparmio di imposta (la tassazione ungherese è sensibilmente inferiore a quella italiana).

I giudici hanno precisato che, data la comprovata ricorrenza della sede dell’amministrazione della società in ltalia, non sarebbe comunque neppure necessario che venga dimostrata la finalità di una tassazione inferiore (che è un dato oggettivo) a quella vigente in Italia.

note

[1] CTR Trento, sent. n. 108 del 23.10.2017.

[2] Art. 73 DPR 917/1986.

[3] Art. 23 DPR 917/1986.

[4] Cass. sentt..n. 2869/2013 e n. 6559/2014.

[5] Corte di Giustiza europea sent. n. 73/06.


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