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Lo sai che? Licenziamento del lavoratore per scarso rendimento

Lo sai che? Pubblicato il 31 dicembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 31 dicembre 2017

Cosa deve provare il datore di lavoro affinché il licenziamento per scarso rendimento possa considerarsi legittimo.

Il datore di lavoro può licenziare il proprio dipendente per scarso rendimento purché dimostri che questi non ha raggiunto il risultato pattuito o comunque non ha svolto in modo adeguato la prestazione dovuta a causa di una propria condotta negligente. È quanto precisato da una recente sentenza della Cassazione [1].

Lo scarso rendimento del lavoratore può costituire giustificato motivo soggettivo di licenziamento. In caso di impugnazione del licenziamento, l’onere della prova della legittimità del recesso ricade sul datore di lavoro, il quale deve dimostrare che il mancato raggiungimento dell’auspicato risultato produttivo sia derivato da colpevole e negligente inadempimento degli obblighi contrattuali da parte del lavoratore nell’espletamento della sua normale attività.

Il datore di lavoro deve anche dimostrare che vi è un’enorme sproporzione tra gli obiettivi fissati per il dipendente e quanto effettivamente realizzato nel periodi di riferimento. Nella valutazione del comportamento del dipendente occorre anche effettuare il confronto con i risultati globali riferiti ad una media di attività tra i vari dipendenti.

Dunque, al fine di poter considerare legittimo il licenziamento comminato per scarso rendimento il datore di lavoro è tenuto a provare rigorosamente il comportamento negligente del prestatore, in quanto elemento costitutivo del recesso per giustificato motivo soggettivo, e che l’inadeguatezza del risultato non sia ascrivibile all’organizzazione del lavoro da parte dell’imprenditore e a fattori socio-ambientali [2].

Prova della negligenza del lavoratore

Deve quindi essere raggiunta la prova, sulla scorta della valutazione complessiva dell’attività resa dal lavoratore stesso ed in base agli elementi dimostrati dal datore di lavoro, di un’evidente violazione della diligente collaborazione dovuta dal dipendente – ed a lui imputabile – in conseguenza dell’enorme sproporzione tra gli obiettivi fissati dai programmi di produzione per il lavoratore e quanto effettivamente realizzato nel periodo di riferimento.

La negligenza del lavoratore può essere provata anche solo attraverso presunzioni e tale prova, concernente l’inadempimento del lavoratore, costituisce una valutazione di fatto che spetta al giudice di merito.

Obbligo del risultato: quando si ha scarso rendimento del lavoratore

In alcuni rapporti di lavoro subordinato assume rilievo anche il risultato della prestazione, come il conseguimento di un determinato livello quantitativo minimo di affari, di vendite ecc. entro prefissati periodi di tempo, al punto che il contratto collettivo o individuale prevedono che il mancato risultato periodicamente richiesto costituisce ipotesi di grave inadempimento legittimante la risoluzione motivata del rapporto per scarso rendimento.

In tale ipotesi, il datore di lavoro – che intenda far valere lo scarso rendimento come notevole inadempimento degli obblighi contrattuali del prestatore di lavoro- non può limitarsi a provare solo il mancato raggiungimento del risultato atteso o l’oggettiva sua esigibilità, con riferimento alla normale capacita ed operosità della maggioranza dei lavoratori di pari qualificazione professionale ed addetti alle medesime mansioni.  Egli deve altresì provare che la causa dello scarso rendimento deriva da negligenza nell’espletamento della prestazione lavorativa.

Pertanto, in mancanza di prova di un difetto di attività da parte del lavoratore, il solo dato del mancato raggiungimento degli obiettivi programmati dal datore di lavoro non legittima il licenziamento per scarso rendimento.

note

[1] Cass. sent. n. 26676 del 10.11.2017.

[2] Cass. sent. n. n. 18317/2016.


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