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CTU: come verificare la distribuzione degli incarichi

15 dicembre 2017


CTU: come verificare la distribuzione degli incarichi

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 dicembre 2017



Sono un CTU e da oltre quattro anni e mezzo non ricevo incarichi. Opero nel campo civile, ed in buona parte nelle stime di beni immobili. Lo scorso anno ho segnalato la cosa al Presidente del Tribunale, ma non ho ricevuto nessuna risposta. Cosa posso fare?

Se il lettore, come è possibile ipotizzare, si è regolarmente iscritto al Reginde si può escludere che il mancato conferimento di incarichi peritali sia dovuto alla mancata sua iscrizione a questo registro telematico (i tribunali italiani infatti danno priorità, nel conferimento degli incarichi, ai consulenti regolarmente iscritti).

Detto questo, è certamente noto che ai sensi dell’articolo 23 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile spetta al presidente del tribunale la vigilanza sull’equa distribuzione degli incarichi tra gli iscritti nell’albo dei consulenti tecnici in modo tale che:

a) a nessuno dei consulenti iscritti possano essere conferiti incarichi in misura superiore al 10 per cento di quelli affidati dall’ufficio;

b) sia garantita l’adeguata trasparenza del conferimento degli incarichi anche a mezzo di strumenti informatici;

c) il conferimento degli incarichi avvenga senza danno per l’amministrazione della giustizia.

La stessa norma poi stabilisce che il presidente del tribunale, coadiuvato nella formazione dell’albo da un comitato da lui presieduto, per vigilare sull’equa distribuzione degli incarichi faccia tenere dal cancelliere un registro in cui debbono essere annotati tutti gli incarichi che i consulenti iscritti ricevono e i compensi liquidati da ciascun giudice (e ogni giudice è obbligato a comunicare al presidente del tribunale gli incarichi peritali che abbia dato e i compensi liquidati).

Se questo è il quadro normativo, e se alla richiesta del lettore il presidente del tribunale non ha fornito alcuna risposta, i suggerimenti pratici sono i seguenti:

1) innanzitutto accedere al registro tenuto dalla cancelleria per verificare come e a chi vengano distribuiti gli incarichi (verificando anche, per una più rapida ricerca, se il tribunale dove il lettore è CTU si sia dotato di uno strumento informatico per dare trasparenza al conferimento degli incarichi): questo gli potrà essere assai utile per accertarsi se sia rispettato innanzitutto il limite massimo del 10% degli incarichi per singolo iscritto;

2) accertarsi in cancelleria dell’esistenza di circolari del presidente del tribunale e/o del comitato che lo coadiuva che abbiano ad oggetto i criteri, a cui i singoli giudici devono attenersi, di distribuzione degli incarichi tra i consulenti iscritti (ciò potrà servire al lettore per verificare se i singoli giudici si stiano o meno attenendo a tali eventuali ed ulteriori criteri e/o limiti nel conferimento degli incarichi peritali ed eventualmente, in caso negativo, evidenziare al presidente del tribunale tale documentata mancanza nel raffronto tra circolare e dati desumibili dal registro);

3) una volta che siano emerse documentate anomalie, rispetto alla legge e ad eventuali circolari, nella distribuzione degli incarichi, sarebbe assai opportuno che una nuova missiva diretta al presidente del tribunale fosse sottoscritta, per avere maggiore impatto, da altri colleghi del lettore che si trovassero nella medesima situazione; meglio ancora sarebbe se fosse l’ordine professionale di appartenenza dello stesso (o una associazione di professionisti) a sottoporre la questione al presidente del tribunale: difficilmente una lettera circostanziata, documentata con dati attinti dal registro e sottoscritta da un numero consistente di professionisti, potrà essere ignorata e non meritare risposta altrettanto dettagliata.

Infine, si fa comunque presente che la distribuzione degli incarichi, pur dovendo rispettare una regolare turnazione fra gli iscritti, deve comunque avvenire “senza danno per l’amministrazione della giustizia” (come stabilisce l’articolo 23 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile): ciò vuol dire che il singolo giudice può anche legittimamente preferire, rispetto a tutti gli altri, taluno o taluni tra gli iscritti in quanto ne abbia sperimentato la speciale professionalità e competenza e che una equa distribuzione degli incarichi non esclude che si instauri un rapporto di fiducia tra iscritti e giudici salvaguardando il limite della concentrazione fissato dalla legge (il 10% massimo del totale degli incarichi dell’ufficio per singolo iscritto).

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte


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