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Miscellanea Daspo per Arcidiacono: ma può giocare o no?

Miscellanea Pubblicato il 20 novembre 2012

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> Miscellanea Pubblicato il 20 novembre 2012

Il Daspo subito da un calciatore può avere ripercussioni nella sua attività lavorativa: il caso Arcidiacono.

Ieri, il Questore di Catanzaro ha inflitto tre anni di DASPO [1] al calciatore del Cosenza, Pietro Aricidiacono, per aver mostrato, dopo un goal segnato nel match di serie D contro il Sambiase, una maglietta con la scritta “Speziale innocente”. Il riferimento è ad Antonino Speziale, ultras catanese da poco condannato [2] a otto anni di carcere per l’omicidio dell’ispettore di polizia Filippo Raciti, durante gli scontri nel derby Catania-Palermo del febbraio 2007. La sanzione del Daspo si aggiunge alla sospensione inflitta dal Cosenza Calcio al proprio tesserato.

Il Daspo è un provvedimento con cui viene vietato al tifoso l’accesso agli stadi, eventualmente con l’obbligo di firma in caserma, in giorni e orari precisi. In genere, viene inflitto a coloro che hanno partecipato a episodi di violenza, in occasione di manifestazioni sportive.

L’intento di Arcidiacono, invece, era sicuramente quello di contestare l’operato della giustizia. Con molta probabilità, dunque, il Questore di Catanzaro ha erogato il Daspo per incitazione, inneggiamento o induzione alla violenza. Ma non è dell’esercizio del diritto alla manifestazione del pensiero che voglio ora parlare.

La questione che si pone, invece, è che il Daspo viene inflitto non ad un ultras, ma a un calciatore. E questo genera una domanda: il giocatore, durante il periodo di Daspo, non potrà semplicemente “vedere” le partite o, invece, non potrà neanche svolgere l’attività agonistica?

L’avv. Eduardo Chiacchio, esperto di diritto sportivo, sollecitato sul tema, ha precisato che il caso Arcidiacono non è dei più semplici, tenendo anche conto che il Cosenza milita nel campionato “dilettanti”.

Nel professionismo, l’eventuale Daspo a carico di un giocatore non va a colpire il soggetto nella sua attività lavorativa. Fermo il divieto di accesso agli stadi come spettatore, se però l’atleta è chiamato a svolgere il proprio lavoro, il divieto non si applica limitatamente allo svolgimento dell’attività retribuita [3].

Nei campionati dilettantistici, invece, i giocatori non possono stipulare con le società sportive accordi economici che superino i 25.820 euro annui. Il calciatore dunque, per avere la possibilità di giocare durante il Daspo, dovrà dimostrare che l’accordo economico con la propria squadra è la sua unica fonte di reddito e che da quell’introito dipende il proprio sostentamento. È quanto dovrà fare Pietro Arcidiacono.

Ciò non toglie, però, che l’atleta possa comunque ricevere una pesante squalifica a opera della giustizia sportiva.

note

[1] D.A.SPO.: acronimo che indica il divieto di accedere alle manifestazioni sportive.

[2] Insieme a Daniele Micale, condannato invece a undici anni di reclusione.

[3] Il primo calciatore professionista a subire il Daspo è stato Stefano Morello: correva la stagione 2007/2008 e l’atleta del Gallipoli, in occasione della gara contro il Potenza, è stato coinvolto in scontri avvenuti in campo. In quell’occasione il giudice sportivo non adottava alcun provvedimento nei confronti del calciatore, comminando la squalifica del campo al Potenza. Invece, il Questore di Potenza, con decreto del 27.08.2008, vietava al calciatore di accedere per due anni a tutti gli impianti sportivi del territorio nazionale, durante lo svolgimento degli incontri di calcio delle rappresentative nazionali e delle gare valevoli per i campionati di calcio di serie A, B, C1, C2, interregionale, per i campionati regionali della Puglia e per le competizioni ufficiali, anche di coppe, organizzate dalla FIGC, dalla LND e dal Comitato Regionale Puglia, nonché ai luoghi interessati alla sosta, al transito e al trasporto di coloro che partecipano o assistono alle competizioni medesime. Il TAR Puglia, adito dal calciatore per l’annullamento del decreto, previa sospensione dell’esecuzione, con ordinanza del 22.10.2008 n. 956, chiariva che il divieto di accesso agli stadi non incide sulla attività di giocatore professionista del ricorrente, anche se lo status di giocatore professionista impone un’attenzione ancora maggiore nell’evitare situazioni che possano sfociare in problemi di ordine pubblico.

Altro calciatore professionista colpito da Daspo è stato Giuseppe Giglio dell’Olbia: il Questore di Sassari, con decreto del 5.02.2010, gli vietava per un anno di assistere a manifestazioni sportive, a causa dell’aggressione nei confronti del portiere avversario, avvenuta nel derby Alghero-Olbia del 10.01.2010, per il quale il giocatore non era stato convocato, ma era comunque con la squadra. Anche in questo caso, trattandosi di atleta professionista, nel provvedimento del Questore di Sassari, il divieto di accesso agli impianti sportivi non riguardava l’attività lavorativa del calciatore: potendo questi frequentare le strutture sportive, se convocato per incontri di campionato, di Coppa Italia e anche amichevoli.


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