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Lo sai che? Prescrizione accertamento fiscale: entro quanti anni?

Lo sai che? Pubblicato il 20 novembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 20 novembre 2017

I termini entro cui l’Agenzia delle Entrate può accertare l’omessa o inesatta denuncia di un reddito oppure l’omessa presentazione della dichiarazione dei redditi.

Qualche anno fa hai ricevuto dei soldi da una persona e non li hai denunciati nella dichiarazione dei redditi. Poiché queste somme ti sono state accreditate direttamente sul conto corrente, ora temi che l’Agenzia delle Entrate possa accorgersene e inviarti un accertamento fiscale. Hai però una speranza: quella che scadano i termini per effettuare le verifica sui redditi degli anni precedenti. Per cui ti chiedi dopo quanto tempo c’è la prescrizione dell’accertamento fiscale?

Per due anni di seguito non hai presentato alcuna dichiarazione dei redditi eppure, in quel periodo, hai ricevuto pagamenti per delle vendite fatte a casa. Si trattava di somme non elevate per cui hai ritenuto di doverle denunciare. Senonché altre persone, nelle tue stesse condizioni, hanno già ricevuto la lettera dell’Agenzia delle Entrate. Anche in questo caso, per poter dormire sonni tranquilli, ti chiedi dopo quanti anni arriva l’accertamento fiscale?

Per qualche anno hai dato in fitto la casa al mare senza mai regolarizzare il contratto.  Poiché ora hai iniziato a fare le cose in regola, ti chiedi se, proprio a causa di ciò, il fisco possa andare a fare un controllo per i periodi precedenti. Fino a quando potrebbe andare a rovistare nel tuo passato?

A queste domande si può dare una risposta fortunatamente, confortante: un accertamento fiscale può sì andare a ritroso nel tempo, ma senza superare determinati limiti. Infatti l’Agenzia delle entrate è tenuta ad avviare le indagini entro i normali termini di prescrizione fissati dalla legge. Scaduti questi, le eventuali evasioni vengono per così dire “sanate”: in buona sostanza il contribuente non rischia più alcuna sanzione. Ma quali sono i termini di prescrizione di un accertamento fiscale? È quello che vedremo in questo articolo.

Chi deve fare la dichiarazione dei redditi?

Togliamo subito un dubbio: quando si incassano somme come corrispettivo di un’attività, sia essa stabile o occasionale, bisogna sempre dichiararlo al fisco. Cambiano i termini in cui va fatta la dichiarazione, ma nessuno può esimersi dal denunciare i compensi ricevuti, anche se questi sono minimi. Ad esempio, il ricavato di una serata di gala, i ricavi pubblicitari da un sito internet, le vendite fatte con una bancarella ambulante: tutto deve essere dichiarato. Non importa che, a conti fatti, si rientra nei minimi per i quali non si pagano le tasse.

La dichiarazione dei redditi si chiama in tanti modi a seconda del tipo di attività svolta dal contribuente. Ad esempio c’è il modello 730 che è relativo a:

  • redditi di lavoro dipendente;
  • redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente;
  • redditi dei terreni e dei fabbricati;
  • redditi di capitale;
  • redditi di lavoro autonomo, nei casi però in cui non sia richiesta la partita Iva (lavoro autonomo non abituale);
  • redditi diversi;
  • alcune tipologie di redditi assoggettabili a tassazione separata.

C’è poi il modello redditi persone fisiche per i contribuenti che hanno posseduto redditi:

  • d’impresa, anche in forma di partecipazione;
  • da lavoro autonomo, per i quali è richiesta la partita iva;
  • diversi, non compresi fra quelli dichiarabili con il modello 730;
  • redditi provenienti da trust, in qualità di beneficiario.

Gli illeciti fiscali

Tra i tanti illeciti fiscali che si possono commettere, in questa sede ce ne interessano in particolare due:

  • l’omessa o inesatta indicazione dei redditi nella dichiarazione dei redditi
  • l’omessa presentazione della dichiarazione dei redditi.

Nel primo caso, il contribuente presenta la dichiarazione dei redditi ma non vi indica alcuni dei compensi percepiti o li indica in misura ridotta. Si pensi al caso di chi affitta la casa in nero, di chi vende un oggetto senza emettere un documento fiscale, di chi esegue una prestazione professionale rilasciando una fattura per un importo più basso, ecc.

Nel secondo caso, il contribuente non fa proprio la dichiarazione dei redditi.

I termini di prescrizione dell’accertamento fiscale

La prescrizione dell’accertamento fiscale dipende da quale dei due precedenti illeciti è stato emesso. Vediamo qui di seguito le singole ipotesi.

Irregolare dichiarazione dei redditi

Se il contribuente presenta la dichiarazione dei redditi ma non vi indica alcuni dei compensi ricevuti o li riporta in misura inferiore a quella effettiva, i termini di prescrizione per i controlli fiscali sono i seguenti:

  • per i periodi di imposta precedenti al 2016, l’accertamento fiscale deve essere notificato entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione dei redditi;
  • per i periodi di imposta successivi al 2016, l’accertamento fiscale deve essere notificato entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione.

Omessa dichiarazione dei redditi

Se il contribuente non presenta affatto la dichiarazione dei redditi, i termini di prescrizione per i controlli fiscali sono i seguenti:

  • per i periodi di imposta precedenti al 2016, l’accertamento fiscale deve essere notificato entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione dei redditi;
  • per i periodi di imposta successivi al 2016, l’accertamento fiscale deve essere notificato entro il 31 dicembre del settimo anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione.

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Autore immagine: 123rf com


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