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Che valore ha un verbale dei vigili del fuoco?

20 novembre 2017


Che valore ha un verbale dei vigili del fuoco?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 novembre 2017



Il verbale dei vigili del fuoco è atto pubblico solo per i fatti che il pubblico ufficiale dichiara essere avvenuti in sua presenza.

I vigili del fuoco hanno competenze molto ampie. Non solo spegnere gli incendi o aprire la porta di casa a chi lascia le chiavi dentro; non certo recuperare, alla povera vecchietta, il gattino rimasto attaccato a un ramo di un albero troppo alto. In caso di allagamenti, pericoli di crollo, ordini di evacuazioni e piani per la tutela della popolazione i vigili del fuoco hanno preparazione e competenza. Ma spesso li si chiama anche per piccole beghe condominiali. Succede, ad esempio, quando non si riescono a comporre le liti tra vicini di casa per una perdita dovuta alla tubatura dell’appartamento di sopra o per l’emanazione di gas da una canna fumaria. E allora i Vigili del Fuoco vengono invocati come se avessero un superiore potere di accertamento sulle responsabilità del caso. Non è sempre così. Certo, in quanto corpo dell’amministrazione, gli ex pompieri sono tenuti a redigere un verbale con le operazioni eseguite e le constatazione conseguenti all’accertamento sui luoghi. Ma spesso si pensa che questo documento serva a dirimere ogni controversia e a fungere da prova in una eventuale causa. Non è così, e a farlo notare è stata una interessante ordinanza della Cassazione di qualche giorno fa. La Corte ha chiarito che valore ha un verbale dei vigili del fuoco. Cercheremo di capirlo.

Immaginiamo che una persona trovi, sul soffitto di casa, delle macchie di umidità provenienti probabilmente dalla tubatura del piano di sopra. Poiché però il proprietario, con cui ha antiche rivalità, non lo vuole aprire per constatare i danni e riparare la perdita, il danneggiato chiama i vigili del fuoco. All’arrivo di questi, chiede loro di verificare le conseguenze delle infiltrazioni nel proprio appartamento e di accedere a quello superiore. Fattosi rilasciare una copia del verbale, minaccia il vicino di fargli causa se non riceverà subito il risarcimento. Quest’ultimo però sostiene che il semplice verbale dei vigili non abbia alcun valore di prova poiché solo un idraulico potrebbe accertare le perdite. Chi dei due ha ragione?

Facciamo un altro esempio. Un uomo trova, sul balcone di casa, dei vistosi segni di fiamme che hanno “affumicato” il muro perimetrale. Poiché vicino vi è la canna fumaria del proprietario di un altro appartamento, chiama i vigili del fuoco affinché constatino anche loro tale circostanza e, con una copia del verbale dell’accesso, possano dargli la prova dell’altrui responsabilità.

In entrambi i casi è bene però chiedersi che valore ha il verbale dei vigili del fuoco.

I vigili del fuoco sono pubblici ufficiali, al pari dei postini, dei notai, della polizia e dei carabinieri, gli insegnanti delle scuole pubbliche. Questo significa che i documenti da loro redatti nell’esercizio delle loro funzioni sono considerati «atti pubblici». Che vuol dire? Che a differenza delle scritture private – quelle cioè i cui autori sono privati cittadini – fanno piena fede dei fatti che il pubblico ufficiale attesta avvenuti in sua presenza o da lui compiuti [2]. Quindi, se un vigile del fuoco dice che, davanti a lui, è crollata una trave a causa del peso della neve, difficilmente si potrà dimostrare il contrario. Bisognerebbe farlo con un procedimento che si chiama «querela di falso»; non basta però una semplice contestazione. Facciamo un altro esempio: se un postino dice di aver consegnato una lettera al destinatario e lo scrive nel registro delle raccomandate, per affermare che invece il portalettere non ha mai bussato a casa bisognerà impugnare l’avviso di ricevimento con la «querela di falso». Ed ancora se un agente della polizia municipale sostiene, nella multa da lui sottoscritta, che un’auto è passata col rosso, il conducente non potrà scamparla dicendo solo che non è vero o che il vigile ha visto male.

Detto ciò bisogna fare una precisazione. Il codice civile afferma che fanno «piena prova» solo le dichiarazioni che il vigile del fuoco (e tutti gli altri pubblici ufficiali) attesta essere avvenuti in sua presenza. Il risultato è che se il vigile del fuoco arriva “a giochi fatti”, ossia quando la fiamma è già divampata o quando l’allagamento si è già consumato o quando la macchia si è ormai formata, non potrà certo né attestare le cause né dichiarare con certezza quando si è verificato il fatto. Potrà tutt’al più verbalizzare le dichiarazioni dei soggetti sentiti nell’occasione, ma tali verbalizzazioni non avranno più alcun valore di «atto pubblico». In buona sostanza, tutto ciò che si è verificato quando il vigile del fuoco non era ancora presente non fa «piena fede» e ha un valore minimo.

Quindi, il vigile che accorre per vedere una macchia di umidità potrà tutt’al più certificare l’esistenza di tale macchia, cosa che comunque potrebbe fare una fotografia o le dichiarazioni testimoniali dell’amministratore. Certo, la presenza del pubblico ufficiale e del relativo verbale potrà fornire alla constatazione una «data certa», ossia l’attestazione che a quella precisa data la “scena” si presentava proprio nel modo in cui è descritta dal pubblico ufficiale: una prova ben lontana però dalle ambizioni dei condomini litigiosi.

note

[1] Cass. ord. n. 27314/17 del 17.11.2017.

[2] Art. 2700 cod. civ.

Autore immagine: Pixabay.com


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1 Commento

  1. I VVF oltre che pubblici ufficiali rivestono anche le qualifiche di agenti di pubblica sicurezza e di Ufficiali e Agenti di polizia giudiziaria seppure a competenza limitata.

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