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Lo sai che? Eredità futura: posso venderla?

Lo sai che? Pubblicato il 20 gennaio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 20 gennaio 2018

Non si può vendere un’eredità futura. Patti successori: cosa sono e perché sono invalidi.

I vostri rapporti coi fratelli sono difficili e vorreste accordarvi con vostro padre per una quota ereditaria sicura: lo potete fare? Dovete sapere che quando si parla di successione ereditaria, ci riferiamo alla destinazione del patrimonio di una persona alla sua morte. Sappiamo che questa successione può avvenire in due forme. Quella testamentaria, caratterizzata dalla presenza delle cosiddette ultime volontà del defunto e quella legittima, disciplinata dalla legge, che interviene quando non c’è alcun testamento. Ebbene solo dopo che si è aperta la successione ereditaria, i potenziali eredi, tecnicamente definiti chiamati, possono rinunciare o accettare l’eredità o le quote ad essi destinati, eventualmente poi cedendo i beni o i diritti ricevuti. La legge, invece, non ammette che questi atti di disposizione patrimoniale avvengano prima dell’apertura della successione. Ad esempio, prima che muoia un genitore, i figli non possono cedere i diritti ereditari futuri né rinunciarvi. Oppure non è possibile nominare erede qualcuno, in cambio di una controprestazione (ad esempio, il versamento di una somma di denaro). In questo caso si parla di patti successori, che sono esplicitamente vietati dalla legge [1]. Vediamo insieme cosa sono e perché è vietato vendere un’eredità futura.

Patti successori: cosa sono?

Si tratta di quegli atti con i quali una persona dispone della propria successione futura oppure con i quali cede o rinuncia a un futuro diritto ereditario (cioè non ancora maturato, in quanto il titolare del patrimonio è ancora in vita). Come precisato dalla norma richiamata in nota [1], essi sono vietati e se realizzati sono nulli. In particolare si distinguono tre tipi di patti successori:

– quelli istitutivi, con i quali, ad esempio, è nominato erede qualcuno in cambio di un corrispettivo. In questo caso è violato il principio generale secondo il quale le nostre ultime volontà debbono essere libere, eventualmente revocabili e mai oggetto di un contratto a prestazioni corrispettive. In altri termini, la legge ci consente di lasciare i nostri beni mediante un testamento, che possiamo revocare e modificare, quante volte vogliamo, sino alla nostra morte. Viceversa, non possiamo destinare il proprio patrimonio attraverso un accordo con il futuro erede, evidentemente legato ad una contro prestazione;

– quelli dispositivi, con i quali, ad esempio, cediamo un futuro diritto ereditario in cambio di qualche cosa. In altri termini, se la successione non è ancora aperta e se ancora deve morire la persona in questione (detto de cuius), non possiamo vendere a qualcuno gli eventuali diritti ereditari che otterremo da questi. Se lo facciamo, l’atto è nullo;

– quelli rinunciativi, con i quali, ad esempio, rinunciamo ad un eredità ancora non ricevuta. In altri termini, anche in questo caso, la successione ereditaria non si è ancora aperta, poiché, fortunatamente, non è ancora morto nessuno. Ebbene, se nonostante ciò, decidiamo di rinunciare ai futuri ed eventuali diritti ereditari, questo atto non ha alcun valore. Esso è vietato dalla legge e sarà nullo.

Testamento, erede istituito e controprestazione: è possibile?

Assolutamente no. Si tratterebbe di un patto successorio istitutivo non ammesso dalla legge e quindi nullo. Infatti, possiamo fare testamento e nominare erede qualcuno, ma non possiamo farlo se questa decisione è vincolata ad un accordo col futuro erede: in caso contrario la disposizione testamentaria e l’accordo sono nulli. Anche la Cassazione chiarisce, in questo senso, che …..il divieto ex art. 458 c.c. colpisce qualsiasi convenzione che abbia ad oggetto la costituzione, modificazione, trasmissione o estinzione di diritti legati ad una successione non ancora aperta, convenzione per effetto della quale il titolare di tali diritti si obblighi a disporre per testamento dei propri beni in un determinato modo. Il legislatore vuole che ogni soggetto sia libero di disporre dei propri beni fino al momento della morte, senza essere vincolato a disporne in un determinato modo quale controprestazione dovuta per effetto di un patto negoziale

note

[1] Art. 458 cod. civ.

[2] Cass. civ. sent. n. 24291/2015.


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