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Lo sai che? Cassa integrazione: a chi spetta

Lo sai che? Pubblicato il 21 novembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 21 novembre 2017

La cassa integrazione spetta al lavoratore dipendente in caso di riduzioni o sospensioni temporanee dell’attività lavorativa.

Si sente spesso parlare, nei notiziari e sui giornali, di lavoratori in cassa integrazione. Pur non sapendo di preciso di cosa si tratta, tutti hanno il sentore che sia una cosa negativa: la cassa integrazione, infatti, è sempre abbinata alla disoccupazione, alla perdita del posto di lavoro e alle crisi aziendali. Tutto ciò è vero. Con questo articolo, però, cerchiamo di capire un po’ meglio di cosa si tratta e, soprattutto, di spiegare a chi spetta la cassa integrazione.

Cassa integrazione: cos’è?

La cassa integrazione guadagni (Cig) è un sussidio economico destinato ai lavoratori dipendenti che, purtroppo, hanno subito riduzioni o sospensioni dell’attività lavorativa per situazioni aziendali dovute ad eventi temporanei e non imputabili all’imprenditore o ai lavoratori. La cassa integrazione, in altre parole, mira a tutelare il lavoratore in caso di perdita della retribuzione, sostenendo al contempo le imprese in situazioni di difficoltà. La cassa integrazione, infatti, consente di conservare il personale in azienda garantendo il mantenimento del posto di lavoro, la parziale copertura della retribuzione e, allo stesso tempo, la prosecuzione dell’attività lavorativa.

Cassa integrazione: quanto spetta?

La cassa integrazione ordinaria corrisponde all’ottanta per cento della retribuzione globale che sarebbe spettata per le ore di lavoro non prestate. L’importo del trattamento ordinario non può però superare un limite massimo mensile stabilito di anno in anno. I periodi di cassa integrazione sono utili per il diritto e per la misura della pensione.

Cassa integrazione: per quanto tempo spetta?

Il sostegno della cassa integrazione non è a tempo indeterminato: la sua durata massima è di ventiquattro mesi in un quinquennio mobile. Per le imprese industriali e artigiane dell’edilizia e affini, per ciascuna unità produttiva il trattamento ordinario e quello straordinario di integrazione salariale non possono superare la durata massima complessiva di trenta mesi in un quinquennio mobile.

Cassa integrazione: a chi spetta?

La cassa integrazione spetta a operai, apprendisti assunti con l’apprendistato professionalizzante, impiegati, quadri, lavoratori titolari di un contratto di inserimento, lavoratori titolari di un contratto di solidarietà, soci delle società di cooperative di produzione e lavoro. Non possono invece beneficiarne i dirigenti e i lavoratori a domicilio.

Non ha diritto alla prestazione il lavoratore in cassa integrazione che svolge contemporaneamente attività retribuita, senza averlo prima comunicato alla propria sede Inps di competenza. In caso di comunicazione preventiva, la prestazione viene sospesa per la durata dell’attività lavorativa, altrimenti decade del tutto. Possono richiedere l’intervento della cassa integrazione le aziende operanti nel territorio italiano o aziende italiane esercitanti la propria attività in uno dei Paesi Ue con almeno cinque dipendenti. Il suo campo di applicazione, però, è limitato al settore industriale.

Secondo la legge, I lavoratori sopra indicati, per poter beneficiare della cassa integrazione, devono possedere, presso l’unità produttiva per la quale è richiesto il trattamento, un’anzianità di effettivo lavoro di almeno novanta giorni alla data di presentazione della relativa domanda di concessione. Tale condizione non è necessaria per le domande inerenti a trattamenti ordinari di integrazione salariale per eventi oggettivamente non evitabili.

Cassa integrazione straordinaria: cos’è?

Quella appena analizzata è la cosiddetta cassa integrazione ordinaria. Ne esiste una straordinaria dedicata alle situazioni di eccedenza occupazionale che potrebbero portare a licenziamenti di massa e che è stata recentemente oggetto di modifica da parte del Jobs Act [1]. Si tratta di una prestazione economica erogata dall’Inps per integrare o sostituire la retribuzione dei lavoratori al fine di fronteggiare le crisi dell’azienda o per consentire alla stessa di affrontare processi di ristrutturazione, riorganizzazione o riconversione.

La cassa integrazione straordinaria può essere richiesta in base al numero di dipendenti che l’azienda ha e per ogni tipologia di esse la normativa prevede un numero minimo. Una circolare del Ministero del Lavoro [2] ha specificato che per il computo dei lavoratori occupati si deve tenere in considerazione il semestre precedente alla presentazione della domanda e che in esso sono compresi apprendisti, dirigenti, lavoratori part-time e lavoratori a domicilio.

Cassa integrazione straordinaria: a chi spetta?

La cassa integrazione straordinaria spetta a tutti i lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato che vantino un’anzianità di servizio all’interno dell’azienda di almeno novanta giorni alla data di presentazione della richiesta. Spetta a tutti gli operai, impiegati, quadri, soci e non soci di cooperative di produzione e lavoro, lavoratori poligrafici e giornalisti, dipendenti di aziende.

I motivi che possono comportare la richiesta del trattamento salariale straordinario sono:

  • riorganizzazione aziendale (ricomprende riorganizzazione, ristrutturazione e riconversione aziendale);
  • crisi aziendale (particolari difficoltà non risolvibili in tempi brevi e di conseguenza non rientranti nella cassa integrazione ordinaria);
  • contratto di solidarietà.

La durata dell’erogazione della prestazione ha una durata massima di ventiquattro mesi in un quinquennio mobile, prorogabile eccezionalmente fino a trentasei mesi, e, come la cassa integrazione ordinaria, corrisponde all’ottanta per cento della retribuzione globale che sarebbe spettata per le ore di lavoro non prestate.

note

[1] D. Lgs. n. 148/2015.

[2] Circolare n. 24/2015.

Autore immagine: Pixabay.com


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