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Lo sai che? Multa: come annullare con l’autotutela il verbale

Lo sai che? Pubblicato il 22 novembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 22 novembre 2017

Violazioni del codice della strada: oltre al ricorso al Prefetto e al giudice di pace non bisogna dimenticare la richiesta allo stesso organo accertatore.

Hai ricevuto una multa palesemente illegittima. Ti viene contestata una violazione del codice della strada commessa in una città in cui non sei mai stato, per una infrazione che non hai mai commesso, in un orario in cui eri al lavoro (prova ne è il badge che hai timbrato). Ti sembra però assurdo dover fare ricorso al giudice di pace e, per questo, spendere soldi e tempo quando l’errore è stato commesso dalla polizia municipale. Anche la richiesta di annullamento al Prefetto ha i suoi rischi visto che sai bene che se il ricorso verrà rigettato, sarai condannato a pagare il doppio del verbale. Come far cancellare allora la multa dinanzi a prove inoppugnabili della tua non colpevolezza? Spesso si dimentica che, oltre al ricorso al giudice di pace e al prefetto, c’è un terzo metodo per chiedere l’annullamento della contravvenzione. Si tratta del ricorso in autotutela, ossia di una richiesta indirizzata direttamente all’organo accertatore, completamente gratuita e che non implica alcun rischio in caso di rigetto. Questa possibilità, però, è limitata ad alcune ipotesi. Ma procediamo con ordine e vediamo, in presenza di una multa, come annullare con l’autotutela il verbale.

Cos’è l’autotutela?

La cosiddetta autotutela è un potere riconosciuto dalla legge a ogni pubblica amministrazione in forza del quale questa può annullare, d’ufficio, i propri atti già emessi quando si accorge della presenza di un vizio che ne pregiudica la validità. La P.A., in questo modo, si tutela da una eventuale causa intentatagli dal cittadino, che la vedrebbe certamente sconfitta e costretta a pagare le spese processuali. Un ente pubblico può quindi fare «marcia indietro» e revocare un proprio atto per quanto già emesso ed efficace. Si pensi a una richiesta di pagamento di tasse che, invece, risultano non dovute a seguito di un controllo più accurato o a un permesso di costruire, inizialmente concesso e poi revocato per assenza dei presupposti.

È possibile l’autotutela per le multe stradali?

Lo stesso discorso può valere anche per le multe stradali. Se la multa è palesemente illegittima o errata, l’automobilista può, prima di fare ricorso al giudice o al Prefetto, tentare la carta dell’autotutela e chiedere all’ente che l’ha emanata di annullarla. La richiesta può essere fatta in carta semplice, con istanza presentata all’ufficio o inviata con raccomandata a/r o con posta elettronica certificata (Pec). In essa bisognerà indicare, oltre ai dati del richiedente e della multa contestata, i motivi per cui si ritiene che questa sia illegittima.

L’organo accertatore può annullare la contravvenzione in autotutela solo in presenza dei seguenti vizi:

  • errore di persona: per un errore materiale si identifica come proprietario dell’auto un soggetto piuttosto che un altro;
  • notifica della multa al vecchio proprietario dell’auto benché la violazione sia stata commessa dopo il passaggio di proprietà e la trascrizione dell’atto di vendita;
  • errata rilevazione della targa dell’automobile.

Il ricorso in autotutela non è quindi possibile per tutti gli altri tipi di contestazione. Ad esempio non si può chiedere l’archiviazione di un verbale per eccesso di velocità rilevato tramite autovelox se sulla strada non era presente il cartello di avviso preventivo; né è possibile chiedere l’annullamento di un divieto di sosta elevato in una zona dove il parchimetro era rotto o il cartello poco visibile. In altre parole, il ricorso in autotutela può essere eseguito solo nei tre casi appena elencati ossia notifica eseguita a soggetto estraneo alla violazione per errore di trascrizione del numero di targa ovvero delle risultanze dei pubblici registri o per altra causa. A chiarirlo è il regolamento di attuazione del codice della strada [1].

Ma perché, in tutti gli altri casi, la polizia non può annullare la multa in autotutela? Secondo una circolare del Ministero degli interni del 1995 [1], la polizia è sì artefice del verbale – tant’è che la contravvenzione è un atto esclusivo dell’agente che lo ha redato – ma una volta che quest’atto è perfezionato, esce dalla disponibilità tanto dell’agente quanto dell’ufficio cui questo appartiene. Per cui «in nessun caso il Comando o l’ufficio procedente può disporre l’archiviazione dei verbali elevati dal dipendente personale nel caso in cui emerga la insussistenza della ipotesi di illecito amministrativo prefigurata o vengano constatati vizi del procedimento», salvo nelle ipotesi appena viste, per come indicate dal regolamento di esecuzione del Codice della strada.

In tutti i casi in cui l’annullamento in autotutela non è possibile, l’organo accertatore può intervenire ad archiviare la contravvenzione solo a condizione che la multa non sia stata ancora redatta e spedita all’automobilista (si pensi al divieto di sosta, quando è stato lasciato solo, sul tergicristalli del conducente, il preavviso di accertamento; oppure a una foto scattata dall’autovelox quando ancora l’agente non ha compilato la contravvenzione). Invece nel caso di verbale completo, e quindi ormai fuoriuscito dalla sfera dell’agente accertatore, la polizia non può archiviare la multa in autotutela se non, appunto, in caso di notifica a soggetto estraneo alla violazione (per errore di trascrizione del numero di targa o di lettura delle risultanze dei pubblici registri o per altra causa).

note

[1] Art. 386 co. 3 Regolamento attuazione codice della strada: « Nel caso di notifica eseguita a soggetto estraneo alla violazione per errore di trascrizione del numero di targa ovvero di lettura delle risultanze dei pubblici registri o per altra causa, l’ufficio o comando procedente, ad istanza dell’interessato o di propria iniziativa, eseguiti gli opportuni accertamenti, trasmette gli atti al prefetto per l’archiviazione, ovvero se possibile procede alla eventuale notifica nei confronti dell’effettivo responsabile entro i termini previsti».

[2] Ministero dell’interno – Direzione generale per l’amministrazione generale e per gli affari del personale n. 66 – prot. n. M/2413 del 17.7.1995.

Autore immagine: 123rf com

MINISTERO DELL’INTERNO DIREZIONE GENERALE PER L’AMMINISTRAZIONE GENERALE E PER GLI AFFARI DEL PERSONALE Ufficio Studi per l’Amministrazione Generale e per gli Affari Legislativi

Prot. n. M/2413

CIRCOLARE N. 66

OGGETTO: Codice della strada. Applicazione dell’Istituto dell’autotutela per i verbali di contravvenzione.

Alcune Prefetture hanno chiesto di conoscere l’avviso di questa Direzione Generale in ordine alla possibilità che l’Ufficio o l’organo accertatore di una violazione delle norme di comportamento previste dal codice della strada disponga, in sede di autotutela, la modifica o l’annullamento dei verbali già notificati.

Sulla questione si fornisce il parere di questa Direzione Generale, sul quale con- corda il Servizio Polizia Stradale del Dipartimento della Pubblica Sicurezza.

Occorre, al riguardo, muovere dalla considerazione che il sistema procedi- mentale introdotto dalla c.d. depenalizzazione ha mutuato taluni criteri fondamentali del diritto processuale penale, tra i quali, per ciò che qui particolarmente interessa, il principio della distinzione di ruolo e di funzione dell’organo rilevatore della violazione dall’autorità giudicante. Esigenze di valenza garantistica impongono, infatti, che l’ac- certamento di chi è preposto alla vigilanza sul rispetto delle norme passi al vaglio di una autorità diversa, in posizione di terzietà, legittimata a sottoporre a riscontri e veri- fiche i contenuti della verbalizzazione e a garantire il rispetto delle procedure, specie di quelle a tutela del cittadino.

Al parallelismo “organi di polizia giudiziaria-giudice” è stato correlato il paral- lelismo “organi di accertamento-prefetto”. Il regime di questo parallelismo si è attenua- to con la legge n. 122/89 e con il nuovo codice della strada, in forza delle cui disposi- zioni il vaglio del Prefetto ha perso di sistematicità, restando subordinato alla eventua- lità del ricorso. E però ciò non ha mutato la ragione ispiratrice del sistema che continua a risiedere nella identificazione di due ruoli funzionali differenziati.

Ora in un siffatto sistema l’archiviazione del verbale – cioè la valutazione della insussistenza degli elementi di fatto e di diritto che integrano l’illecito, nonché del mancato rispetto di quelle regole procedimentali poste a garanzia del contravventore, che sono in grado di paralizzare il procedimento sanzionatorio – non potrebbe fare capo al- l’organo che procede all’accertamento, perché in tal modo egli diverrebbe in qualche modo arbitro della legittimità del proprio operato.

Ciò detto in termini generali, occorre esaminare il dato normativo.

L’articolo 203 del codice della strada, nel conferire al trasgressore la facoltà del ricorso, indica nel solo Prefetto il destinatario dello stesso, quale che sia il motivo della impugnativa. Parallelamente, il succennato art. 204 affida al Prefetto, e non ad altri, la potestà di archiviazione del verbale.

Già questi elementi testuali sono risolutivi del problema.

Il verbale di accertamento, infatti, è atto esclusivo dell’agente che lo ha redatto, riferibile alla sua responsabilità di soggetto che ha proceduto al riscontro di compor- tamenti e che in questa attività valutativa opera in posizione di autonomia persino ri- spetto alla struttura organizzativa di appartenenza, restando sottoposto soltanto ai po- teri di verifica dell’autorità a ciò espressamente legittimata dalla legge, che agisce in una ottica neutra e imparziale. Per ciò, può dirsi che il verbale di accertamento, una volta perfezionato nei suoi elementi formali e procedimentali, esce dalla disponibilità tanto dell’agente che lo ha redatto, che dell’ufficio al quale egli appartiene, per rientrare in quella di un altro organo.

Le considerazioni che precedono trovano avallo anche nelle norme del regola- mento di esecuzione del C.d.S. (D.P.R. n. 495/92).

Il comma 3 dell’art. 386, infatti, dispone – per il caso della notifica eseguita a soggetto estraneo alla violazione per errore di trascrizione del numero di targa ovvero di lettura delle risultanze dei pubblici registri o per altre cause – che l’ufficio o comando precedente trasmetta gli atti al Prefetto per l’archiviazione, salvo che non sia ancora possibile la notifica all’effettivo proprietario. Analogamente il comma 1 dello stesso ar- ticolo legittima l’ufficio o comando accertatore a procedere ad una nuova notifica quando risulti che la persona inizialmente individuata come proprietaria del veicolo o titolare di uno dei diritti indicati nell’art. 196 non sia effettivamente tale.

Dal richiamato quadro normativo sembra potersi dedurre che in nessun caso il comando o l’ufficio procedente può disporre l’archiviazione dei verbali elevati dal dipendente personale nel caso in cui emerga la insussistenza della ipotesi di illecito amministrativo prefigurata o vengano constatati vizi del procedimento.

Soltanto nelle ipotesi di cui all’art. 386 richiamato, il Comando o ufficio pro- cedente è legittimato a rinnovare la notifica del verbale relativo ad un illecito amministrativo, indirizzandola, sulla base di chiarificazione sopravvenuta, nei riguardi di una persona diversa da quella inizialmente identificata (in effetti, al verbale si dà corso, e quindi, non si dà luogo ad archiviazione).

I richiamati principi consentono di definire il regime al quale soggiacciano i verbali contenenti una errata valutazione del fatto contestato o vizi di forma o di procedura. Occorre distinguere l’ipotesi in cui il profilo di erroneità o di irregolarità non abbia ancora formato oggetto di ricorso al Prefetto, dal caso in cui il ricorso sia stato invece già presentato.

Nel primo caso, si è dell’avviso che l’Ufficio o il Comando procedente possano in sede di autotutela procedere ad una nuova notifica del verbale depurando la confi- gurazione del fatto degli elementi di erroneità o sanando i vizi di forma o di procedura, sempre che tuttavia non sia ancora trascorso il termine previsto dall’art. 201 del C.d.S..

In caso contrario l’Ufficio o il Comando procedente dovrà chiedere al Prefetto l’archiviazione.

Qualora, viceversa, l’interessato abbia già presentato ricorso al Prefetto – o, se- condo la nota sentenza della Corte Costituzionale, all’A.G. – non sembra che il verbale possa essere riconsiderato (e rinotificato) dall’organo procedente, stante che, con la pre- sentazione del gravame, la questione della sussistenza della violazione e della applica- bilità della sanzione non può che essere affrontata e risolta dall’autorità investita del ricorso.

Considerata la rilevanza della questione esaminata, le SS.LL. vorranno valu- tare l’opportunità di portare il surriferito orientamento a conoscenza di tutti gli organi, uffici o comandi che, nell’ambito delle rispettive province, espletano servizi di polizia stradale ai sensi dell’articolo 12 del C.d.S.

IL DIRETTORE GENERALE Dr. Stelo


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