HOME Articoli

Lo sai che? Si può annullare la multa per divieto di sosta già scritta?

Lo sai che? Pubblicato il 22 novembre 2017

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 22 novembre 2017

Contravvenzione emessa ma non ancora notificata: possibile l’annullamento e l’archiviazione in autotutela da parte del vigile.

Dopo una lunga passeggiata sei tornato alla tua auto e, con somma meraviglia, hai trovato una multa per divieto di sosta lasciata, sul tergicristalli, da un vigile urbano. A ben guardare ti accorgi che il cartello col divieto è poco visibile, nascosto tra la vegetazione e, peraltro, scolorito. Impossibile vederlo salvo essere della zona. Così, visto che l’agente della municipale è ancora nei paraggi, lo raggiungi e gli contesti l’operato. La multa è illegittima, gli fai notare, e deve essere strappata. Dal canto suo il poliziotto, pur comprendendo le tue ragioni, ti dice che una volta scritta, la multa non può più essere annullata, non da lui almeno, e che pertanto devi fare ricorso al giudice o al Prefetto. A te sembra un’ingiustizia dover pagare una contravvenzione emessa per sbaglio. Chi dei due ha ragione? Si può annullare la multa per divieto di sosta già scritta? La risposta è in una circolare del Ministero degli interni [1].

Secondo il Ministero, l’organo accertatore non può modificare o annullare una multa già notificata all’automobilista salvo in alcuni eccezionali casi indicati dal codice della strada [2] ossia per conclamati errori nell’individuazione del responsabile (in tali ipotesi è possibile l’archiviazione in via di autotutela). Questo significa che, una volta compilata la contravvenzione e spedita al responsabile, tanto l’agente della municipale quanto il comando cui questi appartiene non possono più archiviare il procedimento.

Quando però viene rilevata un’infrazione per divieto di sosta, la contestazione avviene in due passaggi:

  • in un primo momento, il vigile lascia sul parabrezza dell’auto in divieto un «preavviso di accertamento»: si tratta della velina che consente di pagare subito, ma non di fare ricorso;
  • in un momento successivo, il comando della polizia spedisce la contravvenzione a casa del conducente, notificandogliela o con raccomandata a.r. o con messo comunale. È questa la vera e propria multa contro cui fare ricorso e dal cui ricevimento decorrono i 5 giorni di tempo per poter pagare con lo sconto del 30%.

Detto ciò si può dire che, nel momento in cui il poliziotto redige il preavviso di accertamento, la contravvenzione non è ancora uscita dalla sua sfera, non è stata infatti notificata all’automobilista in modo ufficiale (adempimento che, come detto, avviene solo con il secondo passaggio). Risultato: il preavviso può essere “strappato” e annullato senza problemi.

Pertanto, nell’esempio da cui siamo partiti, il vigile avrebbe ben potuto archiviare la contravvenzione emessa per errore, nonostante questa sia stata già scritta, in quanto non si tratta dell’atto definitivo, ma solo di un preavviso.

note

[1] Ministero dell’interno – Direzione generale per l’amministrazione generale e per gli affari del personale n. 66 – prot. n. M/2413 del 17.7.1995.

[2] Art. 386 co. 3 Regolamento attuazione codice della strada: « Nel caso di notifica eseguita a soggetto estraneo alla violazione per errore di trascrizione del numero di targa ovvero di lettura delle risultanze dei pubblici registri o per altra causa, l’ufficio o comando procedente, ad istanza dell’interessato o di propria iniziativa, eseguiti gli opportuni accertamenti, trasmette gli atti al prefetto per l’archiviazione, ovvero se possibile procede alla eventuale notifica nei confronti dell’effettivo responsabile entro i termini previsti».

MINISTERO DELL’INTERNO DIREZIONE GENERALE PER L’AMMINISTRAZIONE GENERALE E PER GLI AFFARI DEL PERSONALE Ufficio Studi per l’Amministrazione Generale e per gli Affari Legislativi

Prot. n. M/2413

CIRCOLARE N. 66

OGGETTO: Codice della strada. Applicazione dell’Istituto dell’autotutela per i verbali di contravvenzione.

Alcune Prefetture hanno chiesto di conoscere l’avviso di questa Direzione Generale in ordine alla possibilità che l’Ufficio o l’organo accertatore di una violazione delle norme di comportamento previste dal codice della strada disponga, in sede di autotutela, la modifica o l’annullamento dei verbali già notificati.

Sulla questione si fornisce il parere di questa Direzione Generale, sul quale con- corda il Servizio Polizia Stradale del Dipartimento della Pubblica Sicurezza.

Occorre, al riguardo, muovere dalla considerazione che il sistema procedi- mentale introdotto dalla c.d. depenalizzazione ha mutuato taluni criteri fondamentali del diritto processuale penale, tra i quali, per ciò che qui particolarmente interessa, il principio della distinzione di ruolo e di funzione dell’organo rilevatore della violazione dall’autorità giudicante. Esigenze di valenza garantistica impongono, infatti, che l’ac- certamento di chi è preposto alla vigilanza sul rispetto delle norme passi al vaglio di una autorità diversa, in posizione di terzietà, legittimata a sottoporre a riscontri e veri- fiche i contenuti della verbalizzazione e a garantire il rispetto delle procedure, specie di quelle a tutela del cittadino.

Al parallelismo “organi di polizia giudiziaria-giudice” è stato correlato il paral- lelismo “organi di accertamento-prefetto”. Il regime di questo parallelismo si è attenua- to con la legge n. 122/89 e con il nuovo codice della strada, in forza delle cui disposi- zioni il vaglio del Prefetto ha perso di sistematicità, restando subordinato alla eventua- lità del ricorso. E però ciò non ha mutato la ragione ispiratrice del sistema che continua a risiedere nella identificazione di due ruoli funzionali differenziati.

Ora in un siffatto sistema l’archiviazione del verbale – cioè la valutazione della insussistenza degli elementi di fatto e di diritto che integrano l’illecito, nonché del mancato rispetto di quelle regole procedimentali poste a garanzia del contravventore, che sono in grado di paralizzare il procedimento sanzionatorio – non potrebbe fare capo al- l’organo che procede all’accertamento, perché in tal modo egli diverrebbe in qualche modo arbitro della legittimità del proprio operato.

Ciò detto in termini generali, occorre esaminare il dato normativo.

L’articolo 203 del codice della strada, nel conferire al trasgressore la facoltà del ricorso, indica nel solo Prefetto il destinatario dello stesso, quale che sia il motivo della impugnativa. Parallelamente, il succennato art. 204 affida al Prefetto, e non ad altri, la potestà di archiviazione del verbale.

Già questi elementi testuali sono risolutivi del problema.

Il verbale di accertamento, infatti, è atto esclusivo dell’agente che lo ha redatto, riferibile alla sua responsabilità di soggetto che ha proceduto al riscontro di compor- tamenti e che in questa attività valutativa opera in posizione di autonomia persino ri- spetto alla struttura organizzativa di appartenenza, restando sottoposto soltanto ai po- teri di verifica dell’autorità a ciò espressamente legittimata dalla legge, che agisce in una ottica neutra e imparziale. Per ciò, può dirsi che il verbale di accertamento, una volta perfezionato nei suoi elementi formali e procedimentali, esce dalla disponibilità tanto dell’agente che lo ha redatto, che dell’ufficio al quale egli appartiene, per rientrare in quella di un altro organo.

Le considerazioni che precedono trovano avallo anche nelle norme del regola- mento di esecuzione del C.d.S. (D.P.R. n. 495/92).

Il comma 3 dell’art. 386, infatti, dispone – per il caso della notifica eseguita a soggetto estraneo alla violazione per errore di trascrizione del numero di targa ovvero di lettura delle risultanze dei pubblici registri o per altre cause – che l’ufficio o comando precedente trasmetta gli atti al Prefetto per l’archiviazione, salvo che non sia ancora possibile la notifica all’effettivo proprietario. Analogamente il comma 1 dello stesso ar- ticolo legittima l’ufficio o comando accertatore a procedere ad una nuova notifica quando risulti che la persona inizialmente individuata come proprietaria del veicolo o titolare di uno dei diritti indicati nell’art. 196 non sia effettivamente tale.

Dal richiamato quadro normativo sembra potersi dedurre che in nessun caso il comando o l’ufficio procedente può disporre l’archiviazione dei verbali elevati dal dipendente personale nel caso in cui emerga la insussistenza della ipotesi di illecito amministrativo prefigurata o vengano constatati vizi del procedimento.

Soltanto nelle ipotesi di cui all’art. 386 richiamato, il Comando o ufficio pro- cedente è legittimato a rinnovare la notifica del verbale relativo ad un illecito amministrativo, indirizzandola, sulla base di chiarificazione sopravvenuta, nei riguardi di una persona diversa da quella inizialmente identificata (in effetti, al verbale si dà corso, e quindi, non si dà luogo ad archiviazione).

I richiamati principi consentono di definire il regime al quale soggiacciano i verbali contenenti una errata valutazione del fatto contestato o vizi di forma o di procedura. Occorre distinguere l’ipotesi in cui il profilo di erroneità o di irregolarità non abbia ancora formato oggetto di ricorso al Prefetto, dal caso in cui il ricorso sia stato invece già presentato.

Nel primo caso, si è dell’avviso che l’Ufficio o il Comando procedente possano in sede di autotutela procedere ad una nuova notifica del verbale depurando la confi- gurazione del fatto degli elementi di erroneità o sanando i vizi di forma o di procedura, sempre che tuttavia non sia ancora trascorso il termine previsto dall’art. 201 del C.d.S..

In caso contrario l’Ufficio o il Comando procedente dovrà chiedere al Prefetto l’archiviazione.

Qualora, viceversa, l’interessato abbia già presentato ricorso al Prefetto – o, se- condo la nota sentenza della Corte Costituzionale, all’A.G. – non sembra che il verbale possa essere riconsiderato (e rinotificato) dall’organo procedente, stante che, con la pre- sentazione del gravame, la questione della sussistenza della violazione e della applica- bilità della sanzione non può che essere affrontata e risolta dall’autorità investita del ricorso.

Considerata la rilevanza della questione esaminata, le SS.LL. vorranno valu- tare l’opportunità di portare il surriferito orientamento a conoscenza di tutti gli organi, uffici o comandi che, nell’ambito delle rispettive province, espletano servizi di polizia stradale ai sensi dell’articolo 12 del C.d.S.

IL DIRETTORE GENERALE Dr. Stelo


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI