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Incitare a non pagare le tasse è vietato?

22 novembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 novembre 2017



L’istigazione a non pagare le tasse è considerata dalla Legge italiana un reato, ma non c’è accordo unanime su come sanzionarlo. Vediamo perché

“Rifiutarsi di pagare le tasse è uno dei metodi più rapidi per sconfiggere un governo”, diceva l’icona mondiale della disobbedienza civile non violenta, Gandhi. Parole che nel nostro paese e nel mondo sono state fatte proprie, non solo della folta schiera di evasori fiscali, a cui degli atti di ribellione civile importa ben poco. Sono parole e azioni fatte proprie anche da chi spesso possiede motivazioni di libertà, protesta e sfida al malfunzionamento delle Istituzioni o ad una sorta di arroganza fiscale dello Stato che soffoca i cittadini sotto il peso dei tributi. Altre volte invece sono obiettivi secessionisti che vogliono spezzare l’unità statale.

Abbiamo spesso sentito leader di movimenti di secessione (Lega compresa) e indipendentisti aizzare i cittadini contro il pagamento delle tasse nazionali, con lo scopo di boicottare l’unità nazionale e lo Stato ladrone. Dobbiamo smettere di pagare le tasse a questo governo ladro! È la classica esclamazione. Ma se questa non fosse una semplice affermazione dettata da rabbia? Se fosse invece il motto di gruppi organizzati, comitati o movimenti, con l’obiettivo dichiarato di convincere noi cittadini a non pagare davvero le tasse? Sarebbe vietato?

Per la legge italiana è chiaramente vietato (quindi illecito o reato), perché equivale e erodere le basi stesse dello Stato e dell’unità, della convivenza civile e delle regole che assicurano il buon funzionamento della società e delle sue Istituzioni. Si parla infatti di istigazione alla disobbedienza fiscale e disobbedienza delle leggi. Ciò che è meno chiaro è su quale base debba essere punito un simile reato, quale sia la sua gravità e quali in concreto le sanzioni corrisposte a chi lo commette.

Vediamo allora perché incitare a non pagare le tasse è vietato e cosa rischia chi lo commette.

Tasse e imposte: cosa sono

Quando parliamo di soldi che vengono tolti dalle nostre tasche per finire direttamente in quelle dello Stato, ci riferiamo genericamente all’odioso termine tasse. E non ci curiamo molto del fatto che in termini tecnici le tasse non devono essere confuse con le imposte, perché si riferiscono a due tipologie di pagamento diverse. Poco ci importa della differenza, sono sempre fardelli che dobbiamo portare sulle nostre spalle di cittadini contribuenti. Eppure una differenza c’è: le tasse sono infatti dei prelievi che lo Stato effettua sul cittadino a fronte di un servizio specifico erogato (es. la Tari: io pago perché il mio Comune venga a raccogliere i rifiuti); le imposte invece sono prelievi che lo Stato effettua in modo coattivo sulle ricchezza dei cittadini, per finanziare servizi collettivi e generali (es. le imposte sui patrimoni o sui redditi, per finanziare l’istruzione pubblica).

Perché sono obbligatorie

È vero sono alte, sono troppe, sono indiscriminate e ci soffocano! Ma senza tasse e imposte non avremmo tutti i servizi a cui invece abbiamo accesso come cittadini. Saremmo lasciati soli a noi stessi e dovremmo pagare ogni prestazione richiesta – dalla scuola, all’assistenza sanitaria, dalla pulizia delle strade ai trasporti – tutto di tasca nostra. Risultato: i ricchi potrebbero tutto, i poveri nulla e i cittadini di classe media diventerebbero poveri. Pagare i tributi allo Stato, se da una parte ci sembra ingiusto per il loro ammontare, è un dovere per assicurarci giustizia sociale e mantenimento delle strutture sociali che ci consentono di essere cittadini. Disobbedire alle leggi di natura fiscale vuole dire commettere un illecito o un reato di evasione fiscale.

Evasione fiscale: è sempre reato?

Chiunque di noi, cittadino o impresa, abbia cercato o stia cercando di eliminare o ridurre i prelievi fiscali che lo Stato attuata sul contribuente attraverso imposte e tasse, sta violando le norme fiscali e sta commettendo illecito o un reato di evasione fiscale.

Si può evadere in diversi modi, tra cui:

  • Non emettendo scontrino fiscale, ricevuta o fattura,
  • Emettendo un documento fiscale per un importo parziale rispetto al dovuto
  • Nascondere al fisco i redditi percepiti con false dichiarazioni
  • Omettendo di presentare dichiarazione dei redditi
  • Svolgere un’attività economica al di fuori delle regole, come il lavoro in nero
  • Alterando i cedolini paga dei dipendenti
  • Non pagare le imposte
  • Emettendo false fatture

Per capire quando si configura un illecito tributario o un vero e proprio reato penale, leggere l’articolo: Evasione fiscale: quando si rischia il carcere.

Incitare a non pagare le tasse: è vietato?

Veniamo ora al sodo. State pensando anche voi, come hanno già fatto in passato i gruppi secessionisti padani, di incitare amici, parenti, cittadini stanchi e avviliti a non pagare più le tasse allo Stato strozzino? Non fatelo. Almeno è solo un consiglio. Se è comunque vero che questa è una materia delicata e dai contorni ancora non molto chiari, è pur sempre vero che un comportamento simile può mettervi nei guai, perché è vietato. A meno che la vostra non sia una motivazione tanto forte e una scelta tanto oculata dal punto di vista etico, da non temere conseguenze.

L’istigazione è già di per sé un comportamento che sfocia nell’illecito. L’istigazione a non pagare le tasse, chiamata anche istigazione all’obiezione fiscale, alla disobbedienza fiscale, alla resistenza fiscale, è quindi in Italia considerata illecita. Anche se oggi manca una norma condivisa da tutti, sulla base della quale questi comportamenti possano essere concretamente sanzionati.

La disobbedienza fiscale e l’istigazione alla disobbedienza fiscale 

Ha un’origine ben precisa in Italia. Si inizia a parlarne in modo massiccio con la disobbedienza civile messa in atto per le spese militari, che lo Stato italiano garantisce per l’esercito e le forze armate. Negli anni Ottanta ci fu una delle prime campagne di protesta, che sfociò in iniziative volte a non pagare le tasse dovute al fisco, che sarebbero servite anche per finanziare la difesa armata.

Come abbiamo detto, per la Legge è reato. Ma è un reato non sempre riconducibile a egoismo, aspirazioni secessioniste, sovversione. Spesso dietro si nascondono scelte etiche e di protesta. È fondamentale, infatti, in democrazia tutelare sempre il dissenso e il diritto a manifestare. Purché le forme di obiezione e manifestazione non sfocino in violenza.

Se la disobbedienza fiscale è illecita, lo è ancora di più l’istigazione a tenere questo comportamento:

  • Promuovendo il non pagamento delle tasse e imposte (Imu, Tari, Irpef…) con volantini e forme di pubblicità
  • Organizzando riunioni, comitati e movimenti
  • Mettendo a disposizione dei cittadini consulenze di professionisti su come non pagare le tasse

In Italia tuttavia manca ancora una legge univoca e comprensiva che possa chiarire le idee e specificare cosa si può fare e cosa no: forse è proprio per la delicatezza e l’importanza dei temi etici promossi dalla disobbedienza fiscale, al pari di tutte le forme di protesta democratiche di disobbedienza civile. Non a caso il nostro articolo inizia con la frase di uno dei più celebri promotori di azioni non violente di protesta: Gandhi.

Cosa dice la Legge

Un vecchio Decreto [1] lo chiarisce in modo inequivocabile: chiunque utilizzi qualsiasi mezzo per promuovere accordi e intese con i contribuenti, per ritardare, sospendere o non effettuare il pagamento di tasse e imposte, deve essere punito con reclusione da sei mesi a cinque anni. Si parla qui addirittura di carcere.

E a rinforzare questa norma, viene in soccorso il Codice penale [2] (facendo rientrare quindi questo illecito nella gravità penale), che paragona l’istigazione a non pagare le tasse all’istigazione alla disobbedienza delle leggi dell’ordine pubblico. Pena la stessa quantità di mesi di carcere.

Si arriva quindi a paragonare la disobbedienza alle leggi di fiscali a quelle di ordine pubblico (quelle cioè che tengono in piedi le strutture statali e la sicurezza). È su questo punto che legge e giudici si dividono, non trovando reale accordo su come sanzionare questi comportamenti, che comunque sono considerati illeciti. Quindi, incitare a non pagare le tasse resta sempre vietato.

Cosa dicono i giudici

I tribunali infatti oggi, quando si trovano davanti un caso di disobbedienza fiscale, devono tenere conto di quanto ribadito dai giudici supremi della Cassazione, che più volte hanno rivisto la loro posizione: in una prima sentenza [3] hanno paragonato il rispetto delle leggi fiscali e tributarie a quelle di ordine pubblico (e quindi la loro disobbedienza poteva essere punita secondo le norme del Codice penale).

La stessa cassazione che poi si è ricreduta [4], arrivando ad escludere che l’istigazione a non pagare le tasse sia da ricondurre alla norma del codice penale che punisce l’istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico. Ecco dove forse si è inceppato il meccanismo. Che comunque porta a delle conseguenze, soprattutto nel caso l’istigazione al non pagamento delle tasse porti a un imminente pericolo presunto.

Cosa si rischia

Ciò non significa tuttavia che istigare alla disobbedienza fiscale non porti a conseguenze. I giudici, chiamati a occuparsi di diversi casi, hanno talvolta applicato il codice penale, punendo l’istigazione alla disobbedienza fiscale come istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico, sempre che dietro all’istigazione ci fosse un reale pericolo di ordine pubblico.

Altri giudici hanno preferito applicare quella vecchia legge che punisce chiunque utilizzi accordi e intese per ritardare, sospendere e non pagare imposte e tasse.

In ogni caso, se siete ancora convinti di istigare qualcuno a non pagare le tasse, e se addirittura volete mettere in piedi riunioni, comitati, pagine Facebook per promuovere il vostro obiettivo,  rischiate sia sanzioni amministrative (quindi multe) sia sanzioni penali (con arresto da sei mesi  5 anni).

note

[1] Dec. N. 1559 del 7 novembre 1947

[2] Art. 415 Cod. proc. pen.

[3] Cassazione sentenza n. 2769 del 28 aprile 1987

[4] Cassazione sentenza n. 16022 del 16 ottobre 1989

Autore immagine: Pixabay 


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