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Lo sai che? Multa autovelox: come fare ricorso se l’auto non viene fermata

Lo sai che? Pubblicato il 23 novembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 23 novembre 2017

Autovelox – Illegittima la multa fatta lungo un rettilineo se il verbale non specifica perché non è stata possibile la contestazione immediata.

Se ti è arrivata una multa per eccesso di velocità rilevata tramite autovelox, oltre ai classici motivi di opposizione (assenza della segnaletica, mancata taratura annuale dell’apparecchio, ricevimento del verbale oltre i 90 giorni dall’infrazione) ce n’è uno che spesso si sottovaluta ma che, stando ad alcune recenti sentenze della Cassazione, non è meno efficace. Ci siamo, infatti, abituati forse troppo a subire le contestazioni in “differita”, ossia tramite comunicazione a casa della raccomandata con la contravvenzione. Ma la regola esige che l’automobilista venga sempre fermato dalla pattuglia laddove possibile. Come ad esempio in un rettilineo. Quindi, il verbale della polizia che liquida con formule generiche le ragioni per cui non si è intimato subito l’alt al conducente è nullo. È questa la sintesi di una pronuncia della Suprema Corte depositata ieri [1] e che costituisce l’ennesimo appiglio contro i Comuni. Ma procediamo con ordine e vediamo, in caso di multa con l’autovelox, come fare ricorso se l’auto non viene fermata.

La legge impone che gli autovelox in città siano sempre accompagnati dalla presenza della volante che ha l’obbligo di contestare immediatamente l’infrazione al conducente. Non è possibile quindi né il rilevamento automatico da remoto dell’eccesso di velocità (ad esempio con gli autovelox nascosti in box o ai margini della strada che funzionano da soli), né inviare la multa in un successivo momento a casa del trasgressore. Sulle autostrade quest’obbligo, come noto, non c’è. Infine, sulle strade urbane a scorrimento e su quelle extraurbane principali è possibile il rilievo automatico e la contestazione differita, ma solo a condizione che vi sia un’autorizzazione del Prefetto che individui l’esatto tratto della strada dove non è necessaria la contestazione immediata.

Ma attenzione: quando dalla foto dell’infrazione emerge che essa è stata commessa su un lungo rettilineo dove non sarebbe stato difficile o pericoloso intimare l’alt, gli agenti devono chiarire perché, nonostante questo, il veicolo non è stato fermato subito. Dunque la polizia non può usare formule ciclostilate e generiche solo per accelerare le operazioni.

Cerchiamo di tradurre in termini pratici quello che abbiamo appena detto. La prima cosa che devi fare è leggere attentamente la multa. Verifica se sul verbale viene riportata una formula di questo tipo «Non è stato possibile eseguire la contestazione immediata perché è stato usato un apparecchio che consente la determinazione dell’illecito in tempo successivo al passaggio dell’autoveicolo». In tal caso cerca di ricordare se il tratto di strada era un rettilineo. Se così fosse (e non eri in autostrada), allora ci sono buone possibilità per contestare la multa. Difatti, secondo la Corte, «in via di principio» su un lungo rettilineo nulla impedisce l’alt.

In effetti, si può anche leggere su un display remoto i valori rilevati dall’autovelox, far appostare un’altra pattuglia poco dopo o usare un telelaser, che effettua la misurazione centinaia di metri prima del luogo in cui si trovano gli agenti. Se tutto ciò non fosse possibile, basterebbe scriverlo sul verbale. I giudici infatti non possono sindacare sulle modalità con cui la polizia organizza i propri servizi. Però quest’ultima ha un obbligo di chiarezza e trasparenza col cittadino e non può liquidarlo con formule generiche, pregiudicando il suo diritto di difesa.

Non è la prima volta che la Cassazione si abbatte sulle multe elevate dagli autovelox sulle strade prive di curve. Solo qualche giorno fa la Suprema Corte aveva giudicato un caso molto simile, quello del classico rettilineo situato fuori dal centro cittadino, classificabile quindi come «strada extraurbana secondaria». Leggi Multe autovelox su rettilineo: stop della Cassazione. In questo caso non basta – dicono i giudici supremi – l’ordinanza prefettizia ad autorizzare la contravvenzione senza la contestazione immediata. Perché il verbale sia valido, in esso vanno indicate le ragioni per cui non si è potuto fermare l’automobilista dandogli la possibilità di difendersi. Ragioni che non possono sinteticamente liquidarsi con il semplice fatto che l’apparecchio consente la determinazione dell’illecito soltanto in un momento successivo al passaggio del mezzo.

note

[1] Cass. sent. n. 27771/2017.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 2, ordinanza 23 giugno – 22 novembre 2017, n. 27771
Presidente Petitti – Relatore Scalisi

Fatto e diritto

Preso atto che:
il Consigliere relatore dott. A. Scalisi ha proposto che la controversia fosse trattata in Camera di Consiglio non partecipata della Sesta Sezione Civile di questa Corte, ritenendo il ricorso infondato posto che va confermata l’affermazione del Tribunale di Chieti secondo cui il verbale di che trattasi era illegittimo perché non conteneva “(…) alcun riferimento alle circostanze impeditive della contestazione immediata e nel corso del primo giudizio nessuna attività istruttoria era stata neanche richiesta in tal senso, per contro risultando in atti fotografie che rendevano palese come il tratto fosse un lungo rettilineo (…)”.
La proposta del relatore è stata notificata alle parti.
Letti gli atti del procedimento di cui in epigrafe.
Il Collegio premesso che:
Il Comune di Casacanditella con ricorso del 8 maggio 2016 ha chiesto a questa Corte la cassazione della sentenza n. 631 del 2015 con la quale il Tribunale di Chieti, quale giudice di appello confermava la sentenza n. 81 del 2013 con la quale il Giudice di Pace aveva accolto l’opposizione al verbale di contestazione di contravvenzione per violazione di cui all’art. 142 CdS proposta da F.M. ponendo a base della decisione il difetto di taratura dell’autovelox. Secondo il Tribunale di Chieti, il verbale non conteneva alcun riferimento alle circostanze impeditive della contestazione immediata e nel corso del primo giudizio nessuna istruttoria è stata neanche chiesta; per contro risultavano in atti fotografie che rendevano palese come il tratto fosse un lungo rettilineo. A sua volta, non vi era stata apposta una segnaletica idonea al preavviso di rilevazione della velocità posto che le foto versate in atti riproducevano un cartello fisso presente lungo la strada senza che fosse possibile avere contezza della distanza intercorrente tra il detto segnale e il punto di rilevamento.
La cassazione di questa sentenza è stata chiesta per quattro motivi: 1) per violazione e falsa applicazione di norme di diritto e in particolare dell’art. 201, primo comma bis lettera E del CdS (dlgs.n. 285 del 1992) (art. 360, primo comma, n. 3 cod. proc. civ.). 2) per violazione e falsa applicazione di norme di diritto e in particolare dell’art. 3 del DL. N. 117 del 2007, coordinato e convertito dalla legge n. 160 del 2007 e dell’art. 1 del Dm Trasporti del 15 agosto 2007 (art. 360, primo comma, n. 3 cod. proc. civ.).
3) per violazione e falsa applicazione dell’art. 2712 cod. civ. e dell’art. 116 cod. proc. civ. in relazione alle prove fotografiche e documentali (art. 360, primo comma, n. 3 e n. 5 cod. proc. civ.).
4) per omesso o insufficiente esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti (art. 360 n. 5 cod. proc. civ.). D.F.M. in questa fase non ha svolto attività giudiziale.
2. Con il primo motivo il Comune di Casacanditella sostiene che il Tribunale, nell’annullare il verbale di contestazione della contravvenzione di cui si dice per mancata contestazione immediata della violazione al CdS, non avrebbe tenuto conto: a) che ai sensi dell’art. 201 primo comma bis lettera e) Cds.
L’immediata contestazione non è necessaria quando, come nel caso in esame, la determinazione dell’illecito avviene in un tempo successivo e dunque quando il veicolo oggetto del rilievo è a distanza del posto di accertamento; b) che l’apparecchiatura utilizzata era stata sottoposta a taratura e revisione periodica. Per altro, contrariamente a quanto osservato dal Tribunale, delle ragioni della mancata contestazione immediata della contravvenzione era stata data motivazione nel verbale di contestazione; c) che il dispositivo di controllo elettronico utilizzato per l’accertamento dell’infrazione era direttamente gestito dall’organo di Polizia operante in loco.
2.1. Il motivo è infondato. Vero è che in materia di accertamento di violazioni delle norme sui limiti di velocità compiute a mezzo apparecchiature di controllo (autovelox), nell’ipotesi in cui esse consentono la rilevazione dell’illecito solo in tempo successivo, ovvero dopo che il veicolo sia già a distanza dal posto di accertamento, l’indicazione a verbale dell’utilizzazione di apparecchi di tali caratteristiche esenta dalla necessità di ulteriori precisazioni circa la contestazione immediata. Tuttavia, nel caso in esame, posto che, come ha evidenziato il Tribunale di Chieti, il tratto di percorrenza, controllato da autovelox, era un rettilineo, in via di principio, nulla impediva agli organi di Polizia stradale di posizionarsi in modo tale che, visionata con i propri strumenti la velocità delle autovetture in transito, potessero fermare l’autovettura di cui si era rilevato l’eccesso di velocita, per gli adempimenti inerenti alla contestazione. Ed essendo ciò possibile il verbale di contestazione non poteva limitarsi a rilevare che l’accertamento di che trattasi era stato effettuato mediante autovelox perché avrebbe dovuto, come evidenzia il Tribunale, specificare la ragione per la quale non era stata possibile la contestazione immediata.
A maggior chiarimento va anche osservato che la strada di percorrenza, di cui si dice, non rientra tra quelle di cui all’art. 2 comma 2 lettera A) e B) CdS richiamato dall’art. 4 comma 1 del Dl n. 121 del 2002, ma rientrati invece tra quelle indicate alla lettera C) dell’art. 2 appena richiamato. Correttamente, pertanto, il Tribunale ha precisato che il verbale di che trattasi era illegittimo perché non conteneva “(…) alcun riferimento alle circostanze impeditive della contestazione immediata e nel corso del primo giudizio nessuna attività istruttoria era stata neanche richiesta in tal senso, per contro risultando in atti fotografie che rendevano palese come il tratto fosse un lungo rettilineo (…)”.
3. Rimangono assorbiti gli altri motivi del ricorso e cioè: a) il secondo motivo con il quale il ricorrente si duole del fatto che il Tribunale abbia affermato che mancava un’idonea segnaletica al preavviso, non avendo tenuto conto che nel caso concreto esiste ed esisteva adeguata ed idonea segnaletica perfettamente visibile agli utenti della strada ed attestante la sottoposizione del territorio al controllo elettronico della velocità come da foto in atti al fascicolo di primo grado. Con l’ulteriore precisazione che non era obbligatorio indicare nel verbale di accertamento la presenza di apposito cartello di segnaletica preventiva dell’apparecchio sempre che sia stata accertata l’esistenza dello stesso.
b) il terzo motivo di ricorso, con il quale il ricorrente si duole del fatto che il Tribunale non abbia tenuto conto che il Comune di Casacanditella aveva prodotto le foto riproducenti lo stato dei luoghi e la segnaletica presente sui luoghi al momento del servizio di rilevazione della velocità, a mezzo apparecchiatura elettronica, e D.F.M. non ha disconosciuto lo stato dei luoghi da quanto risultava dalle foto. Sicché, il Tribunale avrebbe dovuto, e non lo ha fatto, ritenere provata la sottoposizione del tratto di strada sulla quale veniva accertata l’infrazione alle norme del CDS al controllo elettronico della velocità.
c) il quarto motivo, con il quale il ricorrente si duole del fatto che il Tribunale non abbia tenuto conto dell’eccezione sollevata dal Comune di Casacanditella in merito alla mancata proposizione da parte del sig. D.F.M. di una querela di falso avverso il verbale di contestazione della violazione del codice della strada per cui è causa.
In definitiva, il ricorso va rigettato. Non occorre provvedere al regolamento delle spese del presente giudizio di cassazione, posto che D.F.M. , intimato, in questa fase non ha svolto attività giudiziale. Il Collegio dà atto che, ai sensi dell’art. 13 comma 1 quater del DPR 115 del 2002, sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso, dà atto che, ai sensi dell’art. 13 comma 1 quater del DPR 115 del 2002 sussistono i presupposti per il versamento da parte dei ricorrenti dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13.

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