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Bollo auto: quanto tempo conservarlo?

23 novembre 2017


Bollo auto: quanto tempo conservarlo?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 novembre 2017



Fino a quando vanno conservati i documenti con le ricevute di pagamento dell’imposta automobilistica: dopo la prescrizione il contribuente è libero di strappare le prove.

Hai appena pagato il bollo auto e, nel riporre la ricevuta di versamento insieme alle altre conservate nell’archivio, ti sei accorto di avere ancora quelle di dieci anni fa. Ci vorrebbe una bella pulizia perché, tra bollette, documenti di casa e fatture varie, lo spazio inizia a scarseggiare. Ma prima di prendere coraggio e buttare le prove di pagamento del bollo auto vorresti avere la certezza che, un domani, il fisco o la Regione non vengano a bussare alla porta per chiederti arretrati che, invece, hai regolarmente corrisposto. Come puoi stare sicuro e tutelarti? In altri termini, per quanto tempo va conservata la ricevuta di pagamento del bollo auto? La risposta è abbastanza semplice e dipende dai cosiddetti «termini di prescrizione» dell’imposta. In pratica, il contribuente è tenuto a dimostrare l’assolvimento dell’onere tributario solo fino a quando il credito dell’amministrazione non è prescritto. Dopo, egli può limitarsi ad eccepire il decorso dei termini. Ma procediamo con ordine e vediamo per quanto tempo conservare il bollo auto.

Dopo quanto tempo si prescrive il bollo auto?

Il primo dato da cui partire è il termine di prescrizione del bollo auto. Questo è sempre di 3 anni che decorrono dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui è dovuto il pagamento. Ad esempio, il bollo auto che scade nel 2017 si prescrive il 1° gennaio 2021. Quindi tutte le richieste di pagamento intervenute sino al 31 dicembre 2020 sono legittime e vanno rispettate; quelle successive invece possono essere contestate.

Questa regola vale per tutte le Regioni.

Stando a un recente chiarimento delle Sezioni Unite della Cassazione, la prescrizione è di 3 anni anche se, nel frattempo, arriva una cartella esattoriale. Difatti, se dopo la notifica della cartella l’Agente della Riscossione non compie alcun atto di sollecito o pignoramento, il credito si prescrive e non è più possibile agire nei confronti del contribuente.

Che succede dopo la prescrizione del bollo auto?

L’effetto della prescrizione di un credito è sempre quello di liberare il debitore dall’obbligo del pagamento, anche se questo non è avvenuto. Dunque, una persona che ha già pagato un debito, per evitare le azioni del creditore, deve:

  • fino a quando non si è verificata la prescrizione, dimostrare l’adempimento con la ricevuta di versamento o la quietanza del creditore;
  • dopo la scadenza dei termini di prescrizione, non è più tenuto a dimostrare il pagamento, ma può limitarsi a far notare che i termini della prescrizione sono decorsi. Il che non richiede prove, ma un semplice calcolo matematico.

Come si interrompe la prescrizione del bollo auto?

La regola che abbiamo appena illustrato trova una sola eccezione. Prima che si compia la prescrizione, il creditore può sollecitare il debitore al pagamento. Se lo fa con raccomandata a.r., la diffida ha l’effetto di interrompere il termine di prescrizione e di farlo decorrere nuovamente da capo (a partire dal giorno successivo a quello di ricevimento della lettera). Quindi, in teoria, la prescrizione potrebbe anche non verificarsi mai se il creditore sta attento a interrompere sistematicamente il decorso dei termini.

Per quanto tempo vanno conservate le ricevute di pagamento del bollo auto?

Veniamo ora al problema di partenza. Per evitare che il fisco possa chiedere nuovamente le annualità del bollo auto già versate bisogna, di regola, conservare le ricevute di pagamento. Dopo però che si verifica la prescrizione, il contribuente può buttare le suddette ricevute e, qualora la Regione o (nelle Regioni a Statuto Speciale) l’Agenzia delle Entrate dovesse chiedergli la prova del pagamento, egli potrebbe limitarsi a dire che non è tenuto a dimostrare l’adempimento essendo il bollo ormai caduto in prescrizione.

Chiaramente ogni annualità del bollo auto ha il suo termine di prescrizione, che è sempre di tre anni. Quindi, il bollo del 2014 si prescrive nel 2018, il bollo del 2015 si prescrive nel 2019, quello del 2016 si prescrive nel 2020, quello del 2017 si prescrive nel 2021, e così via.

Che fare prima di buttare le ricevute di pagamento del bollo auto?

Prima di buttare le ricevute di pagamento del bollo auto bisogna quindi accertarsi di due cose importanti:

  • che i termini di prescrizione di quella singola annualità siano decorsi;
  • che non siano mai arrivate lettere di diffida di pagamento che hanno, come detto, l’effetto di interrompere la prescrizione. In tal caso i tre anni vanno calcolati dal giorno successivo al ricevimento della raccomandata.

Che fare se arriva una richiesta di pagamento per bollo auto prescritto?

Se dovesse arrivare una richiesta di pagamento per un arretrato del bollo auto già prescritto è possibile:

  • chiedere uno sgravio in autotutela: si può cioè presentare un ricorso in carta semplice all’ente titolare del tributo (la Regione o, per le Regioni a Statuto speciale, l’Agenzia delle Entrate) con cui gli si chiede l’annullamento della richiesta di pagamento. Attenzione: il ricorso in autotutela non interrompe i termini per presentare l’impugnazione; per cui, se non si riceve una risposta, è sempre meglio rivolgersi al giudice;
  • impugnare la richiesta di pagamento con un ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale. In questo caso bisogna agire entro 60 giorni. Prima però bisogna presentare la richiesta di mediazione tributaria e solo dopo 90 giorni si può depositare l’atto dal giudice. Trattandosi però di adempimenti che implicano la conoscenza delle regole del processo, è sempre meglio valersi di professionisti specializzati nel settore.

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Autore immagine: 123rf com

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