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Lo sai che? Multa autovelox: come fare ricorso

Lo sai che? Pubblicato il 23 novembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 23 novembre 2017

Tutte le contestazioni possibili da sollevare al giudice o al prefetto contro la multa per eccesso di velocità rilevata con autovelox. 

Forse non è né il bollo auto, né l’assicurazione obbligatoria il principale problema degli automobilisti italiani. Dati alla mano, i controlli elettronici della velocità sono la trappola più temuta. I fatti parlano chiaro: le multe con autovelox costituiscono ormai un’entrata fissa per le casse di molti Comuni. Proprio quest’utilizzo smodato da parte degli enti locali, specie nelle stagioni estive, ha fatto sì che tanto la giurisprudenza quanto il ministero degli Interni adottassero, a più riprese, una serie di decisioni per regolamentarne l’impiego. Maggior controllo vuol però dire anche maggiore difficoltà a contestare le contravvenzioni. Si pensi che, solo nel Comune di Roma, nell’arco del 2014, le multe per autovelox sono state ben 81mila, con un incremento rispetto all’anno precedente del +339%. Un dato allarmante che si unisce all’amara considerazione di come spesso il ricorso al giudice di pace non convenga: tra spese di causa e partecipazione alle udienze, il costo diventa superiore a quello della sanzione economica. Ed anche quando si perdono i punti della patente forse spesso conviene di più fare i corsi alla scuola guida per recuperare quelli persi che non contestare la multa. Per chi ha comunque tempo e soldi da perdere, in questo articolo suggeriremo come fare ricorso contro la multa dell’autovelox, anche alla luce delle interessanti novità uscite questa estate con la famosa direttiva Minniti che ha ridisciplinato l’intera materia.

L’autovelox deve essere soggetto a taratura

Il primo aspetto che viene in rilievo se vuoi fare ricorso contro la multa dell’autovelox è accertarti se l’apparecchio è a norma. Per essere a norma, l’autovelox deve essere stato tarato non più di un anno prima dell’accertamento. La taratura viene eseguita da società private che, però, rilasciano un verbale il quale è liberamente visionarie da chiunque vi abbia interesse.

È quindi diritto dell’automobilista, nel momento in cui viene multato, presentare all’organo accentratore una «istanza di accesso agli atti amministrativi» per verificare se l’autovelox è stato effettivamente sottoposto a taratura. L’istanza non sospende i termini per fare ricorso al giudice (30 giorni dalla notifica della multa o dalla contestazione immediata). Il che significa che se l’amministrazione non risponde per tempo è bene procedere ugualmente con l’impugnazione al giudice di pace.

Con un decreto del 13 giugno scorso (riportato in forma integrale nell’articolo Autovelox: cos’è la taratura) è stato stabilito che le verifiche di taratura devono  essere  eseguite  su  un  campione di rilevamenti di velocità uniformemente distribuiti da 30 km/ora a 230 km/ora (oppure nel campo di misura o di utilizzo del dispositivo in verifica), utilizzando sistemi di misura di riferimento in grado di tarare con incertezza estesa (con probabilità di copertura al 95%) non superiore allo 0,5% per velocità superiori a 100 km/h, e a 0,5 km/h per velocità fino a 100 km/h. I sistemi di misura di riferimento devono garantire la riferibilità metrologica al Sistema.

Con un successivo parere lo stesso Ministero ha detto che, per effettuare la taratura periodica degli autovelox normalmente utilizzati in ambito urbano oppure in strade con limite massimo di velocità di 90 km/h non serve necessariamente l’autodromo.  Basterà testare lo strumento ad una velocità maggiorata di 70 km/h rispetto al limite. Dunque il controllo annuale potrà essere effettuato rispettivamente ad un velocità massima di 120, 140 o 160 km/h. Risultato: non tutti gli strumenti dovranno essere controllati fino alla velocità di 230 km/h. Dipenderà dal campo di utilizzo ovvero dall’ambito territoriale di impiego dell’autovelox. Per quelli impiegati normalmente in città o in strade con un limite massimo rispettivamente di 50, 70 o 90 km/h sarà sufficiente provare l’efficacia elettronica del misuratore fino a 120, 140 o 160 km/h. Ovvero incrementando di 70 km/h il limite massimo di velocità da controllare.

Certificato di collaudo dell’autovelox

A differenza della taratura, che deve essere periodica e annuale, l’autovelox deve essere collaudato prima del suo utilizzo: si tratta di un test iniziale che non va più ripetuto successivamente. Pertanto è nulla la multa se l’organo accentratore non ha conservato detto certificato o non è in grado di esibirlo in originale o in copia autentica.

La verifica della corretta funzionalità dell’autovelox

Alla taratura segue la verifica di funzionalità (integrità e buon funzionamento dell’apparecchio), che poi va eseguita anche dall’organo di polizia prima dell’uso su strada e quasi sempre si limita a un’autodiagnosi dello strumento, che se rileva problemi li segnala o si mette automaticamente fuori servizio. Il poliziotto non è tenuto a redigere un verbale prima dell’inizio delle operazioni, ma se lo fa deve riportare sulla multa di aver preliminarmente eseguito il controllo del funzionamento dell’autovelox.

La presenza della polizia accanto all’autovelox

Se l’autovelox è piazzato in città, è necessario che sia presente la polizia e che l’automobilista venga fermato immediatamente per consentirgli di difendersi. Nei centri urbani l’autovelox può essere solo del tipo “mobile” (quelli montati sui treppiedi). Questo implica non solo il divieto di controlli elettronici automatici (ossia quelli nei box o ai margini della strada che funzionano senza gli agenti), ma anche l’obbligo per il poliziotto di essere visibile e non nascosto dietro alberi, cespugli, cartelli o altre auto. Ad esempio è nulla la multa se l’auto della polizia con l’autovelox è infrattata in una pineta.

Leggi Autovelox in città: quando sono legittimi.

Multe autovelox fuori dai centri urbani

Abbiamo appena visto come fare ricorso alla multa per autovelox quando questa viene elevata in città. Fuori dai centri urbani, invece, valgono regole diverse.

L’eccezione riguarda in particolare le strade urbane di scorrimento. Su questi tratti è possibile attivare autovelox fissi, senza la presenza degli agenti – e quindi in modalità automatica – a condizione però che:

  • ci sia l’autorizzazione del prefetto;
  • la strada deve presentare almeno due carreggiate indipendenti o separate da uno spartitraffico, ciascuna con almeno due corsie di marcia (eventualmente un’ulteriore corsia riservata ai mezzi pubblici);
  • la strada deve avere semafori a tutti gli incroci;
  • la strada deve avere aree per la sosta di emergenza dei veicoli; tali aree devono necessariamente essere esterne alla carreggiata (le cosiddette banchine).

Solo sulle strade urbane di scorrimento è quindi possibile attivare il controllo elettronico della velocità dei veicoli nei centri abitati, senza la presenza degli agenti e sempre nel rispetto dei predetti requisiti. Ma se la strada è priva delle aree di sosta, non si può neanche classificare come «strada urbana di scorrimento» e, quindi, l’eventuale multa con l’autovelox è nulla.

Secondo però la Cassazione il semplice fatto che vi sia l’autorizzazione del Prefetto non autorizza sempre il poliziotto a non fermare sul posto l’automobilista. È infatti necessario che il verbale chiarisca perché la multa non è stata contestata immediatamente. In termini pratici, la polizia deve motivare al conducente le ragioni per cui non lo ha fermato subito piuttosto che mandargli la multa a casa. Questo significa che la multa deve essere sempre “motivata”.

Ad esempio sarebbe illegittimo se, su un rettilineo, il verbale riportasse la seguente dicitura: «Non è stato possibile eseguire la contestazione immediata perché è stato usato un apparecchio che consente la determinazione dell’illecito in tempo successivo al passaggio dell’autoveicolo». Difatti, secondo la Cassazione, «in via di principio» su un lungo rettilineo nulla impedisce l’alt. La polizia può infatti anche leggere su un display remoto i valori rilevati dall’autovelox, far appostare un’altra pattuglia poco dopo o usare un telelaser, che effettua la misurazione centinaia di metri prima del luogo in cui si trovano gli agenti. Se tutto ciò non fosse possibile, basterebbe scriverlo sul verbale.

Non si possono dare, all’automobilista, spiegazioni generiche e, soprattutto, prestampate: al contrario bisogna rendere chiare le ragioni per cui la multa non viene contestata immediatamente nonostante l’utilizzo del telelaser, strumento questo che, al contrario di molti autovelox, consente di rilevare immediatamente la velocità dell’auto tramite la stampa dello scontrino e che, nello stesso tempo, essendo “mobile”, può essere impiegato in un luogo ove poter fermare l’auto.

Multa autovelox nulla senza gli estremi del decreto prefettizio

Secondo la Cassazione [1] la multa per eccesso di velocità rilevata tramite autovelox sulla strada urbana ad alto scorrimento o extra-urbana secondaria è nulla se non contiene gli estremi del decreto prefettizio che ha autorizzato i poliziotti a fare la rilevazione senza contestazione immediata. «lL mancata indicazione degli estremi del decreto prefettizio nel verbale di contestazione integra un vizio di motivazione del provvedimento sanzionatorio, che pregiudica il diritto di difesa e non è rimediabile nella fase eventuale di opposizione». Insomma, come a dire che, una volta redatto il verbale, se questo è generico non può più essere sanato, neanche nel corso della causa davanti al giudice di pace.

La segnaletica preventiva dell’autovelox

Si può contestare la multa dell’autovelox se la postazione non è preceduta da un cartello che avvisa gli automobilisti del controllo elettronico della velocità. Questa segnaletica deve avere i seguenti requisiti:

  • deve essere collocato a una distanza minima «sufficientemente adeguata» tale da consentire il rallentamento senza rischi per la circolazione. Benché la Cassazione non abbia voluto specificare quale sia questa distanza, secondo la direttiva Minniti essa va così determinata: a) autostrade e strade extraurbane principali: m. 250; b) strade extraurbane secondarie e urbane di scorrimento (con velocità superiore a 50 km/h): m. 150; c) altre strade: 80;
  • la distanza massima tra il cartello e l’autovelox è invece di 4 km; superato tale limite il cartello va ripetuto;
  • deve essere ben visibile e non coperto da vegetazione o altri cartelli.

Nel caso in cui l’autovelox non viene impiegato stabilmente sul tratto di strada in questione, oltre alla segnaletica fissa di cui abbiamo appena parlato, la polizia deve predisporre anche un ulteriore segnale mobile, con il simbolo della polizia o equivalente, per segnalare la presenza del controllo elettronico della velocità. Infatti, secondo la direttiva Minniti, vanno smontati dai lati della strada tutti quei cartelli di preavviso autovelox, peraltro spesso vecchi e con caratteristiche grafiche non regolamentari, in luoghi dove in realtà non vengono effettuati controlli.

L’autovelox deve essere sempre visibile

Abbiamo detto che la multa per autovelox è nulla se l’apparecchio non è visibile. Il che significa:

  • per gli autovelox piantati in forma stabile e fissa (si pensi a quelli contenuti nei box) senza bisogno della presenza della polizia è necessaria la collocazione su di essi, o nelle immediate vicinanze, di un segnale di indicazione riportante il simbolo dell’organo di polizia o una breve iscrizione del corpo o servizio di polizia operante se non riconoscibile con uno specifico simbolo;
  • per gli autovelox con postazioni mobili (quelle cioè sul cavalletto che vengono montate e smontate all’occorrenza) è necessario che vi sia la presenza dal poliziotto in uniforme o ricorrendo, ove possibile, all’impiego di auto della polizia di servizio con colori istituzionali o con l’utilizzo di un segnale di indicazione riportante il simbolo dell’organo.

Secondo la direttiva Minniti, le postazioni con autovelox automatici, senza cioè la presenza dell’agente, devono essere rese ben visibili con la collocazione su di esse, o nelle immediate vicinanze, di un segnale di indicazione riportante il simbolo dell’organo di polizia o una breve iscrizione del corpo o servizio di polizia operante se non riconoscibile con uno specifico simbolo.

Invece, le postazioni di controllo temporanee con la presenza della polizia, devono essere rese ben visibili grazie alla presenza di personale in uniforme o ricorrendo, ove possibile, all’impiego di auto della polizia di servizio con colori istituzionali o con l’utilizzo di un segnale di indicazione riportante il simbolo dell’organo.

Percentuale di riduzione della velocità a favore del trasgressore

Alla velocità accertata dall’apparecchio di misura deve essere applicata una riduzione a favore del trasgressore pari al 5% del valore rilevato, con un minimo di 5 Km/h. Eventuali decimali risultanti da questa operazione non possono essere oggetto di ulteriore arrotondamento, né è possibile tener conto di eventuali ulteriori percentuali di riduzione collegate all’incertezza della misura dello strumento che sono già comprese nella percentuale citata.

Corretto utilizzo dell’autovelox

Le apparecchiature possono essere gestite e utilizzate solo dai corpi e dai servizi di polizia locale e mai da società private. È tutt’al più consentito alla polizia acquisire tali apparecchi in leasing da privati o in comodato da altre pubbliche amministrazioni. In entrambi i casi è sempre necessario che le stesse apparecchiature siano costantemente mantenute nella completa ed esclusiva disponibilità degli organi di polizia stradale.

Anche la convalida delle immagini prodotte dalle apparecchiature e la sottoscrizione delle multe devono essere sempre effettuate dagli organi di polizia stradale e così pure ogni altra operazione che concorra alla formazione dei predetti verbali.

Alle ditte private possono essere affidate – purché sempre sotto il controllo della polizia – attività puramente manuali e complementari quali, ad esempio, la rimozione e la sostituzione dei rullini, lo sviluppo degli stessi e la stampa dei fotogrammi, la masterizzazione dei dati o la predisposizione degli stampati per le procedure di notifica, la stampa dei verbali relativi alle violazioni accertate dalla polizia e relativo imbustamento, ecc.

A che velocità scatta l’autovelox?

Per legge l’autovelox deve considerare sempre una tolleranza del 5% rispetto al limite di velocità, approssimato per eccesso. La tolleranza non può scendere mai al di sotto comunque di 5 km/h. Pertanto:

  • se in una strada vi è un limite di velocità di 110 km/h, l’autovelox può scattare la foto solo nel momento in cui l’automobile supera 117 km/h (ossia 110 km + 5%= 115,5%, approssimato per eccesso 116 km/h);
  • se in una strada vi è un limite di velocità di 50 km/h, l’autovelox può scattare la foto solo nel momento in cui l’automobilista supera 55 km/h: in questo caso, infatti, poiché il 5% di 50 è 2,5, si applica la seconda regola (sopra richiamata) secondo cui la tolleranza non può mai scendere al di sotto di 5 km/h);
  • se in una strada vi è un limite di velocità di 90 km/h, l’autovelox scatta al superamento di 95 km/h (anche in questo caso, infatti, il 5% di 90 è inferire a 5, essendo pari infatti a 4,5);
  • se in una strada vi è un limite di velocità di 100 km/h, l’autovelox scatta da 105 km/h in su (ossia 100 + 5%);
  • se in una strada vi è un limite di velocità di 130 km/h, l’autovelox scatta a partire da 138 km/h (ossia 130 + 5%= 136,5 che, approssimato per eccesso, fa 137 km/h).

Multa autovelox: se il verbale è incompleto si può fare ricorso

Il codice della strada stabilisce uno specifico contenuto formale della multa. Essa deve contenere:

  • l’indicazione del giorno, dell’ora e della località nei quali la violazione è avvenuta;
  • l’indicazione, del giorno, dell’ora e della località nei quali è avvenuta la redazione del verbale;
  • le generalità e la residenza del trasgressore;
  • gli estremi della patente di guida;
  • il tipo di veicolo contravvenzionato;
  • gli estremi della targa;
  • una sommaria esposizione del fatto;
  • l’indicazione della norma violata;
  • eventuali dichiarazioni del trasgressore;
  • l’autorità competente a decidere di un eventuale ricorso.
  • L’eventuale imprecisione di uno degli elementi indicati e, a maggior ragione, la sua mancanza può far scattare l’annullamento della multa, ma non sempre: l’errore determina l’illegittimità del verbale solo quando causa incertezza sugli elementi costitutivi dell’illecito, impedendo all’automobilista di difendersi davanti al giudice. Ad esempio se il verbale dovesse indicare in modo errato il colore dell’auto non si tratterebbe di un vizio tale da limitare il diritto di difesa. E così per un semplice errore negli estremi della targa, salvo che non vi sia coincidenza anche con gli altri elementi dell’auto (ad esempio, tipo e modello), facendo ritenere all’automobilista che la multa era in realtà indirizzata a un’altra persona.

Se l’autovelox è montato nell’auto della polizia

Si chiama scout speed ed è un nuovo tipo di autovelox che viene montato sull’auto della polizia e funziona mentre questa è in movimento. È così in grado di rilevare la velocità delle auto che provengono da entrambe le direzioni. Sul punto alcuni giudici hanno detto che non è necessario il cartello di avviso preventivo. Con la conseguenza che il conducente ben potrebbe trovare, magari dopo una curva e sulla corsia opposta di marcia, una volante pronta a fotografarlo all’improvviso.

Sulla scia però di un precedente del Tribunale di Firenze c’è anche chi afferma il contrario e che anche lo scout speed vada segnalato. È vero infatti che la segnaletica poco si addice a uno strumento che non è mai in un posto fisso e, proprio per questo, un decreto del Ministero dei trasporti ha stabilito che l’autovelox in movimento non deve essere segnalato; ma è anche vero che un decreto non può mai derogare a una legge che, nella specie, è il codice della strada secondo cui invece gli strumenti di controllo elettronico della velocità devono essere presegnalati con un congruo anticipo mediante cartelli visibili o con dispositivi di segnalazione luminosi.

Nel sistema della gerarchia delle fonti del diritto, il decreto ministeriale è subordinato alla legge e, quindi, non può mai derogarla. È come se un appuntato decidesse in autonomia rispetto al proprio comandante o come se un dipendente potesse agire in modo difforme dalle direttive del datore di lavoro. Quindi, il decreto ministeriale che ha esonerato lo Scout Speed dall’obbligo della segnaletica preventiva, in quanto in contrasto con la legge (il codice della strada) è illegittimo e non può essere applicato.

Termini entro cui deve arrivare la multa

La multa per autovelox è nulla se arriva al conducente dopo 90 giorni da quello dell’infrazione. Non conta se la polizia ha eseguito gli accertamenti e compilato il verbale in un momento successivo. Il termine dei 90 giorni si considera rispettato con riferimento alla data di spedizione della raccomandata e non a quella di ricevimento; tuttavia è dalla data di ricevimento della multa che decorrono i termini per far ricorso al giudice di Pace (30 giorni) o al Prefetto (60 giorni).

Questo significa anche che si può fare ricorso contro l’autovelox se il verbale non indica la data di contestazione.

Come fare ricorso contro l’autovelox

I termini per fare ricorso contro la multa per autovelox sono gli stessi per qualsiasi altro tipo di multa:

  • 60 giorni dal ricevimento della contravvenzione per il ricorso al Prefetto;
  • 30 giorni dal ricevimento della contravvenzione per il ricorso al giudice di pace.

Come abbiamo detto in apertura però il ricorso al giudice può essere poco conveniente da un punto di vista economico. Leggi sul punto Multe: quando conviene fare ricorso.

Quanto costa fare ricorso per non pagare una multa da autovelox? Se il trasgressore si rivolge al Giudice di Pace, il costo è di 43 euro per una multa di 1.033 euro, mentre per le contravvenzioni fino a 1.100 euro c’è da aggiungere un bollo da 27 euro che aumenta a seconda dell’importo della multa. Insomma, più il piede è stato pesante sull’acceleratore, più si noterà il peso anche sul portafoglio. Se il ricorso, però, viene accettato i soldi tornano indietro.

Se si ricorre al Prefetto, invece, non c’è da pagare nulla. A meno che il ricorso venga respinto: in quel caso, la multa raddoppia.

note

[1] Cass. sent. n. 26441/16 del 20.12.2016.

Autore immagine: 123rf com


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