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Lo sai che? Lo Stato espropria gli immobili abusivi… e non risarcisce

Lo sai che? Pubblicato il 23 novembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 23 novembre 2017

Non spetta l’indennizzo del danno da espropriazione larvata per l’immobile abusivo.

Niente indennizzo al proprietario di un immobile che viene espropriato per la costruzione di un’opera pubblica se questo immobile è abusivo. Non spetta tutela a chi, per primo, viola la legge. È questa la sintesi di una ordinanza di ieri della Cassazione [1] che potrebbe far letteralmente “tremare” numerosi tetti. Secondo la Corte, qualora un immobile sia abusivo – per dimensione (perché eccede i limiti di edificazione previsti e concessi dal titolo edilizio) o per destinazione d’uso (ad esempio un uso abitativo anziché uso industriale) – è escluso il danno da espropriazione.

Al centro della vicenda un terreno su cui il proprietario aveva eretto un fabbricato senza rispettare l’originario permesso a costruire. Di lì a breve, i terreni limitrofi venivano espropriati per la realizzazione di un’opera pubblica, nella specie una ferrovia. Nel elenco degli espropri finiva però anche l’immobile abusivo. Il proprietario così agiva contro lo Stato per chiedere il cosiddetto «indennizzo da espropriazione larvata» che invece gli era stato negato. Inutile però ogni richiesta. Ecco spiegate le ragioni nelle stesse parole della Cassazione.

Il danno indennizzabile da espropriazione larvata scatta quando, nell’ambito di una espropriazione, il proprietario di un immobile contiguo e diverso da quello espropriato abbia subito una perdita o diminuzione della sua proprietà, anche in conseguenza della realizzazione di un’opera pubblica. Tuttavia, il danno da espropriazione larvata può essere richiesto solamente dal «proprietario di una costruzione che – anche a posteriori, per effetto della sanatoria intervenuta – sia considerata legittima. Pertanto l’indennizzo non spetta per le costruzioni abusive o non ancora sanate – salvo si lamenti un danno generico alla proprietà del fondo non edificato – o per quelle realizzate dopo l’approvazione del progetto di opera pubblica dalla cui realizzazione il proprietario abbia ragione di temere la compressione delle proprie facoltà dominicali».

Non spetta quindi alcun indennizzo al proprietario della costruzione che, benché espropriata dallo Stato per realizzare un’opera pubblica, è abusiva e non ha mai ricevuto alcuna sanatoria.

note

[1] Cass. ord. n. 27863/17 del 22.11.2017.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 17 ottobre – 22 novembre 2017, n. 27863
Presidente Genovese – Relatore Marulli

Ritenuto in fatto

1. Con il ricorso in atti Rete Ferroviaria Italiana s.p.a. chiede la cassazione dell’impugnata sentenza – con la quale la Corte d’Appello di Salerno ha liquidato in favore di C.L. l’indennizzo da “espropriazione larvata” patita da un proprio immobile a causa della vicina realizzazione della linea ferroviaria ad Alta Velocità – sul rilievo, tra l’altro, che essendo l’immobile abusivo per dimensioni (ampliamento del sotterraneo e realizzazione di un piano soprastante al piano seminterrato) e per destinazione (uso abitativo in luogo di uso industriale, il C. non avrebbe avuto alcun titolo al percepimento della reclamata indennità, non essendo intervenuto alcun provvedimento di sanatoria.
Resiste con controricorso l’intimato.
Memoria di entrambe le parti ex art. 380-bis cod. proc. civ..

Il collegio ha autorizzato l’adozione della motivazione semplificata.

Considerato in diritto

2. Il ricorso è manifestamente fondato.
3. Invero questa Corte ha già enunciato il principio giusta il quale, non essendo più generalmente consentito che chi versi in una condizione di illiceità tragga vantaggio da essa, il danno permanente, indennizzabile nel caso della c.d. “espropriazione larvata” – che ricorre ai sensi dell’art. 46 della legge 25 giugno 1865, n. 2359 ed ora dell’art. 44 del d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327 quando il danno derivante dalla perdita o diminuzione di un diritto in conseguenza dell’esecuzione dell’opera pubblica riguarda quei soggetti che, pur in presenza di un procedimento espropriativo, ne siano rimasti completamente estranei (in quanto proprietari di suoli contigui a quelli sui quali è stata eseguita l’opera) o abbiano subito un danno non per effetto della mera separazione (per esproprio) di una parte di suolo, ma in conseguenza dell’opera eseguita sulla parte non espropriata ed indipendentemente dall’espropriazione stessa ovvero in conseguenza della sua utilizzazione in conformità della funzione cui è destinata (Cass., Sez. I, 16/09/2009, n. 19972) – può essere invocato, vigendo la stessa regola che vale per le espropriazioni (Cass., Sez. I, 14/12/2007, n. 26260), solo dal proprietario di una costruzione che – anche a posteriori, per effetto della sanatoria intervenuta – sia considerata legittima, “sicché l’indennizzo non compete per le costruzioni abusive o non ancora sanate – salvo si lamenti un danno generico alla proprietà del fondo inedificato – o per quelle realizzate dopo l’approvazione del progetto di opera pubblica dalla cui realizzazione il proprietario abbia ragione di temere la compressione delle proprie facoltà dominicali” (Cass., Sez. I, 12/09/2014, n. 19305).
Poiché, come si è precisato in premessa, consta dalle risultanze peritali debitamente trascritte ai fini dell’autosufficienza del ricorso, che l’immobile era stato realizzato con dimensionamento diverso da quello oggetto di concessione e diversa ne era stata pure la destinazione e poiché nessuno dei suddetti abusi era stato sanato, nessun titolo giustificava il riconoscimento dell’indennità richiesta e la pronuncia impugnata va perciò conseguentemente cassata.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso, cassa l’impugnata sentenza e rinvia la causa avanti alla Corte d’Appello di Salerno che, in altra composizione, provvederà pure alla liquidazione delle spese del presente giudizio.


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