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Avvocato: senza anticipo spese può sospendere l’attività?

24 novembre 2017


Avvocato: senza anticipo spese può sospendere l’attività?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 novembre 2017



Non è dovuto adempimento all’inadempiente se l’interruzione dell’attività dell’avvocato non pregiudica in modo irreparabile i diritti del cliente.

Una scena che si ripete spesso. Una persona va dal proprio avvocato che gli sta curando alcune pratiche e gli affida un nuovo incarico. Ci sono delle spese vive da affrontare e il legale gli chiede un anticipo. Il cliente dice che passerà un altro giorno perché, in quel momento, non ha la disponibilità né il blocchetto degli assegni. Passano le settimane e questo non si fa vivo. Alle sollecitazioni telefoniche del legale, l’assistito conferma la propria disponibilità a versare la somma, ma alle promesse non seguono i fatti. L’avvocato così si trova nell’imbarazzante posizione di aver accettato l’incarico, e quindi di agire, ma nello stesso tempo di dover anticipare i soldi. Cosa che fa tutt’altro che volentieri, poiché se lo facesse con tutti i clienti il suo portafogli si svuoterebbe. Che può fare? Senza anticipo spese l’avvocato può sospendere l’attività? La risposta a questo comune quesito è stata fornita, qualche giorno fa, dalla Cassazione che, guarda caso, ha deciso proprio un caso simile al nostro esempio [1]. Vediamo cosa hanno detto i giudici e cosa rischia lo studio legale nel momento in cui non dà corso alle iniziative giudiziarie sollecitate dal cliente se non ha ottenuto quantomeno il rimborso dei costi vivi.

Secondo la Cassazione, l’avvocato può sospendere la prestazione se il cliente non gli versa l’anticipo spese. Ma ciò è possibile solo laddove la sua astensione non arrechi un danno irreparabile all’assistito come nel caso in cui scadano termini di prescrizione, preclusioni, decadenze, ecc. Non potrebbe, ad esempio, esimersi dal presentarsi in udienza, lasciando che la causa naufraghi, e la parte perda ogni possibilità di una successiva difesa. Ma potrebbe invece omettere di trascrivere una formalità nei pubblici registri come un’ipoteca.

Questo diritto nasce da una norma del codice civile [2] secondo la quale, tutte le volte in cui, in un contratto, ciascuna delle parti è obbligata a una prestazione, l’una può rifiutarsi di adempiere la sua obbligazione se l’altra non adempie la propria. Ebbene, questa norma, che può anche essere applicata agli avvocati, trova comunque il limite nei casi, in caso di sospensione dell’attività, l’assistito ne subisca un pregiudizio definitivo. Infatti la tutela del «diritto alla difesa giudiziale», che è un diritto costituzionale di rango primario, viene prima del diritto (di natura meramente patrimoniale) a ricevere il compenso o il rimborso delle spese. Come dire: sulla bilancia è più importante l’interesse del cliente a farsi difendere. Non però “gratis” o a spese del legale. Infatti, dicono i giudici, in ogni caso (quindi anche laddove la sospensione della prestazione non sarebbe concessa), l’avvocato può sempre tutelarsi rinunciando in partenza all’incarico, in tal modo non generando nel cliente – per quanto inadempiente – l’affidamento che la sua pratica verrà portata a termine, al di là dell’anticipo richiesto. In tal caso, però, sarà necessario manifestare il proprio dissenso immediatamente e porre la richiesta di anticipo come condizione per l’accettazione del mandato.

In sintesi: il professionista si può avvalere del rimedio previsto dal codice civile, ossia può interrompere l’attività che gli è stata richiesta dal cliente se quest’ultimo non anticipa le spese necessarie per l’atto o per la prestazione. La sospensione dell’attività non deve però essere attuata in modo tale da provocare all’assistito un danno irreparabile. Il professionista, precisano i giudici, è infatti, tenuto, in virtù del principio di buona fede,«a salvaguardare l’interesse o l’utilità dell’altra nei limiti in cui ciò non comporti un apprezzabile sacrificio, dovendo aversi riguardo anche a tal fine anche alla tempestività con la quale il professionista ha contestato l’inadempimento alla controparte, in modo da metterla in grado di assumere le iniziative opportune a risolvere la situazione di stallo in cui versa il rapporto ed a conservare l’utilità perseguita con l’attuazione del contratto». Resta comunque impregiudicata la possibilità di rinunciare, sin dall’inizio, al mandato.

note

[1] Cass. sent. n. 26973/17 del 15.11.2017.

[2] Art. 1460 cod. civ.


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