HOME Articoli

Lo sai che? Omessa comunicazione dei dati del conducente anche col ricorso

Lo sai che? Pubblicato il 26 novembre 2017

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 26 novembre 2017

Il ricorso al giudice contro la multa non blocca l’obbligo di comunicare gli estremi della patente e le generalità del conducente.

Questa volta l’autovelox ti ha preso! Sei andato troppo veloce su una strada statale al rientro per casa, in una sera che avevi un po’ di fretta, e ora ti ritrovi con una bella multa da pagare. La raccomandata, che ti è stata portata dal postino, ti intima di pagare una sanzione di oltre 500 euro entro 60 giorni. Così decidi di impugnarla, essendovi a tuo parere, i margini per vincere il ricorso (il cartello era poco visibile e la pattuglia nascosta). Ora però si pone un problema. Come sempre succede quando la contravvenzione non viene contestata immediatamente, il verbale contiene anche l’ordine di indicare i dati dell’effettivo conducente; questo al fine di sottrargli i punti dalla patente. Ma siccome hai intenzione di ricorrere al giudice di Pace, ritieni che tale adempimento non sia dovuto. È davvero così? Affatto. La Cassazione, con una ordinanza di venerdì scorso [1], ha detto che è legittima la seconda multa per omessa comunicazione dei dati del conducente anche col ricorso già presentato al giudice. La questione è di massima importanza ed attualità, in quanto sul punto si registra molta confusione. Confusione che, però, rischia di determinare delle gravi conseguenze, di tipo economico, sull’automobilista. Vediamo perché.

Che rischio se non comunico i dati dell’effettivo conducente?

In linea generale, il proprietario dell’auto che riceve la multa con l’invito a comunicare i dati dell’effettivo conducente deve provvedere entro 60 giorni, altrimenti rischia una seconda multa che va da 282 a 1142 euro. Non subisce, però, alcuna decurtazione dei punti dalla patente.

La comunicazione va fatta anche se il conducente è lo stesso soggetto che ha ricevuto la multa ossia il proprietario dell’auto.

Dunque, se l’effettivo conducente è stato proprio il titolare dell’auto, questi è posto davanti a una alternativa:

  • denunciare sé stesso come effettivo conducente e, in tal caso, subire la decurtazione dei punti;
  • non dichiarare nulla e, in tal caso, subire solo la seconda multa, ma non perdere alcun punto dalla patente.

La stessa sanzione anche per chi comunica i dati dell’effettivo conducente con un solo giorno di ritardo rispetto ai 60 giorni indicati dal verbale.

La nuova multa è anch’essa impugnabile. Ma i margini di riuscita del ricorso sono scarsi (stando all’attuale interpretazione dei giudici). Difatti solo chi è nell’impossibilità oggettiva di effettuare la comunicazione o di sapere chi fosse alla guida del mezzo evita la seconda multa. La Cassazione è dell’idea che il semplice fatto di «non ricordare» a chi si è prestata l’auto non è una valida giustificazione. L’automobilista deve essere sempre in grado di ricostruire, anche a distanza di molto tempo, chi fosse l’effettivo conducente del proprio mezzo.

Devo comunicare i dati del conducente se faccio ricorso?

Veniamo all’aspetto più delicato. Secondo una circolare del 29 aprile 2011 del Ministero degli Interni, chi fa ricorso contro la multa non deve anche comunicare i dati del conducente. Ma la Cassazione è di parere opposto. Per cui, se la polizia locale, disattendendo la direttiva ministeriale, decide comunque di non ottemperare alle indicazioni del dicastero, la seconda contravvenzione sarà difficilmente annullabile.

Secondo infatti i giudici supremi, il ricorso al giudice contro la multa che comporta la decurtazione di punti dalla patente non blocca l’obbligo di comunicare le generalità del conducente. Infatti la diversa interpretazione fornita dalla circolare del Ministero dell’Interno non ha valore vincolante perché si tratta di un semplice atto amministrativo e non di un atto vincolante (pertanto non innova la disciplina in materia). La circolare svolge solo una funzione di coordinamento dell’operato degli uffici pubblici destinatari della circolare stessa, offre una “interpretazione” della normativa, esprimendo un parere dell’amministrazione centrale, che è privo di valore vincolante e inidoneo a fondare l’affidamento dell’utente della strada.

Ne consegue, ha concluso la Cassazione, che l’obbligo di comunicazione sancito dalla legge è indipendente dagli esiti di una concorrente impugnativa attinente alla legittimità dell’accertamento dell’illecito presupposto, con la conseguenza che il termine per la comunicazione delle generalità del conducente decorre dal momento della richiesta dell’autorità.

La decorrenza del termine per la comunicazione dell’identità del conducente in un momento antecedente alla definizione della contestazione è infatti strumentale all’applicazione della sanzione accessoria della decurtazione dei punti patente e risulterebbe frustrata dalla dilatazione dei tempi di acquisizione dell’informazione, tenuto conto dell’obiettiva inesigibilità dell’informazione a distanza di mesi

note

[1] Cass. ord. n. 28136 del 24.11.2017.

Corte di Cassazione, sez. Vi Civile – 2, ordinanza 12 settembre – 24 novembre 2017, n. 28136
Presidente D’Ascola – Relatore Picaroni

Ragioni in fatto e in diritto della decisione

1. Il Tribunale di Tivoli, con sentenza depositata il 26 maggio 2015, ha rigettato l’appello proposto da I.F. avverso la sentenza del Giudice di pace di Castelnuovo di Porto n. 427 del 2013, e nei confronti del Comune di Morlupo, e per l’effetto ha confermato il rigetto dell’opposizione a verbale con il quale è stata contestata la violazione di cui all’art. 126-bis, comma 2, cod. strada.
L’opponente, proprietario del veicolo del quale, con precedente verbale, era stato contestato l’eccesso di velocità, non aveva comunicato i dati del conducente del veicolo nel termine di 60 giorni dall’invito rivoltogli dall’Amministrazione.
2. Per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso I.F. , sulla base di tre motivi, anche illustrati da memoria. Non ha svolto difese il Comune di Morlupo.
3. Il relatore ha formulato proposta di decisione, ai sensi dell’art. 380-bis cod. proc. civ., di manifesta infondatezza del ricorso.
4. Con il primo motivo è denunciata “violazione ed errata applicazione dell’art. 23 Cost. nell’interpretazione resa dal giudice di merito della disciplina di cui all’art. 126, comma 2, cod. strada, senza tenere conto del mancato adeguamento dell’organo di polizia comunale ai poteri di coordinamento esercitati dal Ministero dell’interno”, con circolare del 29 aprile 2011, secondo cui la presentazione del ricorso (amministrativo o giurisdizionale) avverso l’accertamento della violazione presupposta costituisce documentato motivo dell’omissione dei dati richiesti.
5. Con il secondo motivo è denunciata violazione e falsa applicazione dell’art. 12 preleggi e si contesta l’interpretazione dell’art. 126-bis cod. strada fornita dal Tribunale, che non aveva tenuto conto del dato testuale e dei principi affermati dalla sentenza della Corte costituzionale n. 27 del 2005.
6. Con il terzo motivo è denunciata violazione e falsa applicazione dell’art. 3 legge n. 689 del 1981, e si lamenta che il Tribunale non ha argomentato sulla sussistenza dell’elemento soggettivo, nella specie escluso in ragione dell’affidamento riposto dall’opponente nella circolare ministeriale richiamata, oltre che nell’orientamento giurisprudenziale difforme da quello fatto proprio dal Tribunale.
7. Le doglianze sono infondate.
7.1. Quanto al primo motivo, come correttamente evidenziato dal Tribunale, la circolare ministeriale richiamata dal sig. I. non è atto normativo e quindi non innova la disciplina in materia.
Si tratta di atto amministrativo che – ai fini di coordinamento dell’operato degli uffici pubblici destinatari della circolare stessa – offre una “interpretazione” della normativa in oggetto, esprimendo un parere dell’Amministrazione centrale, che è privo di valore vincolante (così, in materia dei tributi, Cass. Sez. U. 02/11/2007, n. 23031), e a fortiori inidoneo a fondare l’affidamento dell’utente della strada.
8. Quanto al secondo motivo si osserva che l’originario quadro normativo di riferimento è mutato successivamente alla sentenza della Corte costituzionale n. 27 del 2005 (con l’art. 2, comma 164, d.l. n. 262 del 2006, conv. con modif. dalla l. n. 286 del 2006, n. 286, e con i decreti ministeriali di aggiornamento delle sanzioni pecuniarie).
8.1. L’art. 126-bis, comma 2, nel testo vigente prevede: “L’organo da cui dipende l’agente che ha accertato la violazione che comporta la perdita di punteggio, ne dà notizia, entro trenta giorni dalla definizione della contestazione effettuata, all’anagrafe nazionale degli abilitati alla guida. La contestazione si intende definita quando sia avvenuto il pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria o siano conclusi i procedimenti dei ricorsi amministrativi e giurisdizionali ammessi ovvero siano decorsi i termini per la proposizione dei medesimi. Il predetto termine di trenta giorni decorre dalla conoscenza da parte dell’organo di polizia dell’avvenuto pagamento della sanzione, della scadenza del termine per la proposizione dei ricorsi, ovvero dalla conoscenza dell’esito dei ricorsi medesimi. La comunicazione può essere effettuata solo se la persona del conducente, quale responsabile della violazione, sia stata identificata inequivocabilmente; tale comunicazione avviene per via telematica o mediante moduli cartacei predisposti dal Dipartimento per i trasporti terrestri. La comunicazione deve essere effettuata a carico del conducente quale responsabile della violazione; nel caso di mancata identificazione di questi, il proprietario del veicolo, ovvero altro obbligato in solido ai sensi dell’art. 196, deve fornire all’organo di polizia che procede, entro sessanta giorni dalla data di notifica del verbale di contestazione, i dati personali e della patente del conducente al momento della commessa violazione. Se il proprietario del veicolo risulta una persona giuridica, il suo legale rappresentante o un suo delegato è tenuto a fornire gli stessi dati, entro lo stesso termine, all’organo di polizia che procede. Il proprietario del veicolo, ovvero altro obbligato in solido ai sensi dell’art. 196, sia esso persona fisica o giuridica, che omette, senza giustificato e documentato motivo, di fornirli è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da Euro 272,00 a Euro 1,088,00. La comunicazione al Dipartimento per i trasporti terrestri avviene per via telematica”.
8.2. Con riferimento al testo di legge riformulato nel 2006, la giurisprudenza di questa Corte regolatrice si è orientata nel senso dell’autonomia delle due condotte sanzionabili – quella relativa all’infrazione presupposta e quella attinente all’omessa o ritardata comunicazione delle generalità del conducente – sulla base del rilievo della diversità di beni tutelati dalle due previsioni sanzionatorie, la seconda delle quali – che qui interessa – è prevista a garanzia dell’interesse pubblicistico relativo alla tempestiva identificazione del responsabile, tutelabile di per sé e non in quanto collegato all’effettiva commissione di un precedente illecito (Cass. n. 22881/2010; Cass. n. 11811/2010).
Si è pervenuti così ad affermare che l’obbligo di comunicazione sancito dalla norma in esame è indipendente dagli esiti di una concorrente impugnativa attinente alla legittimità dell’accertamento dell’illecito presupposto, con la conseguenza che il termine per la comunicazione delle generalità del conducente decorre dal momento della richiesta dell’autorità (Cass. n. 17348/2007; Cass. n. 16674/2010; Cass. n. 15542 del 2015).
La decorrenza del termine per la comunicazione dell’identità del conducente in un momento antecedente alla definizione della contestazione (o all’equivalente scadenza del termine per la proposizione del ricorso amministrativo o giurisdizionale) è strumentale all’applicazione della sanzione accessoria della decurtazione dei punti patente – che deve avvenire sulla base della inequivocabile identificazione del conducente e nel rispetto della scansione temporale indicata nella norma -, che risulterebbe frustrata dalla dilatazione dei tempi di acquisizione dell’informazione, tenuto conto dell’obiettiva inesigibilità dell’informazione a distanza di mesi.
8.3. Ininfluente risulta il richiamo alla sentenza della Corte costituzionale n. 27 del 2005, che ha scrutinato l’art. 126-bis, comma 2, cod. strada nel testo antecedente alle modifiche intervenute nel 2006.
Con la richiamata pronuncia la Corte costituzionale dichiarò l’illegittimità costituzionale della norma nella parte in cui assoggettava il proprietario del veicolo alla decurtazione dei punti della patente quando avesse omesso di comunicare all’Autorità amministrativa procedente le generalità del conducente che aveva commesso l’infrazione alle regole della circolazione stradale, e rigettò la censura prospettata in riferimento all’art. 24 Cost., in quanto basata su “inesatta esegesi del dato normativo”, riferendosi, e non potrebbe essere altrimenti, al testo normativo scrutinato, nel quale la comunicazione all’anagrafe nazionale degli abilitati alla guida dell’avvenuta perdita del punteggio dalla patente doveva avvenire “entro trenta giorni dalla definizione della contestazione effettuata”.
9. Non sussiste la denunciata violazione dell’art. 3 l. 689 del 1981 in quanto, per le violazioni colpite da sanzione amministrativa, è necessaria e al tempo stesso sufficiente la coscienza e volontà della condotta attiva o omissiva, senza che occorra la concreta dimostrazione del dolo o della colpa, giacché il legislatore pone una presunzione di colpa in ordine al fatto vietato a carico di colui che lo abbia commesso, riservando poi a questi l’onere di provare di aver agito senza colpa (tra le molte, Cass. 11/06/2007, n. 13610). Da ciò discende che l’esimente della buona fede, applicabile anche all’illecito amministrativo disciplinato dalla legge n. 689 del 1981, rileva come causa di esclusione della responsabilità amministrativa – al pari di quanto avviene per la responsabilità penale, in materia di contravvenzioni – solo quando sussistano elementi positivi idonei a ingenerare nell’autore della violazione il convincimento della liceità della sua condotta e risulti che il trasgressore abbia fatto tutto quanto possibile per conformarsi al precetto di legge, onde nessun rimprovero possa essergli mosso.
Nel caso di specie, il giudice d’appello ha escluso implicitamente, ma chiaramente, la buona fede nei termini allegati dall’autore dell’illecito – del legittimo affidamento alla indicazione contenuta nella circolare ministeriale – ritenendo la circolare atto interno all’Amministrazione.
10. Il ricorso è rigettato senza pronuncia sulle spese, in mancanza di attività difensiva della parte intimata. Sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

1 Commento

  1. Egregio Collega,
    devo dissentire relativamente alla questione della comunicazione dei dati del conducente a seguito di ricorso. Ciò per il semplice motivo che sul verbale viene indicato che: “L’obbligo di comunicazione dei dati del conducente entro sessanta giorni decorre dalla data di notifica del provvedimento con cui si sono conclusi i rimedi giurisdizionali o amministrativi previsti per legge.”
    Ciò implica non solo che decorrano dal deposito dalla sentenza del GDP ma addirittura dalla data in cui l’autorità mi notifica tale sentenza.
    In caso contrario sarebbe leso il principio del legittimo affidamento.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI