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Lo sai che? Cartella esattoriale per mancato pagamento Canone Rai

Lo sai che? Pubblicato il 26 novembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 26 novembre 2017

Le conseguenze per chi non versa l’abbonamento tv: da come avvengono gli accertamenti fiscali a quando arriva la cartella di pagamento.

Quando si parla di cartelle esattoriali si pensa sempre al mancato pagamento di imposte come il bollo auto, l’Irpef, l’Iva, l’imposta sui rifiuti. Si dimentica però che anche il cosiddetto «canone Rai» è un tributo e, come tale, la riscossione coattiva avviene tramite l’Agente della Riscossione. Questo significa che, in caso di mancato pagamento del Canone Rai arriva la cartella esattoriale e, con essa, le conseguenze abbastanza note come il pignoramento e finanche il fermo auto. Per capire cosa rischia quindi chi cerca di dribblare il versamento dell’imposta collegata alla detenzione dell’apparecchio televisivo facciamo un rapido esame.

Canone Rai: quando si paga?

Paga il canone Rai chi ha una televisione in casa, anche se non ne è il proprietario (come nel caso dell’inquilino di casa ammobiliata). Si paga un solo canone per nucleo familiare con la bolletta della luce dell’abitazione principale, a prescindere da quanti immobili abbia il nucleo familiare. Quindi, se in una famiglia ci sono quattro persone e due case, il versamento del canone è unico.

Sono esclusi computer, tablet e smartphone, anche se consentono di guardare i programmi tv in streaming. In pratica, con il nuovo sistema scelto per la riscossione si suppone che chi ha in casa la corrente elettrica abbia anche la tv e quindi automaticamente deve pagare il canone Rai.

Chi, pur avendo un contratto della luce, non possiede televisori deve dichiararlo per evitare l’addebito automatico del canone in bolletta.

Su quali utenze viene addebitato il canone nella bolletta?

Sulle utenze residenziali domestiche: tecnicamente, sono quelle indicate sulla bolletta con tariffa D1, D2 e D3.

Canone Rai: quando non si paga?

Il canone non lo paga solo chi non ha la televisione a casa, chi vive con una persona che ha già pagato il canone e chi ha più di 75 anni e un reddito non superiore a 6.713 euro (sommato a quello del coniuge). In questi casi bisogna inviare all’Agenzia delle Entrate una dichiarazione sostitutiva.

In particolare, chi non ha una televisione deve inviare un’autocertificazione all’Agenzia delle entrate, nella quale si dichiara di non possedere alcun televisore. Siccome, però, potrebbe sempre venirti voglia di comprarvene uno, la dichiarazione di non possesso va ripetuta ogni anno.

Puoi inviarla online, grazie a un’apposita applicazione che trovate sul sito dell’Agenzia delle entrate (www.agenziaentrate.gov. it) o tramite un intermediario abilitato come il Caf, il commercialista o il consulente del lavoro. In alternativa, devi andare in posta e chiedere che la tua dichiarazione venga spedita con “plico raccomandato senza busta” (la raccomandata aperta), con allegata una fotocopia del tuo documento di identità, alla stessa Casella postale dell’Ufficio torinese dell’Agenzia delle entrate da contattare per richiedere il rimborso delle somme non dovute.

Sul canone Rai si paga anche l’Iva?

No, il canone Rai non è sogge o all’Iva ed è indicato distintamente dagli altri importi in bolletta. In questo modo dovrebbe essere semplice capire se vi è stato addebitato anche se avevi i requisiti per l’esenzione.

Come si accerta il mancato pagamento del Canone Rai?

I controlli sul mancato pagamento del Canone Rai li fa l’Agenzia delle Entrate trattandosi di una imposta erariale il cui titolare è lo Stato. Più in particolare, si tratta di una tassa sul possesso di un bene, la televisione, come l’Imu lo è per la casa.

I controlli fiscali sull’evasione del canone possono avvenire in due modi: o con «controlli a campione» o con specifici accertamenti quando sorgono fondati dubbi sulla veridicità delle dichiarazioni sostitutive rilasciate dai contribuenti in merito alla non debenza del canone. In tal caso, il confronto delle banche dati pubbliche, cui può accedere l’amministrazione finanziaria, rileverà l’anomalia e farà accendere la lucina rossa del fisco.

Come fa l’Agenzia delle Entrate ad accorgersi della falsa autocertificazione? Incrociando le banche dati di anagrafe tributaria, Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico, Acquirente unico spa, ministero dell’Interno, comuni e «altri soggetti, pubblici o privati» come, ad esempio, le Pay tv o grandi aziende di telecomunicazioni (questi ultimi soggetti, però, in quanto privati, possono essere tenuti a rilasciare informazioni solo di fronte a un ordine dell’autorità giudiziaria). Ad esempio, è verosimile che il contribuente che abbia stipulato un abbonamento con una Pay tv abbia anche una televisione. Questa potrebbe essere una presunzione sufficiente per far scattare, quantomeno, la richiesta di chiarimenti se non definitivamente l’avviso di accertamento.

Un altro modo per verificare che, all’interno della propria casa, il contribuente – che prima ha dichiarato di non possedere apparecchi «atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radiotelevisive» – sia invece munito di tv è l’accesso in casa della Finanza, accesso che può avvenire solo se ci sono gravi indizi di evasione e dietro autorizzazione del Procuratore della Repubblica (leggi La Guardia di Finanza può entrare in casa senza mandato?).

Per quanto tempo i controlli sul Canone Rai?

Il Canone Rai si prescrive dopo 10 anni. Per cui i controlli possono essere eseguiti solo in quest’arco di tempo. Con il risultato che, se dovesse risultare una falsa attestazione, il fisco potrebbe chiedere gli arretrati fino a massimo 10 anni. L’eventuale richiesta di pagamento inviata entro tale termine interrompe i termini di prescrizione e li fa decorrere nuovamente da capo. Anche l’invio della cartella di pagamento interrompe nuovamente la prescrizione che riparte da zero per un altro decennio.

Che succede se non pago il canone?

Se non si paga il Canone Rai l’Agenzia delle Entrate notifica un accertamento fiscale contro il quale si può fare ricorso entro 60 giorni alla Commissione Tributaria. L’attuale legge limita enormemente la possibilità di ricorso in quanto stabilisce che l’unico modo per dimostrare di non avere la televisione è inviare l’autocertificazione nei termini annuali.

Divenuto definitivo l’accertamento, il fisco incarica l’Agente della Riscossione del recupero coattivo del credito, iscrivendolo a ruolo. In pratica, viene delegato l’esattore il quale, a sua volta, notifica la cartella esattoriale per mancato pagamento del Canone Rai. Contro di questa si può far ricorso entro 60 giorni alla Commissione Tributaria. Ma i motivi dell’impugnazione sono limitati: non attengono più all’imposta in sé – la quale poteva essere contestata solo con l’iniziale accertamento delle Entrate – ma a vizi “propri” della cartella come la prescrizione del credito, la decadenza, la nullità della notifica.

Che succede se non pago la cartella esattoriale del Canone Rai?

A questo punto, divenuta definitiva la cartella esattoriale, l’Agente della riscossione passa a recuperare le somme con i tradizionali metodi come il pignoramento del conto corrente, dello stipendio, della pensione. Potrebbe anche disporre il fermo auto, essendo questa misura non necessariamente collegata a multe o al bollo.


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