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Lo sai che? Come riconoscere le fake news

Lo sai che? Pubblicato il 26 novembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 26 novembre 2017

Sempre più diffuse le notizie false sui social network o su certe testate online per avere visualizzazioni. Come sapere se quello che si legge è vero o falso.

Sarà capitato anche a voi di «cascarci» in una notizia falsa, divulgata sui social network. Il fenomeno delle fake news spopola da anni, alimentato da chi vuole un «click» o un «like» sulla propria pagina senza farsi troppi scrupoli. Il problema si pone quando queste false informazioni possono ledere la reputazione di qualcuno (spesso sono i vip le vittime delle fake news) oppure quando possono deviare volutamente l’opinione pubblica verso una certa tendenza di pensiero, a discapito degli antagonisti. Roba da denuncia.

Avrete, sicuramente, letto qualche volta di quella dichiarazione di un personaggio pubblico che in realtà non è mai stata pronunciata o un fatto che lo riguarda che non è mai accaduto. Quel politico che ha attaccato un altro, quella soubrette che rivela un passato mai esistito. Quel titolo ambiguo che nasconde soltanto «fuffa». Ma anche quel «dietro le quinte» di un evento frutto della fantasia di chi lo scrive.

Allora, come riconoscere le fake news? C’è un modo per scoprire se la notizia che si trova su Facebook, su Twitter o sugli altri social network ha un briciolo di credibilità? Con un po’ di pazienza, se la notizia in sé suscita davvero l’interesse di chi la legge, è possibile scoprire se si tratta di un’informazione vera o di una «bufala», cioè di una fake news.

Come si riconosce una fake news

Verificare le fonti

La regola numero 1 del giornalista deve essere anche quella del lettore: verificare la fonte di una notizia e confrontarla con altre. Come nelle indagini per un fatto delittuoso, un indizio è un indizio, due sono una coincidenza, tre sono una prova. Con le notizie succede lo stesso e si deve fare altrettanto per evitare di «cascarci» in una fake news. Se si legge qualcosa di particolarmente clamoroso, che rasenta l’incredibile, prima di fare un qualsiasi commento, di condividere questa informazione verso altri, di prendere il fatto per oro colato, è meglio verificare. Se anche altre fonti danno la stessa notizia e negli stessi termini, allora è possibile credere che sia vera.

Un esempio. Fu il grande attore, scrittore e regista Orson Welles a divulgare una delle più famose e storiche fake news ai tempi in cui il mondo si vedeva in bianco e nero, cioè non c’era nemmeno la tv a colori: era il 1938. Lui, in una sua trasmissione radiofonica, diede la notizia di una invasione di alieni negli Stati Uniti. In realtà si trattava di un programma ispirato al romanzo La Guerra dei Mondi, ma il realismo con cui Welles raccontò quella invasione fece credere a migliaia di americani che i marziani stavano arrivando davvero. Ai tempi non c’era la possibilità di confrontarsi facilmente con altre fonti. Ecco perché in tanti ci cascarono.

Proviamo ad immaginare se oggi una tv o una stazione radio, Facebook o Twitter lanciassero una notizia del genere. Già avrebbe dell’incredibile del suo, si guarderebbe il calendario per verificare se il giorno coincide con il 1 aprile. Se a raccontarla è un solo canale d’informazione o social, tutti darebbero del matto all’autore del pezzo o, al massimo, scapperebbe una risata. A meno che la notizia venga data da più fonti: è a questo punto che si può cominciare a credere che sia vera.

Non guasta, a questo proposito, vedere «da quale pulpito arriva la predica», cioè se si tratta di un giornalista improvvisato, di un privato che non gode di molta credibilità, di un giornale che cerca visualizzazioni ad ogni costo. È più facile che un quotidiano serio e noto (Il Corriere della Sera, La Repubblica, Il Messaggero, solo per citarne alcuni) pubblichino anche nelle loro versioni online o nelle loro pagine sui social notizie soltanto vere e non delle fake news. I professionisti seri non giocano con queste cose: ci va della loro reputazione. Di solito hanno una pagina sui social (compreso LinkedIn) a sostegno della loro esperienza e credibilità.

Un piccolo aneddoto: fino a non molto tempo fa, un collaboratore di una nota agenzia di stampa italiana era noto nelle redazioni giornalistiche per lanciare con una certa frequenza delle bufale anche abbastanza credibili. Quando la notizia arrivava da quella fonte, nessuno la dava finché non c’era stata una verifica o un confronto. Di solito, si rivelava una fake news.

Vale lo stesso discorso per i blog ed i forum: ci può scrivere chiunque, chi lo fa con la migliore intenzione e chi lo fa, invece, in modo estremamente approssimativo. Conviene sempre prendere con le pinze quello che si legge in queste pagine oppure, ripetiamo ancora una volta, cercare un confronto con altri siti simili.

Attenzione alle estensioni dei siti

Ci sono alcuni siti web che, ormai, hanno dato nell’occhio con le fake news. E, guarda caso, l’indirizzo internet della maggior parte di loro finiscono con l’estensione «.lo» oppure «.com.co». Si tratta di pagine che cercano visualizzazioni «sparando» qualsiasi tipo di notizia. Basterebbe, in questi casi (oltre, come detto, a verificare e confrontare la notizia su altre fonti), dare uno sguardo alla sezione «Chi siamo» di questi siti. Così, giusto per sapere di chi si tratta ed il loro livello di affidabilità.

E, se avanza tempo, è bene notare un altro paio di cose di questi siti. Una, la grafica: se appare poco professionale, improvvisata, messa lì in qualche modo, chi c’è dietro non dà molte garanzie. L’altra, il modo in cui si scrivono le notizie: un titolo scritto con le maiuscole e con un’infinità di punti esclamativi è segnale di sensazionalismo fine a se stesso. È assai probabile che dietro quella notizia si nasconda una fake news.

Attenzione alla data della notizia

Sembra una banalità, ma la data ha un’importanza primordiale per riconoscere una fake news. Spesso, sui social, si pubblicano dei post con delle notizie che si spacciano per nuove ma che, in realtà, risalgono all’epoca della tv a pedali. Facebook o Twitter pullulano di notizie o di foto collegate ad un fatto recente ma per nulla rilevanti da un punto di vista dell’attualità.

Le foto, dicevamo. Sui social spesso diventano notizia così come vengono pubblicate. Viene in mente quella della bambina che, in uno scenario di guerra, copriva gli occhi alla sua bambola come a voler evitare al giocattolo di guardare l’orrore che avevano davanti. Un’immagine più volte riciclata in ogni conflitto (Afghanistan, Iraq, Siria) allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica e di farle prendere posizione nei confronti di quella specifica guerra. Se la foto viene pubblicata come icona della sofferenza dei bambini in determinate situazioni, va bene. Ma se si aggiunge una didascalia del tipo «guardate questa povera bambina siriana, poi dicono perché emigrano da noi» ed in realtà si tratta di un’immagine risalente alla guerra in Afghanistan di 10 anni prima, allora si sta manipolando la realtà: si tratta, a tutti gli effetti di una fake news.

Più recentemente è successo lo stesso a Barcellona, il giorno del referendum illegale sull’indipendenza della Catalogna. Le foto con le cariche della Polizia, attribuite ai fatti del 1 ottobre 2017, erano state scattate 3 anni prima durante una carica dei Mossos d’Esquadra in occasione di uno sciopero dei Vigili del Fuoco. Per non cadere nel tranello, si può fare una verifica su Google o su altri siti come TinEye.

Diffidare dei «titoloni»

Un bravo titolista è, a volte, più importante di un bravo giornalista: soprattutto sui quotidiani online o sui social, è quello che cattura l’attenzione del lettore per fargli fare click e aprire la pagina desiderata (il che vuol dire visualizzazione, quindi missione compiuta). Se ha l’abilità di creare un «titolo-bomba», cioè elevato alla massima potenza del sensazionalismo, è facile che il lettore apra quella pagina. Per interesse o per curiosità.

La maggior parte delle fake news si nascondono dietro titoli ambigui o troppo esagerati. Il classico esempio: «Mai avreste immaginato che Tizio (un personaggio molto famoso) potesse fare questo durante la diretta di ieri sera. Cliccate qui per vedere», oppure «Caio racconta il suo vero dramma». Poi si legge l’articolo e ci si rende conto che, in verità, Tizio, noto per la sua serietà, ha riso davanti ad una barzelletta. O che il vero dramma di Caio consiste nel non sapere quale cravatta scegliere la mattina per andare al lavoro tra le 50 che ha nel guardaroba.

note

Autore immagine: Pixabay.com


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