HOME Articoli

Lo sai che? Possono obbligarmi ad andare in pensione?

Lo sai che? Pubblicato il 28 novembre 2017

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 28 novembre 2017

Chi raggiunge i requisiti per la pensione è obbligato ad uscire dal lavoro?

Hai raggiunto i requisiti per la pensione, ma non vuoi dare le dimissioni e vuoi restare al lavoro? Forse non sai che questo non è sempre possibile, ma dipende dalla tua amministrazione e dall’età ordinamentale, se sei un dipendente pubblico, oppure, se superi l’età di 70 anni e 7 mesi, dal tuo datore di lavoro, se sei dipendente del settore privato. Ma facciamo subito il punto della situazione

Pensionamento forzato per i dipendenti privati

Il datore di lavoro non può licenziarti se raggiungi i requisiti per la pensione anticipata, attualmente pari a 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini ed a 41 anni e 10 mesi per le donne, né può licenziarti se raggiungi i requisiti per la pensione di vecchiaia ordinaria (66 anni e 7 mesi, unitamente a 20 anni di contributi e un assegno superiore a 1,5 volte l’assegno sociale, se sei assoggettato al solo calcolo contributivo), a meno che tu non raggiunga 70 anni e 7 mesi di età. Il cosiddetto “licenziamento ad nutum”, difatti, cioè il licenziamento libero, senza obbligo di motivazione, da parte del datore di lavoro, è possibile, per raggiunti limiti di età, quando il lavoratore compie 70 anni e 7 mesi: è quanto previsto dalla legge Fornero [1].

Prima del compimento di 70 anni e 7 mesi l’azienda non ha la libertà di licenziare, ma valgono le regole generali, in tema di scioglimento del rapporto di lavoro, quindi il licenziamento è possibile per giusta causa, giustificato motivo soggettivo (ad esempio, licenziamento disciplinare) o oggettivo (licenziamento per motivi economici).

Pensionamento d’ufficio dipendenti pubblici

Il pensionamento forzato per i dipendenti pubblici [2], invece, arriva molto prima: una volta raggiunti i requisiti per la pensione, difatti, l’amministrazione è obbligata a cessarli dal servizio, se è raggiunta anche l’età ordinamentale, ossia l’età prevista per la cessazione dall’ordinamento a cui appartiene il lavoratore, generalmente pari a 65 anni. Nel caso in cui l’età ordinamentale non sia raggiunta, ma siano raggiunti i requisiti per la pensione, la cessazione è invece a discrezione dell’amministrazione.

Nel dettaglio, i casi di pensionamento “forzato” da parte della pubblica amministrazione sono 3:

  • due obbligatori, applicabili verso chi ha maturato i requisiti per la pensione di vecchiaia, oppure il diritto alla pensione anticipata, assieme al raggiungimento del limite d’età ordinamentale previsto dai singoli settori d’appartenenza;
  • uno facoltativo, rimesso alla discrezionalità dell’amministrazione, rivolto a chi ha raggiunto i requisiti previsti dalla riforma Monti Fornero [3] per la pensione anticipata, senza aver raggiunto il limite d’età ordinamentale.

Pensionamento d’ufficio e pensione anticipata dipendenti pubblici

Quest’ultima situazione, tuttavia, presenta delle particolarità: difatti, la circolare sull’argomento della Funzione pubblica [2] chiarisce che, anche qualora il dipendente abbia raggiunto i requisiti per la pensione anticipata (nel 2017, 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini , e 41 anni e 10 mesi per le donne), può essere collocato a riposo d’ufficio solo al raggiungimento dei 62 anni d’età (soglia di età prevista dalla riforma Pensionistica per ricevere il trattamento anticipato senza penalizzazioni).

Nonostante con la Legge di bilancio 2017 siano state definitivamente abolite le penalizzazioni percentuali sull’assegno di pensione anticipata, la disciplina della cessazione unilaterale dal servizio non è stata modificata e resta, pertanto, applicabile solo al compimento del 62° anno d’età.

Pensionamento oltre i limiti d’età dipendenti pubblici

Per quanto riguarda le ipotesi al di fuori del pensionamento anticipato, proseguire il rapporto di lavoro oltre il limite d’età ordinamentale (oppure oltre l’età prevista per il trattamento di vecchiaia) è permesso solo per garantire la maturazione dei requisiti contributivi minimi (20 anni di contributi) per l’accesso alla pensione di vecchiaia; in ogni caso, non si può superare il settantesimo anno di età (attualmente 70 anni e 7 mesi, in base agli adeguamenti alla speranza di vita).

Per quanto riguarda la determinazione dei periodi utili al raggiungimento della pensione, deve essere considerata tutta l’anzianità contributiva accreditata, non solo quella accantonata presso la gestione previdenziale ex Inpdap; nel caso di contributi versati in diverse gestioni, il dipendente, per valorizzarli tutti senza oneri, ai fini del diritto e dell’ammontare del trattamento, può utilizzare la totalizzazione o il cumulo gratuito dei contributi.

note

[1] D.L: 201/2011.

[2] Circ. Min. per la Semplificazione e la P.A. n. 2 del 19/02/2014 .

[3] Art. 24, Co. 10-12, D.L. 201/2011.

Possono obbligarti ad andare in pensione se:

  • sei un dipendente privato che ha compiuto 70 anni e 7 mesi di età;
  • sei un dipendente pubblico:
    • che ha raggiunto il limite ordinamentale di età, l’età per la pensione di vecchiaia (66 anni + 7 mesi nel 2017), ed almeno 20 anni di contribuzione (unitamente ad un assegno non inferiore a 1,5 volte l’assegno sociale, se sei assoggettato al calcolo interamente contributivo della prestazione);
    • che ha raggiunto il limite ordinamentale di età e la contribuzione per la pensione anticipata (nel 2017, 42 anni + 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni + 10 mesi per le donne);
    • che ha raggiunto la contribuzione per la pensione anticipata (nel 2017, 42 anni + 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni + 10 mesi per le donne) ed ha compiuto 62 anni: in questo caso, però, la cessazione è a discrezione dell’ente.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

1 Commento

  1. Gentilissima dottoressa, da una ricerca effettuata mi risulta che l’eventuale continuazione di un rapporto di lavoro nel settore privato fino a 70 anni e 7 mesi per il 2017 e 2018 deve essere condivisa dalle parti.
    Mi riferisco alla sentenza n. 17589/2015, della Corte di Cassazione a Sezioni Unite.
    Se ho ben capito, in sostanza dice che la prosecuzione del rapporto di lavoro fino a 70 anni è possibile sempreché vi sia una concorde valutazione delle parti (datore di lavoro e dipendente) “sulla base di una reciproca valutazione di interessi”.
    Quindi posto che io abbia raggiunto la pensione di anzianità e voglia continuare a lavorare fino a 70 anni e 7 mesi non lo potrei fare, perchè l’azienda, sulla base di quella sentenza, nel caso la mia richiesta di restare al lavoro non venisse accolta, mi licenzierebbe comunque.
    La ringrazio per la cortese attenzione, cordiali saluti.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI