Breaking News Riforma giustizia: addio processo ordinario

Breaking News Pubblicato il 26 novembre 2017

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Il rito sommario di cognizione diventa la regola; scompare il processo ordinario davanti al giudice unico che invece resterà solo per le cause collegiali. 

Sarà un’eccezione il processo ordinario a cui siamo tutti abituati, con la  prima udienza di comparizione e trattazione, i termini per chiedere le prove al giudice, l’istruzione probatoria e la precisazione delle conclusioni. La regola diventerà invece il processo sommario, concentrato tutto in due udienze o poco più. Questo significa che le cause dureranno, dagli attuali 840 giorni di media, circa 385 giorni. Una cura da cavallo quella che promette la prossima riforma della Giustizia che, contenuta in un emendamento alla legge di Bilancio, ha già ottenuto l’appoggio del Ministero della giustizia. L’obiettivo è dimezzare i tempi delle cause civili, facendo salire l’Italia, nella classifica Doing Business, dalla 111esima posizione alla 42esima. Ma vediamo meglio come cambierà il processo civile ordinario e quali saranno le ripercussioni sui cittadini.

Come si svolgono oggi le cause

Perché una causa dura così tanto? Ci si può fare un’idea di tutti i mali del processo solo se si conosce a pieno la procedura civile e si praticano le aule dei tribunali. Quando il lavoro è di squadra, è necessario che ogni anello svolga correttamente la propria parte dell’opera; ma così non è, e quando un solo ingranaggio rallenta, tutta la catena si blocca. Ci sono giudici che, tra un’udienza e l’altra, lasciano passare oltre 6 mesi; avvocati che chiedono rinvii anche quando ne potrebbero fare a meno; cancellieri che perdono i fascicoli e ufficiali giudiziari che omettono o ritardano le notifiche. In tutto questo, la legge – forse per garantismo –  non risparmia le “formalità”. Volendo sintetizzare, possiamo così riassumere le fasi di un processo.

C’è una prima fase introduttiva, che si svolge senza il contatto con il giudice, fatta di notifiche ai soggetti che dovranno essere parti del processo, iscrizione della causa a ruolo, deposito di fascicoli e difese varie.

C’è poi la prima udienza, in cui il giudice controlla la regolarità formale degli adempimenti introduttivi ed, eventualmente, chiede alle parti di precisare le proprie richieste. Qui si possono inserire variabili come la necessità di rinnovare una notifica non andata a buon fine, la difesa a una nuova domanda, l’obbligo di chiamare in giudizio un garante, ecc.

Il giudice poi dà, in tutto, 80 giorni di tempo alle parti per presentare note tra le quali le richieste di prova. Dopo aver deciso quali prove ammettere, fissa un’ulteriore udienza per l’acquisizione delle stesse. Qui inizia il vero cuore del processo che può trascinarsi per anni.

Infine c’è un’udienza, ormai dal valore puramente formale, in cui gli avvocati ribadiscono le proprie difese e, infine, negli ulteriori 80 giorni , depositano le note finali.

Questa procedura riguarda la stragrande maggioranza delle cause civili: è infatti il cosiddetto «rito ordinario» che si applica sempre, salvo che la legge disponga diversamente.

Come sarà il processo

Vediamo ora come il legislatore vuole cambiare le cause. In verità la riforma non inventa nulla di nuovo, ma fa sì che una delle procedure alternative a quella standard, oggi valida solo in casi eccezionali e per quelle controversie di facile soluzione, diventi invece la regola. Questa procedura va con il nome di processo sommario di cognizione. Si differenzia sensibilmente da quella del procedimento ordinario, ed a cognizione sommaria, perché la conoscenza dei fatti rilevanti per la decisione non viene acquisita attraverso i mezzi di prova previsti dal codice di rito, ma attraverso un’istruttoria particolarmente semplificata rimessa alla discrezionalità del giudice, il quale, potrà fare ampiamente ricorso anche a fonti di prova non disciplinate dalla legge.

Come funziona il processo sommario di cognizione? Tutto inizia con un ricorso davanti al tribunale.

Il giudice fissa l’udienza di comparizione delle parti, assegnando il termine per la costituzione del convenuto, che deve avvenire non oltre dieci giorni prima dell’udienza. Il ricorso viene notificato al convenuto almeno trenta giorni prima della data fissata per la sua costituzione (cioè almeno quaranta giorni prima dell’udienza fissata con decreto).

Il convenuto deve costituirsi mediante deposito in cancelleria della comparsa di risposta, nella quale deve proporre le sue difese e prendere posizione sui fatti posti dal ricorrente a fondamento della domanda, indicare i mezzi di prova di cui intende avvalersi e i documenti che offre in comunicazione, nonché formulare le conclusioni.  Alla prima udienza il giudice, sentite le parti, ammette i mezzi di prova proposti e, evitata ogni formalità non essenziale al contraddittorio, procede nel modo che ritiene più opportuno agli atti di istruzione e provvede, con sentenza, come detto, semplificata.

Con la riforma, il procedimento si concluderà, già al termine della discussione, con una sentenza (e non come oggi con un’ordinanza) che sarà brevemente motivata, in modo da non far perdere tempo al giudice nella stesura del provvedimento finale. La si potrà appellare entro 30 giorni.

Cosa cambia con la riforma del processo civile

La riforma comporterà una radicale semplificazione del rito di primo grado davanti al tribunale in composizione monocratica (quello cioè davanti a un solo giudice). Viene peraltro messa da parte l’obbligatorietà di scadenze temporali prefissate per lo svolgimento delle attività processuali: si evita la previsione di termini obbligatori chepossono non essere giustificate da reali esigenze difensive e, quindi, risolversi in un inutile appesantimento della procedura. Più margini di manovra del giudice, quindi, nella gestione del procedimento.

Il rito ordinario di cognizione diventerà invece l’eccezione, riservata alle cause, più delicate, in cui il tribunale giudica in composizione collegiale.

note

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. Da anni esistono norme di diritto procedurale che rendono la giustizia efficiente, efficace, celere ed effettiva ma vengono totalmente disattese e vanificate perché sono almeno 50 anni che le lauree e le abilitazioni vengono dispensate con bulimica indulgenza a soggetti che di fatto non hanno le doti minime necessarie per onorare titoli accademici e abilitazioni.
    L’articolo 167 cpc esiste dal 1940, impone al convenuto di proporre con l’atto di costituzione tutte le proprie difese e se non lo fa il Giudice ha il dovere di ritenere la causa chiusa; il 186-bis cpc totalmente ignorato ed assolutamente incompreso tra i pochi giuristi che hanno dimostrato di aver esattamente compreso la norma vanno citati il Professor Proto Pisani Andrea ed il Giudice Dott. Buffone tra le migliaia di soggetti che si sono affannati ad esprimere (vendendosele sistematicamente pubblicare da un sistema di informazione giuridica fatiscente e privo del rispetto per un sistema di diritto che è fondato per legge solo sulla lingua italiana che è strumento di comprensione e comunicazione nella disponibilità di tutti i cittadini che dispongono della licenza delle scuole dell’obbligo) convinzioni personali totalmente in contrasto con la volontà e l’intenzione dell’autorità legislativa preposta (che si esprimono per mezzo della lingua italiana ai sensi dell’art. 12 delle disposizioni sulla legge in generale) espressi pubblicamente con le più fantasiose affabulazioni totalmente prive di fondamento normativo e in moltissimi casi prive dei principi basilari di diritto del nostro sistema che viene tramutato per autonoma volontà ed intenzionalità dei professionisti della giustizia in un Common Law all’amatriciana fingendo di ignorare, o ignorando, che il Common Law prima della conquista della Bretagna da parte del normanno Guglielmo il conquistatore le cause venivano decise per mezzo dell’ordalia e dei compurgators (i congiurati) due concetti di diritto deformi ed abnormi che non possono essere in alcun caso compresi da chi disponga almeno di una briciola di buon senso.

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