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Lo sai che? Che succede se il figlio scappa di casa?

Lo sai che? Pubblicato il 26 novembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 26 novembre 2017

I genitori che chiudono a chiave in casa il proprio figlio per evitare che scappi rispondono di sequestro di persona?

Tuo figlio ha manifestato l’intenzione di non voler andare all’università e di volersi mantenere da solo. Avrebbe trovato un lavoretto per poche centinaia di euro e un piccolo monolocale dove vivere, condividendo le spese con un amico. C’è un solo problema: è ancora minorenne. Di lui ti fidi e, peraltro, restando vicino casa, avresti sempre la possibilità di vigilare su di lui e intervenire qualora ne abbia bisogno. Ma se un giorno malauguratamente dovesse succedere qualcosa o la polizia dovesse verificare che nell’appartamento vive una persona così giovane, cosa rischieresti? Così inizi a farti tante domande e a chiederti se un figlio con meno di diciotto anni può andare via di casa con il consenso dei genitori e che succederebbe invece se lo facesse senza dire nulla in modo che loro non possano impedirglielo. In altre parole che succede se il figlio scappa di casa? Su questi punti si è soffermata più volte la Cassazione stabilendo quali sono, in particolare, gli obblighi dei genitori.

Si può impedire al figlio di uscire di casa?

In generale, secondo la Cassazione [1], i genitori non possono vietare ai figli minorenni di uscire di casa, neanche se ciò avviene per impedire che scappino. Questo ovviamente non significa che se il ragazzo apre la porta di casa manifestando l’intenzione di andare via, il padre e la madre debbano subire passivamente, ma ben potrebbero chiudere l’uscio per costringerlo a restare. Ciò che la legge vuol evitare è che il divieto venga attuato con modalità tali da creare un forte stress psicologico nel minore. Si pensi al caso del padre che rinchiude il figlio a chiave nella propria camerettta e non lo fa uscire per due giorni o che, per un mese, lo lascia in casa, privandolo delle naturali frequentazioni. Questo implicherebbe un abuso dei mezzi educativi che, oltre ad essere vietato dalla legge, costituisce reato e implica il rischio di una denuncia ai carabinieri. Come dire: le punizioni sono sì consentite (anche laddove consistano in privazioni della libertà del bambino) ma queste non possono determinare in lui danni psicofisici. Invece, una punizione per poco tempo è sempre lecita. Il Tribunale di Trento ha detto [2] che non commettono «sequestro di persona» i genitori che, per poche ore o al  un breve periodo abbiano limitato la libertà di movimento del figlio minore impedendogli di uscire di casa per evitare che scappi. Essi infatti agiscono in ottemperanza di un dovere di legge.

Se il figlio scappa di casa di nascosto

Esclusa quindi la possibilità di costringere in modo violento il figlio a rimanere in casa, ben potrebbe capitare che i genitori si trovino a prendere atto di una situazione già verificatasi, come nel caso in cui il giovane scappi via di casa, magari con la fidanzata, per andare a vivere da solo, senza dire al padre e alla madre dove si trova. Quali sono gli obblighi dei genitori in queste situazioni?

Il codice civile dedica a questa situazione una norma specifica [3] stabilendo che:

«Il figlio sino alla maggiore età o all’emancipazione, non può abbandonare la casa dei genitori o del genitore che esercita su di lui la responsabilità genitoriale né la dimora da essi assegnatagli. Qualora se ne allontani senza permesso, i genitori possono richiamarlo ricorrendo, se necessario, al giudice tutelare».

A leggere il testo di questo articolo sembrerebbe che il «dovere di non abbandonare la casa dei genitori» sia del figlio e che, quindi, su di questi ricadano le conseguenze nel caso di fuga. Invece, non è così: il minorenne non è “imputabile”, ossia non risponde delle proprie azioni. Per cui, se anche la legge gli impone uno specifico dovere – nella specie quello di non scappare – in caso contrario su di lui non ricade alcuna conseguenza. Le conseguenze sono invece a carico dei genitori che, pur potendo evitare la fuga o rimediare in un momento successivo, non lo hanno fatto. Certo, come detto, ciò non significa usare la violenza, la forza o la coercizione psicologica, ma vuol dire informare le autorità – e nella specie il giudice tutelare – per poter rintracciare il figlio e fare in modo che questi torni a casa. Quindi i genitori consapevoli del fatto che il figlio è andato a vivere da solo devono rivolgersi immediatamente al Tribunale affinché prenda le opportune misure per disporne l’accompagnamento coattivo, a mezzo della polizia giudiziaria, presso il tetto di origine.

Il vero senso della norma del codice civile è quindi opposto a quello che inizialmente appare: la legge vieta ai genitori di lasciar andare via di casa i figli prima del compimento della maggiore età.

L’unica eccezione è nel caso di figlio con 16 o 17 anni, capace di intendere e volere, che ha avuto l’autorizzazione a sposarsi; in tal caso egli è «emancipato» e ha il diritto di vivere da solo (con la moglie).

In un provvedimento del 2006, il Tribunale dei minori di Milano [4] ha ricordato che i figli minorenni restano soggetti, fino al compimento dei 18 anni, alla potestà dei genitori. Tra gli obblighi dei genitore c’è quello di tenere il figlio presso di sè [5] e di mantenerlo, istruirlo ed educarlo.

Il genitore ha il potere di vietare al figlio comportamenti che potrebbero danneggiarlo; per cui se questi va via di casa senza permesso lo devono richiamare e, in caso di insuccesso, devono ricorrere al Giudice Tutelare.

note

[1] Cass. sent. n. 23497/2006.

[2] Art. 318 cod. civ.

[3] Tribunale minorenni Milano, 11/07/2006, n. 1795

[4] Art. 1 l. 184/83.

[5] Trib. Trento, sent. del 20.10.1999.

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1 Commento

  1. Vorrei sapere se il figlio maggiorenne scappa di casa , e in seguito chiede i vestiti che ha lasciato scordandoli a casa..
    Però questi vestiti sono stati comprati tutti dai genitori, e che però loro non vogliono restituirli perché vogliono che lui ritorni per sistemare i rapporti .
    lui ha il diritto di riprenderseli in questo caso ?

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