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Lo sai che? Pignoramento di crediti verso terzi Agenzia Entrate Riscossione

Lo sai che? Pubblicato il 11 gennaio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 11 gennaio 2018

Ho ricevuto dall’Agenzia delle Entrate Riscossione un pignoramento presso terzi art. 72-bis DPR. 602/1973: di che si tratta?

L’Agenzia delle Entrate Riscossione ha uno strumento particolarmente incisivo per agire esecutivamente nei confronti di chi non paga le cartelle esattoriali: il pignoramento diretto dello stipendio, della pensione o del conto corrente senza bisogno del giudice.

Si tratta appunto del pignoramento di crediti verso terzi previsto dall’art. 72-bis DPR 602/1973.

L’Agenzia delle Entrate può ricorrere a questa particolare forma di pignoramento di conti correnti, stipendi e pensioni, ordinando al terzo (banca, datore di lavoro o ente previsenziale) di pagare direttamente al Fisco le somme pignorate.

Come funziona il pignoramento presso terzi dell’Agenzia delle Entrate

Ciò che caratterizza tale forma di pignoramento, rispetto al tradizionale pignoramento presso terzi azionato da qualsiasi altro creditore, è la mancanza di un procedimento giudiziale e quindi dell’”autorizzazione” del giudice per l’assegnazione al creditore delle somme pignorate.

Nel pignoramento presso terzi ordinario, il creditore cita in giudizio il debitore dinanzi al tribunale e invita il terzo a rendere dichiarazione (positiva o negativa) sulla sussistenza di somme pignorabili. Se il terzo rende dichiarazione positiva, il giudice, una volta verificati i titoli e la regolarità della procedura, assegna, in apposita udienza, le somme pignorate al creditore. Fino al provvedimento di assegnazione, il terzo blocca le somme pignorate e non può in alcun modo disporne né a favore del debitore né a favore del creditore. Quest’ultimo riceve le somme solo dopo la notifica del provvedimento di assegnazione emesso dal giudice.

Nel pignoramento previsto dall’art. 72-bis DPR 602/1973, invece, non c’è un procedimento giudiziale, il debitore non viene citato in tribunale e non è necessario un provvedimento di assegnazione del giudice: il Fisco (al posto del giudice) ordina direttamente al terzo (banca o datore di lavoro) di corrispondere a proprio favore le somme pignorate.

Ciò vuol dire che la banca o il datore di lavoro che ricevono il pignoramento, devono pagare direttamente all’Agenzia delle Entrate le somme dovute dal debitore (correntista o lavoratore) fino a concorrenza del credito.

Limiti di pignoramento crediti verso terzi

Restano fermi, anche in caso di pignoramento di cui all’art. 72-bis, i limiti di pignoramento degli stipendi. In particolare, lo stipendio (e ogni altro credito da lavoro) potrà essere pignorato nei limiti di:

  • 1/10 per importi fino a 2.500 euro;
  • 1/7 per importi superiori a 2.500 euro e non superiori a 5.000 euro;
  • 1/5 per importi superiori a cinquemila euro.

Nel caso di accredito sul conto corrente dello stipendio o di altre voci legate al rapporto di lavoro, gli obblighi del terzo pignorato non si estendono all’ultimo emolumento accreditato allo stesso titolo.


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