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Denuncia se lui registra le conversazioni con una microspia

27 novembre 2017


Denuncia se lui registra le conversazioni con una microspia

> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 novembre 2017



La registrazione segreta anche con il registratore vocale del computer è illegale se l’autore della registrazione non è in casa.

Mentre facevi le pulizie di casa ti sei accorta che, su una mensola della libreria, era nascosto un piccolo registratore in modalità “on”. Non ti è difficile capire da quanto tempo il piccolo marchingegno si trova lì: sul display c’è un indicatore del tempo di accensione secondo cui la registrazione è partita esattamente un’ora e 10 minuti fa. Si tratta, coincidenza, dello stesso orario in cui tuo marito è uscito di casa per andare al lavoro. Il sospetto diventa una certezza: a piantare il registratore nascosto non può che essere stato lui. E siccome tra voi le cose non vanno più bene da diverso tempo e state pensando di lasciarvi, è chiara anche l’intenzione: la ricerca di prove per incastrarti come una telefonata, un estraneo ricevuto a casa o qualche confidenza a una amica. A questo punto vorresti passare dalla difesa all’attacco e ti chiedi se è possibile la denuncia se lui registra le conversazioni di nascosto.

Registrare le conversazioni all’insaputa altrui è reato. No, nessun dietrofront o cambio di interpretazione. La regola resta sempre quella contraria: è possibile nascondere un registratore e, senza dire nulla all’interlocutore, intavolare con questi determinate discussioni solo al fine di procurarsi una prova e, magari, denunciare. Tuttavia, ciò che non si può mai fare è lasciare il registratore in una camera e andare da un’altra parte per sentire ciò che gli altri dicono in propria assenza. Secondo la Cassazione è infatti lecito registrare conversazioni solo a patto che il possessore del registratore sia fisicamente presente sul luogo e non si allontani. Chi conversa con una persona accetta anche il rischio di essere registrato, dice la Suprema Corte; del resto la stessa memoria cerebrale dell’essere umano è una forma di registrazione. Quindi, una confidenza, una provocazione, una reazione violenta, persino un rapporto sessuale possono essere oggetto di registrazione audio o video. Ma a patto che chi registra sia parte attiva della conversazione e, anche se si limita a fare solo le domande o resta in silenzio, deve essere stato coinvolto nella discussione. In altri termini, chi viene registrato deve essere consapevole di rivolgersi a quest’ultimo nel dire le proprie confidenze. Se invece non sa che ciò che dice può essere percepito da una persona – che magari è nascosta – non può neanche essere registrato da quest’ultima.

Si può quindi denunciare il marito o il convivente che lascia, in casa propria, un registratore in modalità “on” o il computer acceso con l’applicazione della registrazione vocale attivata? La risposta è sì. Non rileva il fatto che l’abitazione sia comune a entrambe le persone. Il fatto che la vittima ritenga, in quel momento, di essere sola e non soggetta ad altrui interferenze rende il comportamento un illecito penale.

Secondo la Cassazione penale [1] integra il reato di interferenza nella vita privata il comportamento di chi nasconde in casa un registratore audio, video o una microspia per registrare quello che dice il marito, la moglie, il convivente stabile o anche quello occasionale. Spiare o intercettare con delle microspie una persona all’interno del domicilio è sempre illecito.

Il tema delle registrazioni è stato al centro di numerose sentenze della Cassazione, tutte comunque sulla stessa linea interpretativa. Con una sentenza di un anno fa [2] la Corte ha detto che la registrazione di una conversazione all’insaputa dei presenti, fatta con lo smartphone o con qualsiasi altro strumento, non è solo lecita, ma non richiede neanche la previa autorizzazione da parte di un giudice o dalla polizia: si tratta, infatti, di un’attività che non lede la privacy dei presenti e può essere fatta in piena autonomia da chiunque partecipi alla conversazione attivamente o come terzo spettatore.

Al riguardo le Sezioni Unite hanno evidenziato che la registrazione di un colloquio ad opera di una della persona che vi partecipi attivamente oppure che sia, comunque, ammessa ad assistervi, non lede il diritto alla riservatezza e segretezza della comunicazione, il cui contenuto viene legittimamente appreso soltanto da chi palesemente vi partecipa o vi assiste.

Pertanto, il file con la registrazione audio non è altro che una documentazione del colloquio, che può costituire una prova da utilizzare nel processo penale: una prova che, in caso contrario, non potrebbe mai essere raggiunta e può rappresentare una forma di autotutela e garanzia per la propria difesa. Si pensi ad esempio al reato di estorsione: la prova del crimine, in quanto spesso consumato alla presenza della sola vittima o di poche altre persone, può, in questo modo, essere raggiunta e portata sul banco del giudice.

Invece lasciare un registratore acceso in una stanza, in luogo di lavoro o in un’auto e poi andarsene, in modo da memorizzare sul dispositivo quello che potrebbero dire, in un momento successivo, le persone presenti in quello stesso ambiente, costituisce reato. Lo si intuisce dagli ultimi orientamenti della Cassazione in materia di registrazione delle conversazioni.  Si parlerà, allora, in questi casi, di intercettazioni ambientali, le quali seguono precise regole sull’autorizzazione e successiva utilizzazione. Non è invece consentito, al privato, agire autonomamente, anche se consapevole che tale registrazione potrà servire come prova per denunciare un crimine: non solo, infatti, il file con la registrazione non potrà entrare in processo e costituire valida prova, ma tale comportamento costituisce un reato. Vietato quindi registrare una discussione in propria assenza.

L’unico modo, dunque, per chi voglia registrare una conversazione tra altre persone, all’insaputa di queste ultime, è di parteciparvi personalmente. Dopo infatti una famosa sentenza delle sezioni unite del 2003 [3], la giurisprudenza è costante nel ritenere che le registrazioni di conversazioni tra presenti, compiute di propria iniziativa da uno degli interlocutori, non necessitano dell’autorizzazione del giudice per le indagini preliminari in quanto non rientrano nel concetto di intercettazione in senso tecnico, ma si risolvono in una particolare forma di documentazione, che non si può neanche considerare lesiva della privacy.

Altro importante chiarimento. È lecito registrare una conversazione tra presenti purché essa non avvenga tra le mura della privata dimora del soggetto registrato ignaro. Infatti, se la registrazione avviene nella dimora del soggetto registrato, all’oscuro di ciò, oppure in altro luogo privato di pertinenza dello stesso (per esempio, l’abitazione del compagno), la registrazione costituisce reato [4].

Gli stessi principi valgono anche per le registrazioni video. Anzi, secondo la Cassazione, riprendere con una telecamera nascosta in camera da letto un rapporto sessuale con una persona all’oscuro di ciò – ossia della presenza di un obiettivo puntato contro le proprie nudità – è legale da un punto di vista giuridico [5]. L’importante è che il proprietario della telecamera sia una delle persone che partecipa all’atto sessuale.

note

[1] Cass. sent. n. 9235/2012.

[2] Cass. sent. n. 24288/2016 del 10.06.2016.

[3] Cass. S.U. sent. n. 36747/2003.

[4] Art. 615 bis cod. pen.: illecita interferenza nell’altrui vita privata.

[5] Cass. sent. n. 22221/17 dell’8.05.2017.


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