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Monumento imbrattato: a chi spettano le spese della pulizia

6 Gennaio 2018 | Autore:
Monumento imbrattato: a chi spettano le spese della pulizia

La pulizia di un monumento imbrattato spetta al responsabile, a meno che questi non sia ignoto.

In Italia il problema dei monumenti imbrattati è particolarmente sentito: la ricchezza culturale del nostro Paese fa sì che opere, statue, ville e ogni altra costruzione di interesse storico siano diffuse su tutto il territorio nazionale. Purtroppo, allo stesso modo sono diffusi i fenomeni di teppismo e di delinquenza, i quali molte volto prendono di mira proprio i monumenti di maggior pregio. Nel caso di monumento imbrattato, quindi, a chi spettano le spese di pulizia?

Monumento imbrattato: è reato?

Cominciamo subito col dire che imbrattare un monumento costituisce reato. Secondo il codice penale, chiunque deturpa o imbratta cose mobili o immobili altrui è punito con la multa fino a centotre euro; se lo stesso fatto, però, è commesso su beni immobili si applica la pena della reclusione da uno a sei mesi o della multa da trecento a mille euro. Se, ancora, il fatto è commesso su cose di interesse storico o artistico, si applica la pena della reclusione da tre mesi a un anno e della multa da mille a tremila euro. Nei casi di recidiva (cioè di reato ripetuto più volte) si applica la pena della reclusione da tre mesi a due anni e della multa fino a diecimila euro [1].

Orbene, sporcare un monumento di interesse storico costituisce reato, punibile con la reclusione fino a due anni in caso di recidiva. Tuttavia, rimane il problema di fondo: chi pulisce?

Monumento imbrattato: chi pulisce?

Una legge del 2017 ha aggiunto un nuovo comma all’articolo sopra riportato, prevedendo che con la sentenza di condanna il giudice può disporre l’obbligo di ripristino e di ripulitura dei luoghi ovvero, qualora ciò non sia possibile, l’obbligo a sostenerne le relative spese o a rimborsare quelle a questo scopo sostenute, o ancora, se il condannato non si oppone, la prestazione di attività non retribuita a favore della collettività per un tempo determinato, secondo le modalità indicate nella sentenza di condanna [2].

In parole povere, la nuova legge contiene una modifica al codice penale prevista per punire in modo più severo chi scrive sui muri e imbratta immobili pubblici o privati. La sentenza di condanna del colpevole può imporre a quest’ultimo di ripulire i luoghi oggetto di vandalismo e imbrattamento. Se ciò è ormai impossibile, il reo può essere condannato a sostenerne le relative spese o a rimborsare quelle già sostenute; in alternativa, se c’è il consenso del condannato, questi può svolgere attività gratuita a favore della collettività come riparazione della sua condotta illecita.

Monumento imbrattato: se gli autori sono ignoti?

Il vero problema si pone allorquando gli autori dell’imbrattamento non siano identificati. Chi pulisce in questa ipotesi? Purtroppo, il più delle volte è l’intera comunità a doversi far carico del ripristino del bene, attraverso l’intervento di addetti pagati dal comune o dalla città ove si trova il monumento. Spesso è capitato che alcune associazioni di volontariato si siano addossate per intero le spese di ripulitura, ovvero siano intervenute personalmente per cancellare il passaggio dei vandali.

Monumento imbrattato: danneggiamento

L’imbrattamento, quando sfocia in una vera e propria rovina del monumento, può integrare il reato più grave di danneggiamento. Secondo il codice penale, infatti, è punito con la reclusione fino a tre anni chi distrugge, disperde, deteriora o rende, in tutto o in parte, inservibili i seguenti beni:

  • edifici pubblici o destinati a uso pubblico o all’esercizio di un culto;
  • cose di interesse storico o artistico;
  • immobili compresi nel perimetro dei centri storici;
  • immobili i cui lavori di costruzione, di ristrutturazione, di recupero o di risanamento sono in corso o risultano ultimati [3].

Anche in questo caso, la sospensione condizionale della pena è subordinata all’eliminazione delle conseguenze dannose del reato, oppure, se il condannato non si oppone, alla prestazione di attività non retribuita a favore della collettività per un tempo determinato, secondo le modalità indicate dal giudice nella sentenza di condanna.

Sostanzialmente, la differenza tra il reato di imbrattamento visto nel secondo paragrafo e quello del danneggiamento sta nel fatto che solamente nel primo si verifica un danno estetico facilmente e radicalmente eliminabile, non permanente: in quest’ultima circostanza, infatti, si avrebbe il delitto di danneggiamento.


note

[1] Art. 639 cod. pen.

[2] Art. 639, quarto comma, cod. pen., così come introdotto dal d.l. n. 14/2017.

[3] Art. 635 cod. pen.

Autore immagine: Pixabay.com


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