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Lo sai che? Versamenti in banca: cosa si rischia con il fisco

Lo sai che? Pubblicato il 27 novembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 27 novembre 2017

Donazioni e contanti in banca: difendersi dai controlli è spesso impossibile. 

C’è qualcosa che non torna nelle norme che dovrebbero garantire il diritto di difesa dei contribuenti. E questo qualcosa si verifica tutte le volte in cui l’Agenzia delle Entrate sbircia nel nostro conto corrente per fare un controllo. Vuoi sapere perché? È quello che cercherò di spiegarti in questo breve articolo dedicato appunto a cosa si rischia con il fisco in caso di versamenti in banca.

Ogni volta che sul tuo conto compare il versamento di una somma non presente nella dichiarazione dei redditi, l’Agenzia delle Entrate è autorizzata, per legge, a presumere che si tratti di un’evasione. Una presunzione che scatta in automatico, senza bisogno che il fisco dia ulteriori prove. Al contribuente però è consentito dimostrare il contrario. Ad esempio, potrebbe dire che si tratta di una donazione di un parente, di una somma già tassata alla fonte, come una vincita o una scommessa, di una somma esente, come la donazione di un genitore o un risarcimento.

Dunque, nel caso di controlli sul conto corrente la prova si inverte: subito l’Agenzia delle Entrate presume la colpevolezza del contribuente; quest’ultimo deve invece dimostrare la propria innocenza. Ma quando deve farlo? Qui viene il bello.

Il paradosso è che, secondo la Cassazione [1], tutte le volte in cui, all’esito di un controllo sul conto, il fisco si accorge di qualche irregolarità, può emettere direttamente l’accertamento fiscale, senza prima chiedere all’interessato di presentare scritti o documenti a propria difesa. Senza cioè quello che viene detto «contraddittorio preventivo», ossia un confronto informale con l’ufficio. Confronto che, di norma, è necessario:

  • all’amministrazione per capire se sta cadendo in un equivoco o meno,
  • e al contribuente per non dover per forza far ricorso al giudice quando ha già tutte le carte in regola.

In assenza di questo confronto preventivo, tu stesso un domani potresti ricevere un accertamento fiscale di punto in bianco, senza aver avuto la possibilità di mostrare i documenti a tua discolpa, da cui magari si evince chiaramente che i soldi non sono il frutto di evasione ma solo il regalo di tua madre.

Non ti resta allora che andare da un professionista, fare ricorso, presentarti dal giudice e, insomma, spendere altri soldi.

note

[1] Cass. sent. n. 25911/2017 secondo cui le presunzioni derivanti dagli accertamenti bancari sono di tipo “legale” ossia consentono all’Agenzia delle Entrate di considerare i movimenti rinvenuti quali operazioni imponibili, salva prova contraria del contribuente.


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