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In quali materie la mediazione è obbligatoria?

29 novembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 novembre 2017



La mediazione di controversie civili e commerciali prevede ipotesi facoltative e obbligatorie che è bene conoscere per evitare l’improcedibilità del giudizio.

In Italia ci sono troppi contenziosi e la giustizia civile, in particolare, è intasata dalla mole di cause arretrate ancora da smaltire.

Questa situazione di difficoltà, come detto particolarmente sentita nell’ambito della giustizia civile, pregiudica grandemente anche altri settori della vita economica e sociale del nostro Paese, in primo luogo quello degli investimenti, soprattutto provenienti dall’estero, in quanto è inevitabile che ad un’incertezza sui tempi e dunque sull’efficacia del sistema giustizia si accompagni la paura e l’esitazione ad investire nel nostro Paese.

Al fine di tentare di risolvere il problema e sciogliere così l’ingorgo in cui si trova la nostra giustizia civile – attraverso sia lo smaltimento dei giudizi arretrati, sia la limitazione della proposizione di nuove cause -, si è introdotta anche in Italia la mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali [1].

Cos’è la mediazione civile

Per mediazione si intende l’attività, comunque denominata, svolta da un terzo imparziale e finalizzata ad assistere due o più soggetti nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia, anche attraverso la formulazione di una proposta per la risoluzione della stessa.

In altre parole, la mediazione civile appartiene ai così detti ADR, alternative dispute resolutions, ovvero strumenti alternativi di risoluzione delle controversie e consiste in ciò: due o più parti, assistite dai rispettivi avvocati (l’assistenza di un legale è obbligatoria quando la mediazione è condizione di procedibilità in giudizio, come si spiegherà di seguito, ed invece consigliata negli altri casi), si incontrano presso un organismo di mediazione accreditato dal Ministero della Giustizia (Camera di commercio, Ordine professionale, eccetera) per cercare un accordo attraverso il fondamentale intervento del mediatore professionista, che si sarà anticipatamente formato e preparato per aiutare le parti a incontrarsi e a trovare una soluzione conveniente per entrambe.

Nell’ambito del giudizio di mediazione assume dunque particolare importanza la figura del mediatore, che è definito come la persona o le persone fisiche che, individualmente o collegialmente, svolgono la mediazione rimanendo prive, in ogni caso, del potere di rendere giudizi o decisioni vincolanti per i destinatari del servizio medesimo [2].

Il mediatore, perciò, avrà il compito di aiutare le parti in lite a trovare una soluzione soddisfacente per entrambe al contenzioso, portandole al raggiungimento di un accordo condiviso ed evitando quindi il ricorso al giudice.

Ai tratta ora di capire quando è necessario proporre il tentativo di mediazione e dunque in quali materie la mediazione è obbligatoria.

I tipi di mediazione

La mediazione si distingue in due tipi: facoltativa ed obbligatoria (imposta, cioè, come condizione di procedibilità della causa avanti il giudice).

Quanto alla prima, si prevede in via generale che chiunque può accedere alla mediazione per la conciliazione di una controversia civile e commerciale vertente su diritti disponibili [3]

Per quanto riguarda la mediazione obbligatoria, essa è prevista per le controversie in materia di

  1. condominio,
  2. diritti reali (ad esempio proprietà di terreni, case, diritti di usufrutto, di servitù, ecc.)
  3. divisione,
  4. successioni ereditarie,
  5. patti di famiglia,
  6. locazione,
  7. comodato,
  8. affitto di aziende,
  9. risarcimento da responsabilità medica
  10. risarcimento da diffamazione a mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità,
  11. contratti assicurativi, bancari e finanziari [4].

In questi casi, chi intende proporre un’azione avanti il giudice, deve preliminarmente ed obbligatoriamente promuovere il procedimento di mediazione che, come detto, costituisce in questi casi una condizione di procedibilità della domanda giudiziale.

In altre parole, il giudice non potrà esaminare la domanda proposta se rileva che non è ancora stato esperito, il più delle volte da parte dell’attore, il tentativo di mediazione.

Tuttavia, anche nelle materie in cui la mediazione è obbligatoria, non sarà necessario proporla relativamente ad alcuni giudizi e cioè:

  1. nei procedimenti per ingiunzione (si pensi al decreto ingiuntivo), inclusa l’opposizione, fino alla pronuncia sulle istanze di concessione e sospensione della provvisoria esecuzione;
  2. nei procedimenti per convalida di licenza o sfratto, fino al mutamento del rito di cui all’articolo 667 del codice di procedura civile;
  3. nei procedimenti di consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite;
  4. nei procedimenti possessori;
  5. nei procedimenti di opposizione o incidentali di cognizione relativi all’esecuzione forzata;
  6. nei procedimenti in camera di consiglio;
  7. nell’azione civile esercitata nel processo penale.

In ogni caso, all’atto del conferimento dell’incarico, l’avvocato è tenuto a informare il proprio assistito della possibilità di avvalersi del procedimento di mediazione.

L’avvocato dovrà inoltre informare il proprio assistito dei casi in cui la controversia riguarda materie in cui la mediazione è obbligatoria e dunque l’avvio del procedimento di mediazione costituisce condizione di procedibilità della domanda giudiziale.

L’informazione deve essere fornita chiaramente e per iscritto. [5].

note

[1] Decreto legislativo 04/03/2010, n. 28.

[2] Articolo 1 del decreto legislativo 04/03/2010, n. 28.

[3] Articolo 2 del decreto legislativo 04/03/2010, n. 28.

[4] Articolo 5 del decreto legislativo 04/03/2010, n. 28.

[5] Articolo 4 del decreto legislativo 04/03/2010, n. 28.

Autore dell’immagine: Pixabay

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