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Istigazione all’anoressia: è reato?

27 Novembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 Novembre 2017



Non esiste un vero reato di istigazione all’anoressia, ma la condotta dell’istigatore può configurare altri reati.

Tua figlia, dopo un leggero dimagrimento, ha iniziato a non mangiare più, a non avere più un buon rapporto né con il cibo (che ormai disprezza) né con lo specchio, né con gli amici e la famiglia? La vedi sempre al computer e, all’improvviso, scopri che comunica via internet con una blogger che le suggerisce diete e terapie assurde e finisce con istigarla all’anoressia. Puoi denunciare questa blogger? Se sì, per quale reato? Ebbene, vediamo quando l’istigazione all’anoressia è reato ed in che modo è sanzionata.

Cos’è l’anoressia?

L’anoressia è un disturbo del comportamento alimentare, caratterizzato dal rifiuto del cibo e nasce per la paura morbosa di ingrassare. La ostinata volontà di mantenersi al di sotto di un peso che, sebbene normale, viene percepito come eccessivo, determina una repulsione nei confronti del cibo che aumenta fino a scatenare i sintomi fisici dell’anoressia.

Di solito capita che un’adolescente si guardi allo specchio e si veda ogni giorno più grassa, che inizi con una dieta e finisca col non mangiare più ed avere disturbi fisici. L’esordio dell’anoressia è difficilmente riconoscibile anche dai familiari e può manifestarsi con sintomi di carattere psicologico. In particolare, possono manifestarsi:

  • paura morbosa di aumentare di peso;
  • rifiuto ossessivo del cibo o di alcuni tipi di alimenti, come quelli che contengono quantità non trascurabili di grassi o zuccheri;
  • eccessivo esercizio fisico nel tentativo disperato di bruciare più calorie;
  • iperattività;
  • tendenza a nascondere o a non ammettere di avere un problema con il cibo;
  • abuso di preparati per dimagrire;
  • pratiche inconsulte per consumare più calorie;
  • tentativo di sembrare più magra scegliendo abiti neri e tagliandosi i capelli;
  • sintomi depressivi e, in alcuni soggetti, pensieri suicidari.

La moda delle persone magre

Spesso si sente parlare in tv (o si legge sui social) dell’anoressia ed, in particolare, del cattivo messaggio che viene offerto dalla televisione in cui modelle, attrici e donne di successo in generale sono tutte magre, dalla taglia 40 in giù. Le adolescenti prendono come modello queste donne e finiscono, talvolta, col farsi del male.

Non tutte siamo magre e non tutte abbiamo, per esempio, un buon metabolismo; dovremmo accettarci così come la natura ci ha fatto o, al massimo, migliorarci ma senza esagerare. Non tutte dobbiamo fare le modelle e nella vita conta anche altro. Ma, ahimè, anche le campagne pubblicitarie (come, ad esempio, quelle dell’abbigliamento) spesso invitano implicitamente a dimagrire e ad avere un bel fisico: sarebbe necessario che se ne rendessero conto e che offrissero modelli più vari.

Diverso dalla pubblicità, e più pericoloso, può essere un blog vero e proprio, nel quale chi scrive dietro la tastiera invita a fare diete rigide o ad effettuare terapie particolari ed incontrollate al fine di raggiungere il peso ideale: questo, spesso, induce (ovvero istiga) all’anoressia. Ma chi istiga all’anoressia commette reato? Un passo per volta.

Il reato di istigazione all’anoressia

Contro chi istiga all’anoressia sono stati fatti, nel corso degli anni, numerosi tentativi di imporre il carcere: fu, per esempio, presentata una proposta di legge mirata a oscurare i circa 300mila siti Internet italiani che promuovevano anoressia.

Si propose l’introduzione del reato di istigazione all’anoressia (istigazione a pratiche alimentari idonee a provocare l’anoressia, la bulimia o altri disturbi del comportamento alimentare) e, per chi incitava alla malattia, la reclusione fino a un anno, che sarebbero diventati due se l’istigazione avesse coinvolto minori o persone prive della capacità di intendere e di volere. Ma questa legge che non è mai stata approvata. Dunque, non è reato?

Benchè non vi sia nel nostro ordinamento il reato di istigazione all’anoressia, la condotta di chi mette in pratica tale comportamento può ricadere in altri delitti previsti dal codice penale.

Istigazione al suicidio

Spesso l’anoressia porta a sintomi depressivi che culminano o con la morte dovuta a cause fisiche o con pensieri suicidiari. Chi istiga all’anoressia, dunque, istiga anche al suicidio e per tale ragione potrebbe essere denunciato per questo delitto. Nello specifico l’istigazione o aiuto al suicidio [1] si realizza quando un soggetto:

  • determina altri al suicidio;
  • rafforza l’altrui proposito al suicidio;
  • agevola in qualsiasi modo l’esecuzione del suicidio stesso.

La pena, in caso di suicidio, è della reclusione da cinque a dodici anni; se il suicidio non avviene è, invece, prevista la reclusione da uno a cinque anni.

Lesioni

Se non porta al suicidio o alla morte, l’anoressia provoca delle lesioni (che possono essere gravi o gravissime), anche queste perseguibili penalmente.

La lesione è grave [2] quando:

  • dal fatto deriva una malattia che mette in pericolo la vita della persona offesa, ovvero una malattia o un’incapacità di attendere alle ordinarie occupazioni per un tempo superiore ai quaranta giorni;
  • il fatto produce l’indebolimento permanente di un senso o di un organo. In questi casi è prevista la reclusione da tre a sette anni.

Le lesioni sono, invece, gravissime [3] quando dal fatto deriva:

  • una malattia certamente o probabilmente insanabile;
  • la perdita di un senso;
  • la perdita di un arto o una mutilazione che renda l’arto inservibile, ovvero la perdita dell’uso di un organo o della capacità di procreare, ovvero una permanente e grave difficoltà della parola;
  • la deformazione, ovvero lo sfregio permanente del viso. In questi casi è prevista la reclusione da sei a dodici anni.

Dunque, a seconda della lesione che si provoca con il suggerimento di determinate diete e terapie poco serie, il colpevole potrebbe essere denunciato per il rispettivo reato di lesione.

 

note

[1] Art. 580 cod. pen.

[2] Art. 583, co.1 cod. pen.

[3] Art. 583, co. 2 cod. pen.


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