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Lo sai che? Intimazione di pagamento Agenzia Entrate: si può impugnare?

Lo sai che? Pubblicato il 27 novembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 27 novembre 2017

Ricorso contro l’intimazione di pagamento per vizi propri e vizi della cartella: quando è possibile?

L’intimazione di pagamento notificata dall’agente della riscossione rappresenta un avviso di mora che presuppone la notifica di una cartella non ancora pagata. Con tale atto il contribuente viene avvisato che, se non procede al versamento delle somme dovute entro cinque giorni, l’agente della riscossione può procedere con l’esecuzione forzata nei suoi confronti.

L’intimazione di pagamento può essere contestata soltanto per vizi propri dell’atto in sé considerato e non per vizi della cartella che il contribuente avrebbe dovuto eccepire al tempo della notifica della cartella stessa. Fanno ovviamente eccezione i vizi sopravvenuti alla notifica: un tipico esempio è quello della prescrizione della cartella, quando tra la notifica della stessa e la notifica dell’intimazione il credito sotteso si è nel frattempo prescritto.

L’unico caso in cui il contribuente può impugnare l’intimazione di pagamento per vizi propri della cartella è quello in cui la cartella non sia mai stata notificata.

È quanto precisato da una recente sentenza della Cassazione [1].

Se la cartella non è mai stata notificata

La cartella di pagamento svolge la funzione di portare a conoscenza dell’interessato la pretesa tributaria iscritta nei ruoli, entro un termine stabilito a pena di decadenza della pretesa tributaria, e ha un contenuto necessariamente più ampio dell’avviso di mora. Quest’ultimo è notificato solo per il caso in cui il contribuente, reso edotto dell’imposta dovuta, non ne abbia eseguito spontaneamente il pagamento nei termini indicati dalla legge.

La mancata notificazione della cartella di pagamento comporta pertanto un vizio della sequenza procedimentale dettata dalla legge, la cui rilevanza non è esclusa dalla possibilità di esercitare il proprio diritto di difesa a seguito della notificazione dell’avviso di mora.

Il contribuente po’ quindi impugnare l’intimazione di pagamento, deducendone la nullità per omessa notifica dell’atto presupposto e/o contestando, in via alternativa, la stessa pretesa tributaria azionata nei suoi confronti.

Ricorso contro l’intimazione di pagamento: legittimazione passiva

La Cassazione ha specificato che, in caso di impugnazione dell’intimazione di pagamento, la legittimazione passiva spetta all’ente titolare del credito tributario e non già al concessionario, al quale, se è destinatario dell’impugnazione, incombe l’onere di chiamare in giudizio il predetto ente, se non vuole rispondere dell’esito della lite. Il giudice non è infatti tenuto a disporre d’ufficio l’integrazione del contraddittorio, in quanto non è configurabile un litisconsorzio necessario.

La Suprema Corte ha inoltre chiarito che, nell’ipotesi di giudizio relativo a vizi dell’atto afferenti il procedimento di notifica della cartella, non sussiste litisconsorzio necessario tra l’Amministrazione Finanziaria ed il Concessionario alla riscossione:

  • né dal lato passivo, spettando la relativa legittimazione all’ente titolare del credito tributario con onere del concessionario, ove destinatario dell’impugnazione, di chiamare in giudizio il primo se non voglia rispondere delle conseguenze della lite;
  • dal lato attivo, dovendosi, peraltro, riconoscere ad entrambi il diritto all’impugnazione nei diversi gradi del processo tributario.

note

[1] Cass. sent. n. 27776 del 22.11.17.


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