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Atto di citazione e notifica tornata al mittente: che fare?

15 Dicembre 2017
Atto di citazione e notifica tornata al mittente: che fare?

Ho notificato un atto di citazione per richiesta di risarcimento danni da sinistro stradale alla compagnia di assicurazione e alla proprietaria/conducente del veicolo investitore. Mentre la notifica alla proprietaria è andata a buon fine quella all’assicurazione mi è tornata al mittente (ho notificato all’Ufficio Sinistri anziché alla sede legale). È corretto considerare la notifica omessa (in quanto rimasta incompiuta) e chiedere al giudice di integrare il contraddittorio? Oppure, considerando la notifica inesistente, la causa dovrebbe essere dichiarata estinta?

La notifica non dovrà essere dichiarata inesistente ma, al massimo, nulla. Difatti, la giurisprudenza più recente ha confermato come le notifiche effettuate presso sedi, uffici o residenze non direttamente collegabili al destinatario producono, comunque, degli effetti giuridici tali da non poter essere dichiarate inesistenti e, quindi, prive di rilevanza processuale: “La notifica eseguita in luogo o a soggetti diversi da quelli dovuti comporta l’inesistenza della notifica stessa solo in difetto di alcuna attinenza o riferimento o collegamento di quel luogo o soggetto con il destinatario, altrimenti la notifica è affetta da semplice nullità[1].

Nel caso specifico, la notifica effettuata all’Ufficio Sinistri della Compagnia Assicuratrice non potrà essere considerata come “avulsa” o “non collegata” alla destinataria stessa, poiché questi Uffici fanno parte della categoria delle cosiddette succursali della società citata in giudizio. Pertanto, il Giudice non potrà fare altro che dichiarare la notifica nulla e onerare il lettore della rinotifica dell’atto di citazione, presso la sede legale della Compagnia Assicuratrice. Qualsiasi altro provvedimento (come quello di cancellazione della causa iscritta al ruolo) sarebbe contrario all’orientamento consolidatosi presso la Suprema Corte e, quindi, ingiusto oltre che abnorme.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla


note

[1] Cassazione civile, sez. VI, sentenza n. 7214 del 21/03/2017.


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