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Dominio e cybersquatting: l’autorità non è responsabile della contraffazione

23 novembre 2012 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 novembre 2012



Le autorità di naming assegnano gli url in base al principio della “priorità temporale” e non sono responsabili del furto o della contraffazione del dominio da parte di terzi.

Vi hanno rubato il dominio “www” o altre persone sono semplicemente arrivate prima di voi a registrare il vostro marchio? Le autorità amministrative che regolano le procedure di assegnazione dei nomi dei siti (cosiddetti nomi a dominio), ossia la NA (Naming Authority) e la RA (Registration Authority), non sono responsabili per il cybersquatting (ossia l’occupazione abusiva, da parte di terzi, di domini corrispondenti, o molto simili, a nomi  di marchi già registrati o di personaggi pubblici).

Esiste un “diritto al nome” anche sul web: per cui, onde evitare fenomeni di concorrenza sleale o rischi di confusione tra brand, il nome a dominio è considerato tutelabile sia con le norme del diritto d’autore che su quelle della proprietà intellettuale.

Questo “diritto all’assegnazione del dominio” può essere vantato da chiunque sia titolare di un marchio registrato o di un nome noto.

Le autorità di naming, tuttavia, assegnano gli url in base al principio della “priorità temporale”: chi tardi arriva, male alloggia, fermo restando il dovere, per il richiedente, di comportarsi secondo buona fede e correttezza.

Tuttavia, le autorità amministrative che regolano le procedure di assegnazione dei nomi dei siti (in Italia, come detto, sono la Naming Authority e la Registration Authority) generalmente, e per talune categorie di nomi a dominio (ad esempio quelli terminanti con “.com”, o “.it”), non verificano direttamente l’identità di chi richiede la registrazione di un sito. La procedura di registrazione avviene, infatti, in modo quasi automatico e senza grandi investigazioni preventive. È solo necessario che il richiedente compili un modulo su internet e sottoscriva un certificato da inviare all’autorità: attività che si potrebbe compiere rilasciando anche false generalità o senza dover dimostrare di essere legittimi detentori di un brand. L’autorità del resto non ha gli strumenti per verificare la veridicità di queste dichiarazioni.

In un recente e importante caso, approdato a una Corte d’Appello francese [1], il collegio di magistrati di turno ha stabilito che gli enti che presiedono alla tenuta dei registri dei nomi a dominio non sono obbligati ad alcuna sorveglianza rispetto ai nomi a dominio. Per cui, qualora anche si dovesse accertare, dietro segnalazione del soggetto leso, che un terzo abbia effettuato un cybersquatting ai danni di un altrui brand, le autorità non potrebbero provvedere alla rimozione della registrazione del nome a dominio in capo al “contraffattore”. Perché ciò possa essere effettuato in piena legalità, infatti, c’è bisogno di un ordine del giudice. Si tratta infatti di un campo, quello dei nomi a dominio, che afferisce a diritti soggettivi, che quindi non può essere compresso dall’autorità amministrativa senza un provvedimento della magistratura.

 

 

 

note

[1] Cour d’appel de Paris Pôle 5, chambre 2, Air France et autres / Afnic, EuroDNS, 19.10.12.

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