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Lo sai che? Pignoramento del conto in rosso: che succede?

Lo sai che? Pubblicato il 16 dicembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 16 dicembre 2017

Ho un debito con il fisco e temo che mi pignori il conto (già in parte in rosso) rendendomi impossibile godere del fido rimanente e costringendomi a pagare spese ed interessi che sommandosi potrebbero portarmi allo sconfinamento dal fido, con conseguente segnalazione al CRIF. Posso, una volta pignorato il conto, effettuare uno o più versamenti per portare il conto a zero e chiuderlo?

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 6.393 del 9 dicembre 2014 – 30 marzo 2015, ha chiaramente stabilito che, per quello che riguarda il contratto di conto corrente bancario, il pignoramento può riguardare esclusivamente l’eventuale suo saldo positivo, ma non i singoli versamenti e questo per la ragione fondamentale che il pignoramento non ha l’effetto di determinare la risoluzione del contratto di conto corrente (su questa stessa linea anche una precedente sentenza della Corte di Cassazione e cioè la n. 1.638 del 25 febbraio 1999).

Pertanto, se il conto del lettore fosse oggetto di pignoramento da parte di Equitalia (o di qualunque altro suo creditore) e dalla data del pignoramento in poi si accertasse (nel corso di un eventuale giudizio di opposizione al pignoramento) che:

– il saldo del conto è stato sempre e costantemente negativo

– e che, di conseguenza, i diversi eventuali versamenti, avvenuti successivamente al pignoramento, hanno avuto semplicemente lo scopo e l’effetto di estinguere o ridurre lo scoperto se, dunque, queste condizioni fossero accertate, la conseguenza sarebbe (sempre secondo l’insegnamento della Corte di Cassazione) che il pignoramento non potrebbe produrre gli effetti stabiliti dall’articolo 546 del codice di procedura civile (che rende inopponibili, cioè inefficaci, nei confronti del creditore che ha eseguito il pignoramento di qualsiasi fatto successivo che determini l’estinzione totale o parziale del credito al di fuori del procedimento esecutivo): in sostanza, quindi, questo vuol dire che se il pignoramento risultasse essere negativo nel momento in cui viene eseguito (perché il conto in quel momento è in rosso) e se i successivi versamenti avessero solo azzerato o ridotto lo scoperto, non sarà possibile considerare “compresi” nel pignoramento questi versamenti (che avevano semplice carattere ripristinatorio della provvista).

Se, perciò, accadesse al lettore di veder pignorato il suo conto e nel momento del pignoramento il conto fosse in rosso, la sentenza citata gli consente di effettuare successivi versamenti per ridurre e/o azzerare il rosso senza che il pignoramento possa estendersi a questi versamenti.

Chiaramente, poi, la chiusura del conto sarà soggetta alle regole contenute nelle clausole contrattuali che il lettore ha sottoscritto nel momento della conclusione, con la banca, del contratto di conto corrente.

Si aggiunge (per completezza) che l’Arbitro Bancario Finanziario (cioè l’Autorità imparziale chiamata a risolvere le controversie tra utenti e istituti bancari), con la decisione assunta dal Collegio di Napoli il 19 aprile 2013 (n. 2.052), stabilì che la banca non può ritenere di sottoporre al vincolo derivante dal pignoramento gli importi non materialmente presenti sul conto corrente ma esistenti solamente come margine disponibile nell’ambito di quello che è l’affidamento concesso contrattualmente al cliente.

L’Arbitro Bancario Finanziario, per essere più chiari, stabilì che il divieto per la banca di disporre delle rimesse sul conto corrente e l’obbligo di non sottrarle all’azione esecutiva non può essere esteso al margine disponibile nell’ambito dell’affidamento concesso al cliente: la banca, cioè, non può eseguire pagamenti al creditore pignorante utilizzando il fido concesso.

Infine, si evidenzia che per evitare l’avvio di azioni esecutive da parte di Equitalia (compresi i pignoramenti di conti bancari) è possibile presentare all’Agente della riscossione (cioè ad Equitalia stessa) richiesta di rateizzazione (fino a settantadue rate, anche variabili) degli importi iscritti a ruolo motivata da ragioni di obiettiva difficoltà (per debiti fino a 60.000 euro per dimostrare l’obiettiva difficoltà è sufficiente presentare l’istanza di rateizzazione senza dover allegare altro).

In base a ciò che stabilisce l’articolo 19 del decreto del Presidente della Repubblica n. 602 del 1973, una volta che l’istanza di rateizzazione sia accolta, Equitalia non potrà avviare azioni esecutive (compresi i pignoramenti di conti e/o stipendi) almeno fino a quando le rate saranno regolarmente pagate (si decade dalla rateizzazione, e le azioni esecutive possono essere avviate da Equitalia, in caso di mancato pagamento di almeno cinque rate anche non consecutive).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte


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