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Miscellanea Il Redditest penalizza i poveri: ecco le voci che fanno accendere il rosso

Miscellanea Pubblicato il 21 novembre 2012

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> Miscellanea Pubblicato il 21 novembre 2012

Sembra che il Redditest sia una grossa bufala, almeno per le famiglie a reddito basso che sono comunque tenute a sostenere spese essenziali.

Il Redditest penalizza le famiglie povere poichè queste, a fronte di una minore denuncia di redditi, sono comunque tenute a costi base di difficile eliminazione (vitto, alloggi, spese scolastiche per i figli, ecc.).

Eppure, la simulazione fatta dal giornale Italia Oggi dimostrerebbe il contrario.

“Una coppia con 40mila euro di reddito complessivo: spese importanti connesse alla proprietà di due immobili, uno a Roma e uno in una località balneare. A queste si aggiungono le spese di mutuo, quelle di manutenzione straordinaria sugli immobili, la colf, la palestra, l’abbonamento a teatro e un’auto da 70Kw. Poi le spese per la telefonia, l’energia elettrica, il gas e l’Rc auto. Fino a qui il responso del Redditest era ancora coerente. Le spese di viaggio, pari a 5mila euro, hanno fatto accendere la luce rossa” [1].

In caso di redditi superiori a 30.000 euro, a far accendere la luce rossa del software sono (oltre ai beni di valore rilevante come barche e auto di lusso) le spese per colf, viaggi, vacanze, tempo libero e cura della persona, mutui. Anche il luogo di residenza può essere un elemento influente ai fini della “coerenza fiscale”.

Ma il direttore Befera, parlando del nuovo accertamento sintetico, ha spiegato che l’incoerenza non è necessariamente sinonimo di evasione. La distanza fra quanto dichiarato e i redditi presunti in base alle spese può essere sempre giustificata dal contribuente, all’atto dei confronti che precedono l’avvio di un eventuale contenzioso. Peraltro, il nuovo accertamento sintetico prevede una soglia di tolleranza.

Scettico Il Sole 24 Ore. “Ad una prima analisi del Redditest la prima considerazione da fare verte sulla mole di dati che i contribuenti dovranno inserire nel software. Tanti, troppi. Quanti saranno quelli che avranno cura di inserire le informazioni richieste e, soprattutto, di reperirle anche in considerazione del fatto che è pur sempre un adempimento facoltativo ? Occorre capire, poi, l’esatta correlazione dei risultati del Redditest con quelli del futuro redditometro la cui composizione sembra essere leggermente diversa. Il Redditest, ad esempio, comprende sette macro categorie di spese, mentre il redditometro ne contempla nove. L’indicazione dei dati da inserire non è affatto semplice. A volte, troppo complicato e sostanzialmente inutile” [2].

 

 

note

[1] Andrea Bongi, Italia Oggi del 21.11.12, pag. 24.

[2] Dario Deotto, Il Sole 24 Ore del 21.11.12, pag. 2.


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