Diritto e Fisco | Articoli

Ape sociale Legge 104, quando si perde?

29 novembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 novembre 2017



Chi percepisce l’Ape sociale in qualità di caregiver perde il beneficio se l’assistito muore o non è più riconosciuto l’handicap grave?

Hai ottenuto l’Ape sociale come caregiver, cioè per l’assistenza di un familiare disabile, ma l’assistito è deceduto, o non è più riconosciuto portatore di handicap grave? In questi casi, non perdi il beneficio dell’Ape social: lo ha chiarito l’Inps, con una recente circolare sull’argomento [1].

In particolare, l’istituto ha precisato che Il riferimento alla condizione di caregiver è alla data della domanda: in buona sostanza, se alla data in cui viene inviata domanda di Ape sociale si assiste, da almeno 6 mesi, un familiare di 1° grado convivente, ancora in vita, portatore di handicap grave, il beneficio spetta. Se successivamente alla concessione dell’Ape social il familiare disabile assistito muore, oppure non è più riconosciuto disabile, l’Ape social non viene revocata.

Nessun diritto all’Ape social, invece, se il disabile assistito muore, o perde il riconoscimento dell’handicap in situazione di gravità, prima della data di invio della domanda di Ape sociale.

Requisiti per Ape sociale Legge 104

Ricordiamo che i requisiti perché sia riconosciuta l’Ape sociale in qualità di caregiver sono i seguenti:

  • almeno 63 anni di età;
  • iscrizione a una delle gestioni facenti capo all’Inps e possesso di 30 anni di contributi complessivi, tra le varie gestioni (escluse le casse professionali; con uno sconto, relativamente al requisito contributivo, pari a 6 mesi per ogni figlio, sino a un massimo di 2 anni, per le donne: si tratta di una delle novità contenute nella legge di Bilancio 2018);
  • assistenza, da almeno 6 mesi alla data della domanda, del coniuge, del partner dell’unione civile o di un familiare di 1°grado convivente portatore di handicap grave.

Ape sociale: come funziona

L’Ape sociale, o anticipo pensionistico sociale, non va confusa con la pensione anticipata, ma è un assegno a carico dello Stato, riconosciuto a chi possiede almeno 63 anni di età e 30 o 36 anni di contributi, a seconda della categoria di appartenenza.

La prestazione, in particolare, spetta fino al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia ed è riservata ad alcune categorie di lavoratori tutelati: disoccupati, invalidi, caregivers (persone che assistono un familiare di 1° grado  o il coniuge portatore di handicap grave) e addetti a lavori faticosi e rischiosi.

L’Ape sociale, nel dettaglio, come la cosiddetta Ape volontaria, è un anticipo pensionistico, cioè una prestazione che “accompagna” l’interessato dalla data di uscita dal lavoro (o, comunque, dalla data in cui si presenta la domanda per ottenere il trattamento), sino alla data di maturazione dei requisiti per la pensione. Può servire, quindi, sia per garantire un reddito dall’uscita dal lavoro alla data della pensione, sia per integrare il reddito stesso, nel caso in cui, ad esempio, non si esca dal lavoro ma si riduca l’orario.

A differenza dell’Ape volontaria, o di mercato, però, la prestazione non è ottenuta grazie a un prestito bancario: l’Ape sociale, difatti, è erogata direttamente dallo Stato e non deve essere restituita.

note

[1] Inps Circ. n. 100/2017.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

1 Commento

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI