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Pensione, si abbassa se mi metto in proprio a fine carriera?

18 gennaio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 gennaio 2018



Chi decide di iscriversi alla gestione commercianti alla fine della vita lavorativa riceve una pensione più bassa?

Non lavori più come dipendente, ti mancano pochi anni alla pensione e stai pensando di aprire un’attività per conto tuo? Una volta diventato imprenditore, devi sapere che sei obbligato a iscriverti alla gestione Inps commercianti e a versare i contributi previdenziali obbligatori.

Questi contributi, però, non possono abbassare la tua retribuzione media pensionabile, quindi non diminuiscono la pensione: la contribuzione versata presso la gestione previdenziale Inps commercianti, difatti, non influisce sulla contribuzione versata nel fondo pensione lavoratori dipendenti, a meno che non sia il lavoratore, volontariamente, a chiedere la ricongiunzione dei contributi (che, peraltro, è a titolo oneroso).

Nella generalità dei casi, invece, il lavoratore può usufruire del cumulo gratuito dei contributi, cioè della possibilità di sommarli gratuitamente ai fini del diritto alla pensione. In particolare, chi possiede contributi presenti nel fondo pensione lavoratori dipendenti (Fpld) e nella gestione speciale dei commercianti può usufruire di due tipi di cumulo: quello introdotto dalla una nota legge del 1966 [1], e quello introdotto dalla Legge di stabilità 2013 [2], modificato poi dalla Legge di bilancio 2017 [3].

Entrambe le modalità di cumulo, anche se consentono di sommare i contributi gratuitamente ai fini del diritto alla pensione, non consentono di unire la contribuzione ai fini della misura della pensione: ciascuna gestione, difatti, calcola separatamente la propria quota di trattamento.

Vecchio cumulo dipendenti commercianti

Partiamo, per spiegare meglio come funziona questo sistema di riunione della contribuzione,  dal “vecchio” cumulo dipendenti-commercianti, previsto dalla normativa del 1966.

La legge del 1966, che ha esteso l’assicurazione obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti agli esercenti attività commerciali e ai loro familiari coadiutori, prevede la possibilità di percepire una pensione “mista”, che viene liquidata cumulando la contribuzione da lavoro dipendente con quella da lavoro autonomo. Se la contribuzione da lavoro dipendente è da sola sufficiente per il perfezionamento del diritto alla pensione, il lavoratore autonomo può ottenere il trattamento con i requisiti previsti dal fondo lavoratori dipendenti e utilizzare la contribuzione versata nella gestione autonoma per un supplemento di pensione.

Se invece la contribuzione da lavoro dipendente non è da sola sufficiente per il diritto alla pensione, può essere utilizzata per la pensione da liquidare nella gestione autonoma (commercianti), ai fini del diritto al trattamento, con i requisiti e le decorrenze previsti per la gestione.

Con una successiva legge del 1990 [4], che è intervenuta sull’argomento, è stato poi chiarito che i contributi da lavoro dipendente ed autonomo sono, però, calcolati separatamente per determinare l’ammontare della pensione. Nel dettaglio:

  • per quanto riguarda il fondo pensione lavoratori dipendenti:
  • per chi possiede in questa gestione meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, il calcolo è retributivo sino a tale data, poi contributivo;
  • per chi possiede oltre 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, il calcolo è retributivo sino al 31 dicembre 2011, poi contributivo;
  • per chi non possiede contributi al 31 dicembre 1995, il calcolo è esclusivamente contributivo;
  • per quanto riguarda la gestione commercianti:
  • per chi possiede meno di 18 anni di contributi nella gestione commercianti al 31 dicembre 1995, il calcolo è reddituale sino a tale data, poi contributivo;
  • per chi possiede oltre 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, il calcolo è reddituale sino al 31 dicembre 2011, poi contributivo;
  • per chi non possiede contributi al 31 dicembre 1995, il calcolo è esclusivamente contributivo.

Calcolo reddituale della pensione nella gestione commercianti

Il meccanismo di calcolo reddituale è simile al calcolo retributivo, ma mentre nel primo la quota A di pensione si riferisce agli ultimi 5 anni di reddito e alle settimane sino al 1992, e la quota B si riferisce agli ultimi 10 anni di reddito e alle settimane sino al 1995 (per chi ha diritto al calcolo misto) o al 2011 (per gli ex “retributivi puri), nel reddituale la media riguarda gli ultimi 10 e 15 anni, rispettivamente per la quota A e la quota B.

Quote di pensione calcolate separatamente nel cumulo

L’importo complessivo della pensione in cumulo è pari alla somma delle due quote delle diverse gestioni, dipendenti e commercianti, liquidate ciascuna con i propri criteri [5].

Quanto stabilito dalla Legge del 1990, in materia di sistema di calcolo per il cumulo dei contributi, è stato poi confermato dalla normativa sul nuovo cumulo contributivo (Legge di stabilità 2013, in seguito modificata dalla Legge di bilancio 2017): è stato cioè confermato che, con il cumulo, ogni gestione previdenziale liquida la propria quota di pensione, mentre il calcolo del diritto alla pensione avviene sommando tutti i contributi.

Differenza tra i due cumuli

Tuttavia c’è una notevole differenza: secondo il cumulo introdotto dalla Legge del 1990, infatti, il sistema retributivo va applicato considerando le anzianità di ciascuna gestione, mentre secondo la Legge sul nuovo cumulo [6] va applicato contando le anzianità complessive presenti in tutte le gestioni.

In pratica, se un lavoratore, prima del 1995, possiede 9 anni di contributi come dipendente e 10 nella gestione commercianti, col nuovo cumulo ha diritto al sistema di calcolo retributivo sino al 31 dicembre 2011; col vecchio cumulo, invece, avrebbe in entrambe le gestioni  diritto al sistema retributivo solo sino al 31 dicembre 1995, perché non supera i 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995 in nessuna delle due gestioni, prese singolarmente.

È chiaro, dunque, che al momento della pensione conviene optare per il nuovo cumulo, per aver diritto a una maggiore quota retributiva della pensione in entrambe le gestioni.

Bisogna a questo proposito fare un’importante precisazione: un noto messaggio Inps del 2015 [7] chiarisce che, se si raggiunge un autonomo diritto alla pensione cumulando la contribuzione dipendenti-commercianti/lavoratori autonomi (non liberi professionisti), non si può fruire del nuovo cumulo, ma soltanto del vecchio cumulo dipendenti- commercianti, perché si possiede un autonomo diritto a pensione.

La legge di Bilancio 2017, però, ha esteso il nuovo cumulo anche ai casi in cui si raggiunga un autonomo diritto a pensione: questo comporta l’inefficacia del messaggio Inps del 2015 e la possibilità di scegliere il nuovo cumulo per chi possiede contributi come dipendente e commerciante.

Requisiti per il diritto alla pensione

Per quanto riguarda il diritto alla pensione, sia di vecchiaia che anticipata, i requisiti previsti nella gestione dipendenti e commercianti sono stati unificati:

  • 66 anni e 7 mesi di età nel 2018, 67 anni di età dal 2019, 67 anni e 3 mesi di età dal 2021 (successivamente è previsto un incremento pari a 3 mesi ogni biennio), unitamente a 20 anni di contributi per la pensione di vecchiaia;
  • 42 anni e 10 mesi di contributi sino al 31 dicembre 2018, 43 anni e 2 mesi dal 2019, 42 anni e 6 mesi dal 2021, 2021 (successivamente è previsto un incremento pari a 3 mesi ogni biennio), per la pensione anticipata; per le donne il requisito è “scontato” di un anno.

note

[1] L. 613/1966.

[2] L. 228/2012.

[3] L. 232/2016.

[4] L. 233/1990.

[5] Inps Circ. n. 242/1990.

[6] Art.1 co.246 L.228/2012.

[7] Mess Inps 7145/2015.

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