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Pagamento in ritardo del prestito: quando c’è la segnalazione?

30 novembre 2017


Pagamento in ritardo del prestito: quando c’è la segnalazione?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 novembre 2017



Obbligo di comunicazione preventiva e tempi di permanenza nella banca dati cattivi pagatori: le regole del Garante.

Non hai ancora pagato una rata del finanziamento e temi che questo ritardo possa comportare una segnalazione nella banca dati dei cattivi pagatori. Non vuoi che ciò accada perché hai una reputazione commerciale da difendere con le banche ed, in più, potresti sempre bisogno, in futuro, di un ulteriore mutuo. In ogni caso il solo fatto di risultare “segnalato” non fa parte della tua persona e del tuo modo di essere: il pagamento in ritardo è infatti stato determinato da un inadempimento del datore di lavoro nel versamento dello stipendio, fatto che certamente non dipende da te. Ma questo, per come è ovvio, non interessa alla finanziaria, che non valuta le ragioni dell’inadempimento e si limita a prendere atto che il bonifico non è arrivato. A mali estremi, estremi rimedi: chiederai, in ultimo, un prestito a tuo fratello. Il punto su cui però si sposta la tua attenzione è su quando c’è la segnalazione per il pagamento in ritardo del prestito: quanti giorni di tolleranza sono dovuti ed è necessario avvisare il debitore con una comunicazione preventiva? La segnalazione avviene in qualsiasi caso di ritardo oppure è consentita una tolleranza nei confronti di chi, come te, resta un soggetto affidabile (assunto e con stipendio), ma ha avuto solo difficoltà economiche? Nell’ipotesi più nero in cui dovessi essere segnalato, per quanto tempo rimane la segnalazione nella banca dati? Alle tue domande ha fornito una risposta, in questi giorni, il Garante della Privacy che ha adottato un provvedimento pubblicato proprio ieri in Gazzetta Ufficiale [1]. Vediamo cosa ha detto l’Autorità per la protezione dei dati personali.

Il preavviso di imminente registrazione

Il primo punto toccato dal Garante in merito alla segnalazione per il pagamento in ritardo del prestito riguarda la preventiva comunicazione al debitore. La legge [2] prevede l’obbligo, per la banca o la finanziaria, di inviare al debitore, prima della segnalazione in Crif o in un tutte le altre banche dati definite Sic (così si chiamano i cosiddetti «Sistemi di informazioni creditizie»), una lettera in cui lo avvisa che, se non verserà il dovuto, verrà iscritto nella banca dati. Lo scopo della norma è rendere  edotto l’interessato delle conseguenze di un perdurante inadempimento, dandogli così la possibilità di sanarlo prima dell’iscrizione. Ebbene, su come debba essere trasmessa questa comunicazione si sono registrate, in passato, posizioni discordanti. Solo in tempi recenti la giurisprudenza ha detto che il mittente deve dimostrare non tanto la spedizione della missiva, ma l’effettivo ricevimento da parte del debitore. Il Garante si allinea a questa interpretazione, più garantista per il soggetto finanziato, e chiarisce una volta per tutta che l’iscrizione nella lista nera può avvenire solo se la banca o la finanziaria dimostrano che l’avviso è stato ricevuto (o che l’interessato non lo ha voluto ricevere). In termini molto pratici significa che il preavviso di imminente registrazione va spedito con raccomandata a/r o posta elettronica certificata e non con lettera semplice. Se così fosse, non potendosi dimostrare l’effettivo ricevimento, l’iscrizione sarebbe illegittima e il debitore avrebbe diritto non solo alla cancellazione del nominativo, ma anche al risarcimento del danno.

Il preavviso va inviato almeno 15 giorni dell’iscrizione.

Quando si può essere segnalati?

Un ritardo di pochi giorni di una singola rata non può essere causa di segnalazione alla banca dati dei cattivi pagatori. L’episodio infatti potrebbe dipendere da una momentanea indisponibilità di liquidi (ad esempio è il caso dello stipendio pagato con qualche giorno di ritardo). Ci deve essere invece la prova di una effettiva situazione di difficoltà economica che renda improbabile il rispetto di tutti gli altri patti e, a catena, il ritardo anche sulle successive rate. Come abbiamo già detto in Pagamento in ritardo alla banca e segnalazione in Centrale Rischi,l’iscrizione alla centrale implica «una situazione del debitore non già di mero temporaneo e occasionale inadempimento, ma di vero e proprio stato di grave e non transitoria difficoltà economica del debitore, incapace di adempiere alle proprie obbligazioni». «Non è pertanto sufficiente – sostiene la Cassazione [3] – un mero ritardo nei pagamenti» ma è necessaria «una situazione patrimoniale deficitaria, caratterizzata da una grave e non transitoria difficoltà economica equiparabile, anche se non coincidente, con la condizione di insolvenza». In termini concreti vuol dire che, per la segnalazione alla Centrale rischi non è sufficiente che il debitore si sia solo dimenticato di pagare o non abbia potuto farlo per una transitoria difficoltà facilmente superabile; al contrario devono esserci fondati rischi che quest’ultimo si trovi davvero in crisi di liquidità ed è quindi verosimile che non paghi neanche le successive rate.

Per quanto tempo si resta segnalati?

Altro problema affrontato dal Garante riguarda i tempi di segnalazione nelle banche dati come Crif. Questi tempi, dice l’Authority, non possono mai superare cinque anni dalla cessazione del rapporto. La cancellazione deve avvenire in automatico, senza cioè una richiesta inviata dal debitore. Vediamo allora quali sono i tempi di cancellazione delle segnalazioni negative in Cri e nelle altre Sic private:

  • anche una semplice richiesta di finanziamento viene segnalata. La durata è quella del periodo di tenuta dell’istruttoria del finanziamento e, comunque, non oltre 6 mesi. Se invece il cliente invece rinuncia al finanziamento, e quindi la procedura viene interrotta, i tempi di permanenza scendono a un mese soltanto;
  • finanziamenti rimborsati regolarmente: le restituzioni puntuali delle rate restano nelle banche dati per 36 mesi massimo dalla data di estinzione effettiva;
  • ritardi relativi a 1 o 2 rate o mensilità: 12 mesi dalla comunicazione di regolarizzazione, a condizione che nei 12 mesi i pagamenti siano sempre regolari;
  • ritardi relativi a 3 o più rate o mensilità: ​24 mesi dalla comunicazione di regolarizzazione, a condizione che nei 24 mesi i pagamenti siano sempre regolari;
  • finanziamenti non rimborsati (o con gravi morosità)​: 36 mesi dalla data di estinzione prevista o dalla data in cui l’istituto di credito ha fornito l’ultimo aggiornamento.

Il punto affrontato dal Garante è da il momento a partire dal quale decorrono questi termini. Secondo l’Autorità si deve considerare la scadenza contrattuale o la cessazione del contratto, mentre per gli altri specifici casi previsti dal Codice (cessione del rapporto a società di recupero crediti, o la cessione in blocco e cartolarizzazione dei crediti), il tempo di conservazione non può comunque mai superare i cinque anni dalla data di scadenza del rapporto.

Che succede in caso di ritardo nel pagamento?

In caso di ritardo nel pagamento di una rata del finanziamento, la banca o la finanziaria mandano il sollecito al correntista con l’avviso che, in difetto di pagamento, invieranno la segnalazione entro 15 giorni alla centrale. Se regolarizzi subito il ritardo l’informativa non verrà recepita alle Sic e alla Crif. L’obbligo della segnalazione vale però solo per la prima rata. Non vi sono obblighi di informare il cliente in caso di ritardi successivi al primo; in tali ipotesi infatti la segnalazione avviene mensilmente senza previo invio di raccomandata al debitore.

Che succede se chiedo un finanziamento?

L’ultimo chiarimento fornito dal Garante della Privacy la cosiddetta «informativa personalizzata Secci», prevista dalla legge [4] nel caso in cui un cliente chieda solo un preventivo prima di formalizzare una vera e propria richiesta di finanziamento. In tale momento, banche e finanziarie devono tener conto solo ed esclusivamente delle informazioni rese, direttamente e spontaneamente, dal consumatore, senza possibilità di accedere ai sistemi di informazione creditizia.

note

[1] Garante Privacy provv. n. 438/2017 del 26.10.2017 in Gazz. Uff. del 29.11.2017.

[2] Articolo . 4 co. 7, codice deontologico operatori finanziari.

[3] Cass. sent. n. 7958/2009.

[4] Art. 124 Tub

  IL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI 

Nella riunione odierna,  in  presenza  del  dott.  Antonello  Soro,

presidente, della dott.ssa  Augusta  Iannini,  vicepresidente,  della

dott.ssa Giovanna Bianchi Clerici, componente, e del  dott.  Giuseppe

Busia, segretario generale;

Visti gli articoli 12 e 154,  comma  1,  lettera  e),  del  decreto

legislativo 30 giugno 2003, n. 196 – Codice in materia di  protezione

dei dati personali – (di seguito, «Codice»), i quali attribuiscono al

Garante  il  compito  di  promuovere  nell’ambito   delle   categorie

interessate, nell’osservanza del principio  di  rappresentativita’  e

tenendo  conto  dei  criteri  direttivi  delle  raccomandazioni   del

Consiglio  d’Europa  sul   trattamento   dei   dati   personali,   la

sottoscrizione di codici di  deontologia  e  di  buona  condotta  per

determinati settori, verificarne  la  conformita’  alle  leggi  e  ai

regolamenti anche attraverso  l’esame  di  osservazioni  di  soggetti

interessati e contribuire a garantirne la diffusione e il rispetto;

Visto in particolare l’art. 117 del Codice, con il quale  e’  stato

demandato al Garante il compito di promuovere la sottoscrizione di un

codice di deontologia e di buona condotta per il trattamento dei dati

personali effettuato nell’ambito di sistemi informativi di  cui  sono

titolari soggetti  privati,  utilizzati  a  fini  di  concessione  di

crediti  al  consumo,  nonche’  riguardanti  l’affidabilita’   e   la

puntualita’ nei pagamenti da parte degli interessati;

Visto il «codice di deontologia e di buona condotta per  i  sistemi

informativi gestiti  da  soggetti  privati  in  tema  di  crediti  al

consumo, affidabilita’ e  puntualita’  nei  pagamenti»  (di  seguito,

«codice deontologico») adottato con provvedimento del Garante del  16

novembre 2004, n. 8,  pubblicato  nella  Gazzetta  Ufficiale  del  23

dicembre 2004, n. 300, come modificato dall’errata corrige pubblicata

nella Gazzetta Ufficiale del 9 marzo 2005, n. 56;

Visto  l’art.  13,  comma  10,  del  «codice   deontologico»,   che

stabilisce il «periodico riesame  e  [l’]eventuale  adeguamento  alla

luce del progresso tecnologico, dell’esperienza acquisita  nella  sua

applicazione o di novita’ normative»;

Visto il provvedimento n. 203 del 17 aprile 2014, che il Garante ha

adottato in applicazione di tale disposizione (doc web n. 3070048)  e

con il quale e’ stata disposta l’apertura dei lavori di revisione del

«codice deontologico»;

Ritenuto opportuno e  non  ulteriormente  procrastinabile,  sia  in

considerazione del protrarsi dei lavori di revisione – e  nelle  more

di una eventuale  conclusione  dei  medesimi,  sia  alla  luce  delle

numerose  istanze  (segnalazioni,  reclami,  richieste  di  parere  e

ricorsi) pervenute nel tempo, fornire chiarimenti  e  indicazioni  di

carattere generale su talune disposizioni del  «codice  deontologico»

particolarmente controverse, che hanno generato dubbi interpretativi,

incertezze e difficolta’ applicative sia per gli operatori (gestori e

altri soggetti  titolari  del  trattamento  dei  dati  contenuti  nei

sistemi di informazioni creditizie), sia per gli interessati;

Viste le osservazioni formulate dal Segretario  generale  ai  sensi

dell’art. 15 del Regolamento del Garante n. 1/2000;

Relatore la dott.ssa Giovanna Bianchi Clerici;

Premesso che

1. Il preavviso di imminente registrazione.

1.1. L’art. 4, comma 7, del codice deontologico.

La norma in epigrafe prevede «l’invio» agli interessati,  da  parte

degli operatori, di una  comunicazione  contenente  il  preavviso  di

imminente registrazione nei «Sic» dei dati agli  stessi  riferiti  al

verificarsi di ritardi nei pagamenti. La ratio della disposizione  e’

evidentemente  quella  di  rendere  edotti  gli   interessati   delle

conseguenze di un  perdurante  inadempimento,  dando  cosi’  loro  la

possibilita’ di sanarlo prima di procedere  all’effettiva  iscrizione

dei nominativi nei «Sic». L’interpretazione  che  della  medesima  e’

stata data e l’applicazione  pratica  che  ne  e’  conseguita,  hanno

generato un fitto contenzioso  che,  nel  corso  degli  anni,  si  e’

risolto, con pronunce, spesso contrastanti, da parte degli  organismi

a  vario  titolo  chiamati  a  pronunciarsi  (Autorita’  giudiziaria,

Garante, Arbitro bancario finanziario).

1.2. Le recenti pronunce giurisprudenziali  e  dell’Arbitro  bancario

finanziario.

Solo  in  tempi  recenti,  la  giurisprudenza  si  e’  univocamente

orientata nel senso che, benche’ non siano previste forme particolari

per la comunicazione del preavviso, incomba sul creditore l’onere  di

provare  l’effettivo  adempimento  all’obbligo  di  invio   di   tale

comunicazione, ritenendo non sufficienti  elementi  solo  presuntivi,

quali,  ad  esempio,  la  produzione  della   copia   delle   missive

asseritamente  inviate  con  modalita’  inidonee   a   provarne   sia

l’avvenuta spedizione sia il ricevimento da parte del debitore (cosi’

in tribunale Verona, I Sez. Civ., sentenza  n.  163  del  6  febbraio

2016). Ancora piu’ puntuale risulta,  sul  punto,  il  pronunciamento

della Corte di cassazione Sez. I  Civ.  che,  con  ordinanza  del  13

giugno  2017,  n.  14685,  ha  stabilito   che   «[…]   l’atto   di

«avvertimento con preavviso» ovvero di «avviso» – di cui [l’]art.  4,

comma 7, fa  onere  all’intermediario  –  integra  una  dichiarazione

recettizia,   in   quanto   specificamente   diretta   alla   persona

dell’interessato   e    intesa    a    manifestare    la    decisione

dell’intermediario medesimo di  provvedere  alla  classificazione  di

«cattivo  debitore»  del  destinatario  interessato,  con  tutti  gli

effetti che ne conseguono, nel perdurante difetto di regolarizzazione

della propria posizione da parte di quest’ultimo entro il periodo  di

preavviso. In quanto «dichiarazione a  determinata  persona»,  quella

prescritta dalla norma dell’art. 4, comma 7,  risulta  soggetta  alle

prescrizioni generali di cui agli articoli 1334 e 1335 codice civile.

Percio’, l’efficacia  della  dichiarazione  di  «avviso»  si  produce

quando la stessa giunge a conoscenza  del  destinatario  interessato,

con la presunzione relativa che la conoscenza si abbia nel momento in

cui la dichiarazione raggiunge l’indirizzo del destinatario.».

Lo stesso Arbitro bancario finanziario,  che  si  era  espresso  in

passato in termini contrastanti (v. per tutte, Collegio di Napoli del

23 gennaio 2012, n. 234 e Collegio di Milano del 14 ottobre 2016,  n.

9150), si e’, da ultimo, orientato nel senso che il  mezzo  adoperato

per  l’invio  debba  integrare  i  requisiti  necessari   per   poter

conseguire la prova  legale  non  solo  dell’invio,  ma  anche  della

relativa ricezione, e pertanto  che  la  comunicazione  debba  essere

pervenuta a conoscenza del destinatario (v. Collegio di Roma  dell’11

novembre 2016, n. 10012 e Collegio di Bari  del  6  aprile  2017,  n.

3740).

1.3. La posizione del Garante.

Preso atto del consolidarsi dell’orientamento del quale si e’  dato

conto nel precedente paragrafo e alla luce del rilevante  contenzioso

che l’applicazione dell’art. 4,  comma  7,  del  codice  deontologico

continua a generare, anche presso il Garante, si  ritiene  necessario

un intervento chiarificatore da parte dell’Autorita’.

Al   riguardo,   condividendo   le   motivazioni   addotte    dalla

giurisprudenza di merito e di legittimita’ della  quale  si  e’  gia’

dato conto, anche il Garante ritiene che, al fine di rispondere  alla

ratio della norma, sia imprescindibile considerare  il  preavviso  di

imminente segnalazione un atto recettizio  ai  sensi  degli  articoli

1334  e  1335  codice  civile,  con  la  conseguenza  che,   per   la

legittimita’ della segnalazione nei «Sic», i titolari del trattamento

(cioe’ gli operatori bancari e finanziari) debbano essere in grado di

dimostrare  l’effettiva   ricezione   della   comunicazione   scritta

contenente il preavviso.

Tale lettura e’ infatti da condividere  anche  sotto  lo  specifico

profilo della normativa in materia di protezione dei dati  personali,

considerato, in particolare che:

trattandosi di uno dei profili oggetto  di  maggiore  contenzioso

tra le parti, e’ necessario, anche in ragione delle  conseguenze  che

l’iscrizione nei «Sic» comporta per l’interessato, che gli  operatori

creditizi si avvalgano di mezzi di invio che garantiscano la certezza

e l’effettivita’ della ricezione;

il  preavviso  di  segnalazione,  espressione  del  principio  di

correttezza nel trattamento dei dati personali ai sensi dell’art.  11

del Codice, ha lo scopo di  consentire  all’interessato  –  venuto  a

conoscenza dell’imminente segnalazione del suo nominativo nei «Sic» –

di adempiere al proprio obbligo creditizio prima che la  segnalazione

sia effettuata.

In alternativa all’invio delle comunicazioni a mezzo posta  di  uso

tradizionale (quali la raccomandata con  ricevuta  di  ritorno  e  il

telegramma, strumenti espressamente previsti  dall’art.  9-bis  della

legge 12 dicembre 1990, n. 386 per il preavviso di  iscrizione  nella

Centrale di Allarme Interbancaria –  CAI  in  caso  di  emissione  di

assegni in mancanza di provvista), gli operatori si potranno avvalere

dei  mezzi  considerati  legalmente  equivalenti,   come   la   posta

elettronica  certificata.  Ovviamente   saranno   anche   considerati

correttamente   ricevuti   i   preavvisi   che   risulteranno    noti

all’interessato in virtu’ di successivi  comportamenti  significativi

di quest’ultimo.

2. Tempi di conservazione dei  dati  in  caso  di  inadempimenti  non

regolarizzati.

2.1. Art. 6, comma 5, del codice deontologico.

La  disposizione  stabilisce  che  le   informazioni   relative   a

inadempimenti  non  successivamente  regolarizzati   possono   essere

conservate nei «Sic» «[…] non oltre trentasei mesi  dalla  data  di

scadenza contrattuale del rapporto oppure, in caso di  altre  vicende

rilevanti in relazione al pagamento, dalla data in cui  e’  risultato

necessario il loro ultimo aggiornamento, o  comunque  dalla  data  di

cessazione del rapporto».

Detta norma rende incerta l’individuazione della data di decorrenza

del termine di conservazione dei dati relativi  a  inadempimenti  non

regolarizzati. Infatti, se, da un  lato,  si  vuole  evitare  che  il

termine di trentasei mesi dalla prevista cessazione degli effetti del

rapporto contrattuale comporti automaticamente  la  cancellazione  di

informazioni relative a  inadempimenti  non  (ancora)  regolarizzati,

dall’altro la genericita’  del  testo  che,  a  tal  fine,  considera

rilevanti  una  pluralita’  di  accadimenti,   rischia   di   rendere

difficilmente  determinabile  ex  ante  il  momento  in  cui  i  dati

personali verranno cancellati, con  conseguente  incertezza  per  gli

interessati e per gli operatori del settore. Di  fatto,  l’esperienza

di  questi  anni  ha  palesato  l’esistenza   di   prassi   operative

diversificate fra i vari «Sic», a conferma  dell’opportunita’  di  un

intervento chiarificatore del Garante.

2.2. La posizione del Garante.

In  ossequio  ai  principi  generali  stabiliti   in   materia   di

trattamento dei dati personali (art. 11 del Codice),  appare  congruo

ritenere che il termine massimo di conservazione dei dati relativi  a

inadempimenti non successivamente regolarizzati – fermo  restando  il

termine «normale» di riferimento di  trentasei  mesi  dalla  scadenza

contrattuale o dalla cessazione del rapporto di cui all’art. 6, comma

5, del «codice deontologico» -, non possa  comunque  mai  superare  –

all’eventuale verificarsi delle altre  ipotesi  previste  dal  citato

art. 6, comma 5 – i cinque anni dalla data di scadenza del  rapporto,

quale risulta dal contratto  di  finanziamento.  Tale  termine  tiene

conto dei tempi massimi di conservazione dei dati «negativi»  fissati

in relazione ad altre banche dati assimilabili a quelle in  questione

(ad esempio, archivio CAI, banca  dati  protesti).  Cio’  corrisponde

alla necessita’ di non rendere  aleatorio  e  indefinito  il  termine

finale di conservazione dei dati. Nel  senso  di  una  determinazione

meno discrezionale di tale termine, si pone anche la nuova disciplina

in materia di protezione dei dati personali contenuta nel regolamento

(UE) n. 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile

2016, la quale, in materia di informativa da fornire all’interessato,

prevede  che  «[…]  per  garantire  un   trattamento   corretto   e

trasparente […]», il  titolare  indichi,  tra  l’altro,  «[…]  il

periodo di  conservazione  dei  dati  personali  oppure,  se  non  e’

possibile, i criteri utilizzati per determinare tale  periodo»  (art.

13, paragrafo 2, lettera a)).

3. Informativa personalizzata (SECCI).

3.1. Informativa  personalizzata  (SECCI)  prevista  dalle  modifiche

apportate all’art. 124 del decreto  legislativo  del  1°  settembre

1993, n. 385 – Testo unico bancario.

L’art. 5 del «codice  deontologico»  prescrive  che  «[a]l  momento

della raccolta dei dati personali relativi  a  richieste/rapporti  di

credito, il partecipante informa l’interessato ai sensi dell’art.  13

del Codice anche con  riguardo  al  trattamento  dei  dati  personali

effettuato nell’ambito di un sistema di  informazioni  creditizie»  e

che tale informativa deve essere resa obbligatoriamente per  iscritto

secondo il modello allegato al «codice  deontologico»  e,  «[…]  se

inserita in un modulo  utilizzato  dal  partecipante,  [deve  essere]

adeguatamente evidenziata e collocata in modo autonomo  ed  unitario,

in parti o riquadri distinti da quelli relativi  ad  eventuali  altre

finalita’ del trattamento effettuato dal medesimo partecipante».

L’informativa  personalizzata  SECCI  (denominata  anche  IEBCC   –

Informazioni europee di base sul credito ai consumatori,  informativa

precontrattuale o documento conforme) e’ un modello  di  informativa,

proposto e fornito dal finanziatore al cliente prima  che  lo  stesso

sia vincolato  da  un  contratto  e  recante  tutte  le  informazioni

necessarie per avere completa chiarezza delle condizioni economiche e

delle  caratteristiche  principali  del  finanziamento.  Essa   viene

predisposta conformemente a quanto disposto dalla Banca d’Italia  (v.

provvedimento del 9 febbraio 2011 «Trasparenza delle operazioni e dei

servizi  bancari  e  finanziari.  Correttezza  delle  relazioni   tra

intermediari  e  clienti»)  in  attuazione  dell’art.   124   decreto

legislativo 1° settembre 1993, n. 385 recante il «Testo  unico  delle

leggi in materia bancaria e creditizia» nel testo novellato  in  sede

di recepimento della direttiva 2008/48/CE relativa  ai  contratti  di

credito ai consumatori – in vigore dal 1° giugno  2011.  Detta  norma

prevede che «[i]l finanziatore o l’intermediario del  credito,  sulla

base delle condizioni offerte dal finanziatore e, se del caso,  delle

preferenze espresse e delle  informazioni  fornite  dal  consumatore,

forniscono al  consumatore,  prima  che  egli  sia  vincolato  da  un

contratto o da un’offerta di credito, le informazioni necessarie  per

consentire il confronto delle diverse offerte di credito sul mercato,

al fine di prendere una decisione informata e consapevole  in  merito

alla  conclusione  di  un  contratto  di  credito»  (articolo   cosi’

sostituito dall’art. 1 del decreto legislativo  13  agosto  2010,  n.

141, come modificato dall’art. 1 del decreto legislativo 14  dicembre

2010, n. 218 e dall’art. 1, comma 1, lettera c), decreto  legislativo

19 settembre 2012, n. 169).

3.2. La posizione del Garante.

Tenuto conto che  il  «codice  deontologico»  si  applica  solo  in

presenza di una  richiesta/rapporto  di  credito  e  non  nella  fase

propedeutica alla formulazione di una richiesta di finanziamento,  si

ritiene che, nella  predisposizione  dell’informativa  personalizzata

SECCI,  si  debba  tener  conto  esclusivamente  delle   informazioni

eventualmente rese, direttamente e  spontaneamente,  dal  consumatore

senza possibilita’,  in  questa  fase,  di  accedere  ai  sistemi  di

informazioni creditizie.

Tanto premesso, il Garante:

ai sensi degli articoli 154, comma 1, lettera h) e 12, comma  1,  del

Codice,  stabilisce  che  nell’interpretazione  e  applicazione   del

«codice di deontologia e di buona condotta per i sistemi  informativi

gestiti  da  soggetti  privati  in  tema  di  crediti   al   consumo,

affidabilita’  e  puntualita’  nei   pagamenti»,   i   titolari   del

trattamento tengano conto delle indicazioni fornite con  il  presente

provvedimento (punti 1.3.; 2.2.; 3.2.).

Si dispone che copia del presente provvedimento  sia  trasmessa  al

Ministero della giustizia – ufficio pubblicazione  leggi  e  decreti,

per la sua pubblicazione nella Gazzetta  Ufficiale  della  Repubblica

italiana  e  sia  resa  disponibile  nel  sito   web   dell’Autorita’

www.garanteprivacy.it

Roma, 26 ottobre 2017

Il Presidente

Soro

Il relatore

Bianchi Clerici

Il segretario generale

Busia

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1 Commento

  1. Buongiorno,
    Ho una carta di credito con Ducato, la quale provvede a spedirmi sempre in ritardo i bollettini di pagamento, a volte non arrivano per mesi e vengo contattato dall’ufficio crediti il quale provvede a darmi gli estremi per il pagamento ovviamente con interessi infiniti. Pago da circa 2 anni e la carta ormai è pure scaduta quindi non la uso più. Ieri faccio richiesta di un prestito per l’acquisto della macchina è mi viene rifiutata senza motivazione. Suppongo risulti un cattivo pagatore. Vi chiedo, se saldo l’intero debito che ammonta a circa 1900 euro, per quanto tempo rimango iscritto nella banca dati Crif?
    Grazie

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