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Bollette ed evasione: “e sia la luce!” disse la Finanza

26 ottobre 2011


Bollette ed evasione: “e sia la luce!” disse la Finanza

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 ottobre 2011



I consumi stanno diventando il metodo più facile, per la finanza, per stanare le evasioni fiscali; ma non basta evitare di spendere, per mettersi al riparo dai controlli. Anche il tempo in cui rimane accesa la luce di una camera potrebbe incastrare il contribuente.

Il consumo di energia elettrica può essere preso in considerazione dall’ufficio delle Entrate per ricostruire il reddito d’impresa del contribuente.

Lo ha stabilito una recente sentenza della Cassazione [1]. La Corte ha confermato l’accertamento IVA effettuato dal fisco nei confronti di un falegname che aveva dichiarato la cessazione dell’azienda nonostante la bolletta della luce intestata alla sua bottega fosse rimasta sostanzialmente invariata.

La bolletta diventa dunque un elemento di prova [2] per l’ufficio accertatore ai fini della dimostrazione del reddito d’impresa, in quanto proverebbe indirettamente un’attività all’interno dei locali.

Al contribuente spetta invece l’onere di addurre gli elementi contrari che confuterebbero la presunzione del fisco. Se questa controprova non viene fornita, l’accertamento dell’Erario resta valido.

Da oggi, dunqe, tutti attenti alla bolletta ENEL. E non solo per il costo in sé dell’utenza…

note

[1] Cass. sent. n. 22242 del 26.10.11

[2] Cosiddette presunzioni supersemplici, ossia prive dei requisiti della gravità, precisione e concordanza previsti dall’art. 38, comma tre, DPR 600/1973.

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