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Il padre ha diritto a sapere se il figlio ha un lavoro?

30 novembre 2017


Il padre ha diritto a sapere se il figlio ha un lavoro?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 novembre 2017



Anche se il figlio e il genitore non si parlano più, il primo deve informarlo delle proprie vicende reddituali e lavorative.

In una situazione di coniugi separati, il genitore tenuto a versare l’assegno di mantenimento ai figli resta obbligato finché questi non raggiungono l’indipendenza economica, ossia fino a quando ottengono un reddito stabile, sia pure non perfettamente confacente alle loro ambizioni. Ma se il genitore  vive altrove – come normalmente succede – e magari non ha buoni rapporti con l’ex moglie – come altrettanto spesso avviene – come fa a sapere se il figlio ha iniziato a guadagnare? È verosimile che nessuno glielo dirà pur di ottenere, da lui, altri pagamenti: non certo la moglie – che peraltro è interessata a ricevere il contributo mensile – e probabilmente neanche il figlio che, da questa situazione, ha il suo buon tornaconto. Il padre allora – perché è quasi sempre lui il genitore obbligato al mantenimento – è costretto a far ricorso a detective o a rimettersi alle voci di paese? No, e a dirlo è un interessante provvedimento del Tribunale di Como [1]: secondo il giudice, il padre ha diritto a sapere se il figlio ha un lavoro.

L’obbligo di versare gli alimenti è una normale obbligazione al pari di tante altre. Come per tutte le obbligazioni, quindi, anche ad essa si applica il principio, sancito dal codice civile [2], secondo cui le parti devono comportarsi secondo buona fede e correttezza. Questo significa non tacere nulla di cui si è a conoscenza che potrebbe interferire sulla prestazione della controparte. Se il figlio lavora, il padre ha diritto a saperlo e il giovane non può nasconderglielo anche se ciò potrebbe voler dire la perdita del mantenimento. Perché tuttavia il padre possa interrompere il versamento dell’assegno mensile deve prima proporre un ricorso al giudice dal quale deve essere autorizzato, non potendo invece stoppare i bonifici di propria spontanea iniziativa.

Il genitore deve essere informato del nuovo lavoro del figlio non solo per un proprio interesse economico ma, anche per due ulteriori ragioni:

  • per evitare sanzioni da parte dell’Agenzia delle Entrate qualora dovesse richiedere (per ignoranza incolpevole) le detrazioni fiscali per carichi familiari che invece, in casi del genere, non gli spetterebbero;
  • per prevenire litigi e contrasti con l’ex moglie legati agli adempimenti economici.

Nel caso di specie, quindi, posto il dovere di trasparenza verso il genitore che provvede a versare il mantenimento, il giudice ha condannato il figlio a informare, ogni tre mesi, il proprio padre circa la sua situazione reddituale e lavorativa. Ma, al di là dell’imposizione del tribunale, quest’obbligo vale per chiunque si trovi nella stessa situazione. E non si può dire che l’onere ricada solo sul figlio visto che spesso l’assegno viene versato nelle mani della madre e questa, in quanto convivente, non può non essere al corrente del nuovo lavoro del giovane.

note

[1] Trib. Como, provv. del 15.11.2017.

[2] Art. 1175 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com

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2 Commenti

  1. Finalmente un bell’articolo e strutturato bene, proprio adatto per me e chissà per quanti milioni di papà? Grazie!

  2. Personalmente sono stato all’ufficio di collocamento presso Frosinone chidendo se mio figlio maggiorenne avesse preso servizio presso un azienda ma mi rispondono per la privacy non potevano darmi chiarimenti per la mia domamanda

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