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Lo sai che? Come contestare una fotografia

Lo sai che? Pubblicato il 30 novembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 30 novembre 2017

La fotografia, da sola, non può dimostrare la data in cui essa è stata scattata: manca quindi la sua funzione di prova.

C’è una foto che ti ritrae con una persona mentre sei passeggio per strada, in un orario in cui, invece, dovresti essere al lavoro. Un tale asserisce di avere uno scatto in cui appari felice durante una serata in discoteca mentre ufficialmente eri in malattia. In una immagine fatta da un drone si intravede la casa dei tuoi genitori com’era un tempo e uno dei tuoi fratelli vorrebbe usarla per dimostrare di aver fatto, da poco, dei lavori di ristrutturazione. Un’ultima foto, scattata con lo smartphone, ritrae un’auto con una ruota finita in una buca stradale. Cos’hanno in comune tutte queste situazioni? La prova principale è costituita da una foto. Che valore ha, ai fini legali, l’immagine “intrappolata” dalla cam digitale? Se qualcuno dovesse usare questa prova contro di te, cosa potresti fare? Se vuoi sapere come contestare una fotografia, la cosa migliore da fare è sapere cosa dice il codice civile per come interpretato, proprio questa mattina, dalla Cassazione. La sentenza [1] è particolarmente interessante per cui val la pena di commentarla qui di seguito.

Che valore hanno le fotografie in processo?

Come avevamo già detto nell’articolo Che valore ha una foto o una fotocopia in una causa? la legge assimila le fotografie alle fotocopie e a tutte le altre riproduzioni meccaniche. Il loro valore, ai fini di una causa, è molto limitato. Esse – dice il codice di procedura civile [2] – costituiscono una prova documentale solo se non contestate dalla controparte. La mancata contestazione si considera come una sorta di tacito riconoscimento di validità, il che conferisce alla foto un valore pari a quello che può essere un documento scritto. Se invece c’è la contestazione, la fotografia diventa carta straccia. Ma come va fatta questa contestazione?

Secondo quanto più volte chiarito dalla Cassazione, la contestazione non può essere generica (la parte non può cioè limitarsi a dire – quasi fosse una formula di stile – «contesto la foto») ma deve fondarsi su elementi validi, tali da gettare dubbio sull’autenticità della prova. In pratica bisogna far venire al giudice il sospetto che la fotografia non rappresenti ciò che invece sostiene l’avversario? Ma come si fa? Arriviamo così al chiarimento rilasciato dalla Suprema Corte questa mattina. Per capirlo meglio facciamo un esempio.

Come contestare una fotografia

Una persona invia una lettera al condominio per chiedere il risarcimento del danno a causa della caduta da un gradino pericolante non segnalato all’interno delle scale dell’edificio. Sostiene di essersi fatto male circa 3 mesi fa. Come prova allega una foto che ritrae una crepa di un angolo del marmo di cui il gradino è composto.

L’amministratore, invece, che è al corrente delle condizioni del palazzo, ricorda bene che la crepa rappresentata nella foto si è verificata molto più di recente. Il suo sospetto è che il condomino voglia approfittare della situazione e ottenere dei soldi che non gli spettano. Che succede in questo caso?

Secondo la sentenza in commento, la fotografia, anche se non contestata dalla controparte, può fare da prova solo se rappresenta le condizioni di luogo e di tempo in cui è stata scattata.

Circa il «luogo» non vi sono problemi: basterà fare in modo che nella foto venga ricompreso anche una parte dell’ambiente attorno (nell’esempio di poc’anzi, la rampa di scale da cui si evince in quale edificio palazzo ci si trova).

Molto più problematico è inquadrare la foto in un ambito definito di «tempo»: come si può essere certi che lo scatto sia stato fatto in una particolare data? Anche laddove la cam digitale abbia la titolatrice con la data, questa è comunque facilmente modificabile dalle impostazioni della macchina stessa. È difficile, se non impossibile, in queste condizioni, dare alla foto una certezza temporale.

Quindi, per contestare una fotografia basterebbe sostenere davanti al giudice che non vi è certezza sulla sua data e che, nel tempo, l’aspetto del luogo è mutato.

Come mettere una data certa su una foto

Chi è scaltro penserà a dotare la foto di altri elementi che possano ancorarla a un preciso momento. Ad esempio, accostando il soggetto fotografato a una prima pagina di un giornale dalla quale si possa evincere la data precisa della foto.

In alternativa, si potrebbe chiedere a un notaio di far autenticare una firma sul retro della foto in modo da dare a questa un giorno, un mese e un anno.

Un ulteriore sistema per contestualizzare una foto potrebbe essere quello di spedire la stampa con l’immagine mediante una raccomandata a.r. a sé stessi, in modo che sulla busta compaia il timbro postale che, in quanto apposto da pubblico ufficiale, costituisce data certa.

La foto della buca stradale è prova?

Il caso deciso dalla Cassazione riguarda un automobilista finito in una buca stradale che, per documentare il danno, aveva scattato un’immagine con il proprio smartphone. Tuttavia secondo i giudici, la foto senza data non dimostra che la buca fosse già presente sull’asfalto al momento del sinistro; né è necessario che il Comune la disconosca per evitare di dover risarcire il danno. E ciò perché l’onere di contestazione, previsto dal codice civile (di cui abbiamo parlato sopra) sorge solo se la foto rappresenta non soltanto le circostanze di luogo ma anche quelle di tempo in cui è stata realizzata.

note

[1] Cass. sent. n. 28665/17 del 30.11.2017.

[2] Art. 2712 cod. civ.

Autore immagine: Pixabay.com


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