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Lo sai che? Tasse universitarie: agevolazioni

Lo sai che? Pubblicato il 23 gennaio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 23 gennaio 2018

Le tasse universitarie possono arrivare a cifre davvero alte: esistono però diverse agevolazioni e incentivi per gli studenti, sia per reddito che per merito 

Studiare è un diritto di tutti e l’Università dovrebbe essere un luogo aperto e dinamico, in continua crescita. Un luogo in cui chiunque voglia far proprio questo diritto possa sentirsi accolto, al di là delle possibilità economiche. Ecco perché è tanto importante garantire ai propri cittadini una scuola pubblica e aperta a tutti. Non riusciamo neanche a immaginare quanto possa costare la scuola in paesi in cui l’istruzione non sia pubblica, in cui si comincia alla nascita del bambino a mettere da parte i soldi per pagare le future stratosferiche rette universitarie.

Anche voi siete alla ricerca di qualche agevolazione particolare per riuscire ad abbattere i futuri costi della vostra iscrizione all’Università? Esistono molte possibilità di esenzione e riduzione delle tasse, oltre a borse e studio e non solo. Incentivi che forse non tutti conoscono. Capita infatti spesso che alcune borse di studio restino nelle casse degli Atenei, perché non sono state richieste dalle matricole.

Vediamo allora le principali forme di agevolazione e incentivi che le Università italiane mettono a disposizione degli studenti, quelli capaci e meritevoli, così come quelli con basso reddito.

Tasse universitarie: cosa sono? 

Il diritto allo studio è sancito e tutelato dalla legge più importante del nostro paese: la Costituzione italiana, che ribadisce in modo chiaro come la scuola debba essere aperta a tutti e che gli studenti meritevoli, anche se non hanno i mezzi per farlo, devono poter accedere alle scuole più alte, con borse di studio e agevolazioni alle famiglie [1]. Il riferimento è chiaramente all’Università che – diciamolo chiaramente – è pubblica certo, ma non totalmente gratuita.

Anzi ai propri studenti impone, per poter frequentare i corsi di laurea, il pagamento di tasse universitarie obbligatorie – dette anche rette – più o meno alte. In alcuni Atenei sfiorano anche i 3 mila euro all’anno. Queste rette si aggiungono ai fondi statali come una sorta di contributi di compartecipazione per il servizio offerto, nel senso che il mantenimento degli atenei, gli stipendi dei professori, i costi di gestione e tutto quanto possa servire per mantenere in piedi il carrozzone universitario, è pagato in parte dallo Stato in parte dagli studenti.

A quanto ammontano?

Prima di arrivare a capire quali agevolazioni vengono previste in materia di tasse universitarie, occorre ribadire che le rette non sono uguali per tutti. Cambiano in base all’Ateneo, al tipo di Facoltà scelta, al grado del corso di studi (le lauree triennali costano meno delle Magistrali). E soprattutto, il contributo che si andrà a pagare sarà stabilito in base al reddito della famiglia, a seconda delle fasce di reddito Isee. Sono inoltre da versare rispettando scadenze precise decise da ogni Ateneo. In alcuni Atenei possono anche sfiorare i 2.500/3000 euro.

Il pagamento delle tasse universitarie si suddivide sempre in:

  • Due rate
  • Tassa regionale per il diritto allo studio
  • Imposta di bollo
  • Assicurazione

Come calcolare le tasse universitarie con l’Isee? 

È essenziale quindi, nel momento in cui ci si deve iscrivere all’Università, farsi aiutare magari da un Caf per la compilazione dell’Isee (indicatore situazione economica equivalente): il principale documento che sintetizza le condizioni economiche familiari, e rilascia un importo corrispondente al reddito della famiglia che richiede prestazioni sociali agevolate. E quando ci si iscrive al primo anno di Università lo si deve presentare assieme alla domanda di iscrizione, perché su quello l’Ateneo ci comunica quanto dobbiamo versare.

Ogni Ateneo associa ad una fascia di reddito il corrispondente importo di tasse. E soprattutto, quasi tutti gli Atenei hanno inserito nel sito web un simulatore di reddito, per capire, a livello indicativo, quanto si andrà a pagare.

È stabilito per legge che al di sotto di una certa fascia di reddito – certificata dall’Isee – l’Università debba garantire l’esonero totale delle tasse.

Tasse universitarie: differenza tra atenei pubblici e privati

Appare abbastanza scontato che la principale differenza tra un’università pubblica e una privata è l’ammontare delle tasse universitarie. Per uno studente con problemi di reddito (o anche per qualsiasi normale studente con una famiglia stipendiata) studiare all’Università privata può rivelarsi davvero un salasso. A meno che non si riesca ad usufruire di una borsa di studio parziale o totale.

Le polemiche sulle due tipologie di istruzione comunque vertono anche sulla capacità di network. Cosa significa? Significa che spesso le università pubbliche sono ottime dal punto di vista dell’insegnamento e del prestigio (si pensi all’Alma Mater di Bologna), ma poi le partnership con le aziende e i futuri datori di lavoro degli studenti sono appannaggio degli Atenei privati, che riescono a garantire ai propri studenti ottime opportunità di stage e carriera.

Tasse universitarie: quali agevolazioni per studenti?

Non facciamoci scoraggiare però dalle grandi cifre che ci si pongono davanti al momento dell’iscrizione, perché le Università mettono a disposizione diverse agevolazioni e misure a copertura delle rette, del tutto o in parte: dall’esonero del pagamento al lavoro in Università, fino alle borse di studio. Vediamo in dettaglio le principali.

Innanzitutto sono tre i motivi per cui si può ottenere una riduzione delle tasse: reddito, merito, invalidità.

Esonero totale tasse

In diversi modi è possibile farsi esonerare dal pagamento delle tasse.

Con la no tax area innanzitutto: una soglia di reddito Isee stabilita per legge al di sotto della quale non si paga nulla (a parte la tassa regionale per il diritto allo studio, di solito poco più di 130 euro). Ogni Ateneo può decidere quale debba essere questa soglia.

Vediamo alcuni esempi:

  • Università di Bologna: Isee fino a 23 mila euro, c’è l’esonero totale
  • La Sapienza di Roma: Isee fino a 14 mila euro, c’è l’esonero totale
  • Federico II di Napoli: Isee fino a 13 mila euro, c’è l’esonero totale

Venendo al merito delle agevolazioni sulle tasse universitarie, ci sono Atenei che hanno deciso di esonerare dal pagamento delle tasse del 1° anno anche gli studenti più meritevoli delle scuole superiori, quelli che hanno ottenuto un voto di maturità di 100 su 100. Un esempio di questa misura ce lo da ancora una volta l’Università di Bologna. Un altro esempio sono l’Università di Ferrara e la Sapienza, che però chiedono anche la lode (altrimenti si ha diritto all’esonero parziale).

L’esonero totale per reddito vale solo per il 1° anno di iscrizione. Se si lo si vuole mantenere anche gli anni successivi si deve affiancare il requisito di merito: al 2° anno, si devono raggiungere 10 crediti formativi, e al 3° anno 25 crediti formativi.

Infine l’esonero totale si ha per invalidità. Nello specifico, non sono tenuti a pagare le tasse universitarie le persone con una invalidità pari o superiore al 66 per cento.

Esonero parziale tasse

Si può ottenere, se non l’esenzione completa, almeno una riduzione della retta universitaria. E le motivazioni sono sempre quelle: reddito, merito, invalidità.

Per reddito. Quando l’Isee supera la soglia di esenzione scelta da ogni Ateneo, si entra nel secondo scaglione, quello fino a 30 mila euro, che comunque permette un pagamento decisamente diminuito delle tasse.

Prendiamo sempre come esempio l’Università di Bologna: la soglia Isee di esenzione totale è di 23 mila euro. Dai 23.001 ai 30 mila euro è previsto un primo scaglione di esenzione parziale. La regola è: man mano che si sale di reddito, crescono anche le tasse. In particolare, superata la soglia Isee di esenzione, le tasse comunque non possono superare il 7 per cento della quota Isee che eccede la soglie di esenzione.

Anche gli studenti che hanno ottenuto una borsa di studio e che sono iscritti al 1° anno fuori corso possono avere l’esonero parziale dalle tasse. Così come gli studenti vittime di terrorismo e quelli che hanno un fratello o una sorella iscritti alla stessa università.

Per merito. Le matricole che si iscrivono al primo anno e che si rivelano meritevoli – perché hanno ottenuto 100/100 al diploma o comunque un voto alto (stabilito dall’Ateneo) – o studenti degli anni successivi che maturano i crediti richiesti dall’Università, possono continuare a godere di tasse ridotte.

Per invalidità. Possono pagare tasse ridotte anche gli studenti con disabilità fino al 65 per cento.

Borse di studio

Quando parliamo di borse di studio, ci riferiamo a quelle somme di denaro messe a disposizione dalla Regioni. In realtà la fonte primaria di questi soldi è il ministero dell’Istruzione, che li manda alla Regioni e queste indicono bandi a cui è possibile partecipare.

Altre volte invece le borse di studio sono messe a disposizione dallo stesso Ateneo oppure da sostenitori privati, che decidono di devolvere generosamente una cifra in denaro all’Università, veicolandone la distribuzione agli studenti, proprio in forma di borsa di studio.

È bene quindi controllare sempre il sito web dell’Università che si sceglie, perché lì sono pubblicati tutti i bandi a disposizione degli studenti.

Collaborazioni con l’Università

Non è da escludere una possibilità di questo tipo, perché aiuta economicamente e ci fa entrare nel magico mondo universitario, collaborandoci. Le università infatti permettono ai propri studenti di svolgere una collaborazione part time nelle strutture dell’Ateneo (biblioteche, sale studio, centri di ricerca e studio) per un massimo di 200 ore retribuite. Si deve presentare apposita domanda tramite bando e si entra in una graduatoria.

Esenzioni figli di persone con pensione di inabilità

In linea generale, i figli di persone invalide che percepiscono pensione di inabilità sono esonerate – totalmente o parzialmente – dal pagamento delle tasse universitarie. Sono sempre gli Atenei a decidere le modalità. In casi come questo, lo studente deve inviare all’Università l’autocertificazione del proprio stato di famiglia, copia del verbale della Asl in cui si certifica il grado di invalidità del genitore e la certificazione dell’ente pensionistico (in generale l’Inps).

Prestiti ad honorem per merito

Per gli studenti particolarmente meritevoli che vogliono frequentare l’Università ma hanno bisogno di soldi ulteriori per farlo, perché magari oltre alle esenzioni, non riescono a fa fronte ad altre spese (per esempio l’affitto quando si è fuori sede), possono chiedere un prestito ad hoc in banche convenzionate. Gli Istituti si impegnano a non chiedere altre garanzie se non quella fornita dallo Stato.

Ogni prestito non supera i 25 mila euro e i tassi vengono decisi dalla banca a cui ci si rivolge, ma non possono superare un tetto prestabilito. Inoltre la restituzione dei soldi può cominciare solo dal trentesimo mese dopo l’erogazione dell’ultima rata di finanziamento e si può protrarre dai 3 ai 10 anni, a seconda delle condizioni.

È possibile controllare eventuali partnership degli Atenei con gli istituti bancari. Oppure è possibile controllare l’elenco delle banche aderenti e le condizioni proposte sul sito web www.diamoglifuturo.it

Le condizioni di merito richieste sono queste:

  • Essere iscritti a un corso triennale o ad un corso di laurea a ciclo unico, essere in regola con le tasse e aver conseguito il diploma con almeno 75/100
  • Essere iscritti ad un corso di laurea magistrale, essere in regola con le tasse universitarie e aver conseguito la laurea triennale con almeno 100/110
  • Essere iscritti ad un corso di specializzazione dopo aver conseguito la laurea in medicina e chirurgia con almeno 100/110
  • Essere iscritti ad un dottorato di ricerca all’estero che deve avere una durata legale triennale al fine di essere riconosciuto in Italia

Studenti lavoratori

Siete lavoratori e volete iniziare un percorso di studio accademico? Andando oltre il pagamento delle rette ed entrando nel merito delle modalità di frequenza, per legge i lavoratori pubblici e privati possono usufruire di alcune agevolazioni, se decidono di accrescere il proprio bagaglio culturale. Qui diritto al lavoro e diritto allo studio si incontrano e danno vita a specifiche agevolazioni, stabilite in genere dai propri contratti collettivi nazionali:

  • I lavoratori con contratto hanno diritto a permessi retribuiti per sostenere gli esami
  • Le 150 ore. Suddivise di solito in 50 ore all’anno da utilizzare per seguire corsi e attività di formazione
  • Università part-time. Chi lavora può scegliere di frequentare a tempo parziale. È una tipologia di iscrizione che può scegliere chi sa già che andrebbe fuori corso. Col part time universitario il numero di esami da sostenere resta invariato, ma il numero di crediti da conseguire annualmente è ridotto, così lo studente può laurearsi con calma, diluendo tutto in più tempo.

Detrazione fiscale tasse universitarie

Questa agevolazione vale per qualunque studente iscritto all’Università. È bene sapere che le tasse universitarie si possono detrarre dalla dichiarazione dei redditi. Ogni anno viene fissato il tetto di spesa detraibile per tasse e contributi pagati l’anno precedente.

Diciamo però che si possono detrarre nel limite del 19 per cento:

  • Le spese per la frequenza dei corsi presso università statali e private
  • Tasse universitarie per lauree triennali e magistrali e per i Master
  • Ricongiunzioni di carriera
  • Passaggi di corso
  • Frequenza di corsi singoli delle Università
  • Iscrizione all’appello di laurea
  • Rilascio della pergamena

Tutto ciò non sarà abbastanza, ma è già qualcosa. Ed è bene informarsi prima di deprimersi pensando di non potersi in alcun modo permettere l’Università. I siti web delle Facoltà, gli uffici relazioni con il pubblico, le segreterie e le aziende regionali per il diritto allo studio hanno tutte le informazioni in proposito. Su molti siti degli Atenei ci sono inoltre simulatori di redditi che aiutano a capire quando si potrebbe andare a pagare di retta, per potersi fare un’idea su eventuali agevolazioni da richiedere.

note

[1] Art. 34 Costituzione italiana


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