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Lo sai che? Evasione fiscale e frode fiscale: quali differenze?

Lo sai che? Pubblicato il 3 dicembre 2017

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Omessa dichiarazione dei redditi e infedele dichiarazione: le differenze con la dichiarazione fraudolenta e le soglie oltre le quali scatta il reato.

Evasione fiscale e frode fiscale, due nomi che sembrano molto simili, almeno nelle conseguenze; in entrambi i casi il contribuente non paga le tasse. Ma non è detto che chi “evade” commetta anche una “frode”. L’evasione è un comportamento, di norma, passivo, costituito dal mancato versamento dei tributi; la frode richiede invece qualcosa in più, dei raggiri volti a far apparire una situazione diversa da quella reale. In questo breve articolo cercheremo di spiegare quali sono le differenze tra evasione fiscale e frode fiscale, anche al fine di smontare alcune false convinzioni che, in materia di illeciti tributari, spesso si formano.

Cos’è l’evasione fiscale 

Quando si parla di evasione fiscale si intende, comunemente, il mancato pagamento delle imposte e si pensa subito a un reato, ossia a un illecito penale. Anche se i luoghi comuni dipingono l’evasore come colui che «volontariamente» si sottrae al pagamento delle imposte, per la legge l’evasore è anche colui che «non può» pagare. Ciò che rileva, dunque, è l’inadempimento in sé, a prescindere dalle cause. Eccezionalmente la legge giustifica l’evasione quando il contribuente riesce a dimostrare di essere stato nell’oggettiva e incolpevole impossibilità di procurarsi i soldi per lo Stato.

Detto ciò, sfatiamo subito un luogo comune: l’evasione fiscale non è un reato, non almeno entro determinate soglie (peraltro abbastanza ampie, nelle quali ricadono di solito tutti i piccoli contribuenti, gran parte dei professionisti e le micro imprese).

Questo non vuol dire che non si venga puniti, ma le sanzioni non saranno di tipo penale. Si tratterà solo di sanzioni amministrative, ossia dell’obbligo di pagare delle “multe”, che si andranno a sommare all’imposta evasa e agli interessi. Tutto ciò che rischia il contribuente, però, è una cartella esattoriale e il pignoramento, ma non certo un procedimento penale e la fedina.

Superate le soglie previste dalla legge si rientra invece nel reato e, allora, scattano sanzioni più severe, finanche l’arresto. Secondo parte della giurisprudenza, se con l’accertamento con adesione si scende al di sotto di tali soglie, il reato viene meno e non può più essere applicata la relativa sanzione penale.

Attenzione: possono confluire nel penale solo le violazioni relative alle imposte dirette (ad esempio l’evasione dell’Irpef) e all’Iva mentre non costituiscono mai reati le violazioni in materia di Irap, imposte indirette e altri tributi diversi.

Ma in cosa consiste l’evasione fiscale? In questo concetto rientrano numerosi comportamenti, tutti tipizzati dalla legge. Vi è, ad esempio, l’omessa presentazione della dichiarazione dei redditi, la non fedele compilazione della dichiarazione stessa (tacendo dei redditi percepiti oppure facendo risultare dei costi superiori rispetto a quelli effettivi), l’assenza di documenti fiscali per i quali è prescritta al conservazione, ecc.

Quando l’evasione fiscale è un reato

Vediamo quali sono le soglie di evasione oltre le quali scatta il penale e in quali casi invece si rientra nell’illecito amministrativo.

Omessa presentazione della dichiarazione dei redditi

È il comportamento di chi non presenta la dichiarazione dei redditi entro i termini di scadenza previsti dalla legge per il singolo periodo di imposta.

Il reato scatta solo se l’imposta evasa è superiore a 50mila euro. Rileva solo l’Irpef e non l’Irap. Per cui, per l’omessa presentazione della dichiarazione Irap non c’è mai reato.

La pena è la reclusione da 1 anno e 6 mesi a 4 anni.

Se invece l’imposta evasa è inferiore a 50mila euro le sanzioni sono sempre amministrative e sono:

  • da 250 a 1.000 euro se l’imposta non è dovuta;
  • da 150 a 500 euro se non è dovuta l’imposta e la dichiarazione viene presentata entro l’anno successivo;
  • dal 120 al 240% in tutti gli altri casi.

Omessa presentazione della dichiarazione Iva

In tale ipotesi il reato scatta con una imposta evasa di oltre 50mila euro.

Se invece l’imposta evasa è inferiore a 50mila euro le sanzioni sono sempre amministrative e sono:

  • da 250 a 1.000 euro se l’imposta non è dovuta;
  • da 150 a 500 euro se non è dovuta l’imposta e la dichiarazione viene presentata entro l’anno successivo;
  • dal 120 al 240% in tutti gli altri casi.

Infedele dichiarazione

È il comportamento di chi non indica, nella dichiarazione, dei redditi percepiti o li indica in misura inferiore (ad esempio se si ottiene un canone di affitto in nero o si emette una fattura per un importo inferiore a quello ricevuto) o ancora dichiara delle spese che non ha invece sopportato.

Anche in questo caso la sanzione è sempre amministrativa, salvo che si raggiunga la soglia del penale. Questa si ha quando:

  • l’imposta evasa è superiore a 150mila euro;
  • gli elementi attivi sottratti all’imposizione (anche tramite indicazione di elementi passivi fittizi) sono superiori al 5% dell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione, o, comunque superiore a € 1.500.000, ovvero qualora l’ammontare complessivo dei crediti e delle ritenute fittizie in diminuzione dell’imposta è maggiore del 5% dell’ammontare dell’imposta medesima o comunque ad € 3.000.000 (dichiarazione infedele sopra soglia)

Omesso versamento Iva e ritenute certificate

Il reato di omesso versamento Iva e ritenute certificate scatta solo se il debito è superiore a 250mila euro.

Emissione di fatture false

Il reato scatta per l’emissione di fatture o ricevute per operazioni inesistenti al fine di consentire a terzi l’evasione dell’imposta sui redditi o dell’Iva, a prescindere dall’utilizzazione o meno dei documenti falsi da parte del soggetto ricevente e dall’importo (prima la soglia di punibilità era di 196 mila euro).

Quando non c’è reato

L’evasione non è punibile, in quanto non vi è dolo specifico, in caso di:

  • violazioni di norme tributarie dipendenti da obiettive condizioni di incertezza sulla loro portata e sul loro ambito di applicazione;
  • errore su una legge diversa da quella penale quando ha cagionato errore sul fatto che costituisce reato.

Specie in materia di omesso versamento dell’Iva e dei contributi la giurisprudenza ritiene che, fornita la prova dell’oggettiva impossibilità di pagare non dipendente da colpe dell’imprenditore, il reato non sussiste. Si pensi a un’azienda che non ha potuto pagare l’Iva perché la pubblica amministrazione, sua cliente principale, non ha ancora pagato le fatture.

Quando si prescrive il reato

I vari reati in materia di evasione si prescrivono in base a un termine fissato dalla legge che è differente a seconda del reato. Nella gran parte dei casi (con esclusione per l’omesso versamento di ritenute certificate o di IVA, per l’indebita compensazione e di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, per i quali rimane il termine di 6 anni), il termine di prescrizione è di 8 anni, decorrente dal momento in cui il reato si intende consumato.

Tale momento è diverso a seconda del reato (ad es. i delitti in materia di dichiarazione si intendono consumati all’atto della presentazione della dichiarazione; quelli di distruzione di documenti contabili all’atto dell’eliminazione della documentazione; quelli di occultamento della documentazione contabile all’atto della richiesta in sede di ispezione, ecc.).

Dichiarazione fraudolenta o frode fiscale

A differenza dell’evasione fiscale, la frode fiscale scatta quando il contribuente non si limita a «non pagare le imposte» ma pone un «comportamento attivo», ossia degli artifici e raggiri volti a occultare i propri redditi e a pagare meno tasse.

Qui siamo sempre nell’ambito del penale. Non ci sono quindi soglie di punibilità sotto le quali si rischiano solo sanzioni amministrative. In pratica, la frode fiscale è sempre un reato.

Esistono due tipi di dichiarazione fraudolenta (o frode fiscale):

  • dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti;
  • dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici.

Dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti

Pone in essere questo reato chi, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, avvalendosi di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, indica in una delle dichiarazioni relative a dette imposte elementi passivi fittizi.

Affinché, pertanto, possa ritenersi realizzata la condotta prevista da tale normativa, è necessario che siano posti in essere due comportamenti diversi:

  • la confezione delle fatture o degli altri documenti per operazioni inesistenti e la loro registrazione nelle scritture contabili obbligatorie o la loro detenzione a fine di prova nei confronti dell’amministrazione finanziaria;
  • l’indicazione nella dichiarazione annuale di elementi passivi fittizi o di attivi inferiori a quelli reali suffragando tali circostanze con i documenti previamente registrati.

Cosa significa «operazioni inesistenti»? Si ha inesistenza delle operazioni nelle seguenti ipotesi:

  • inesistenza oggettiva della dichiarazione, quando questa non sia mai stata posta in essere nella realtà;
  • inesistenza relativa, quando l’operazione abbia avuto luogo, ma per quantitativi inferiori a quelli indicati nella fattura;
  • sovrafatturazione qualitativa, quando la fattura attesti la cessione di beni e/o servizi aventi un prezzo maggiore di quelli forniti;
  • inesistenza giuridica, quando la qualificazione giuridica dell’operazione così come rappresentata nelle fatture o nei documenti è difforme dalla realtà.

Dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici

Fuori dai casi del precedente reato, la legge punisce chi, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, compiendo operazioni simulate oggettivamente o soggettivamente ovvero avvalendosi di documenti falsi o di altri mezzi fraudolenti idonei ad ostacolare l’accertamento a ad indurre in errore l’amministrazione finanziaria, indica in una delle dichiarazioni relative a dette imposte elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo od elementi passivi fittizi o redditi e ritenute fittizi, purché congiuntamente sussistano due elementi:

  • l’imposta evasa è superiore, con riferimento a taluna delle singole imposte, a euro trentamila;
  • l’ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti all’imposizione, anche mediante indicazione di elementi passivi fittizi, è superiore al cinque per cento dell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione, o comunque, è superiore a euro un milione cinquecentomila, ovvero qualora l’ammontare complessivo dei crediti e delle ritenute fittizie in diminuzione dell’imposta, è superiore al cinque per cento dell’ammontare dell’imposta medesima o comunque a euro trentamila.

Perché vi sia il «mezzo fraudolento» è necessario che la condotta sia connotata da particolare insidiosità derivante dall’impiego di artifici idonei ad ostacolare l’accertamento della falsità contabile. La semplice violazione degli obblighi di fatturazione e registrazione, pur se finalizzata a evadere le imposte, di per sé non è un mezzo fraudolento.

Imposte sui redditi: quando l’evasione fiscale è reato

  Violazione 

  tipo di sanzione

  Sanzione

Ritardato od omesso versamento diretto (acconti, conguagli, versamenti periodici, saldi) delle imposte risultanti dalla dichiarazione  dei redditi:
– ritardo non superiore a 15 giorni amministrativa 1% dell’importo non versato per ogni giorno di ritardo
– ritardo superiore a 15 giorni ma non a 90 giorni amministrativa 15% dell’importo non versato
– ritardato od omesso versamento fuori dai casi precedenti amministrativa 30% dell’importo non versato
– omesso versamento, entro il termine per l’acconto relativo al periodo d’imposta successivo, dell’IVA da dichiarazione  per importo superiore a € 250.000 per ogni periodo penale reclusione da 6 mesi a 2 anni
– omesso versamento, entro il termine per la dichiarazione dei sostituti, di  ritenute dovute o certificate  per importo superiore a € 150.000 per ogni periodo d’imposta penale reclusione da 6 mesi a 2 anni
    una rata  diversa dalla prima entro il termine di versamento della successiva per importi derivanti da accertamento con adesione e da conciliazione giudiziale amministrativa 45% sul residuo importo dovuto a titolo di tributo
Errato utilizzo di crediti in compensazione in F24
– omessa presentazione del mod. F24 con compensazione a saldo zero amministrativa – per ritardo non superiore a 5 giorni lavorativi: € 50
– per ritardo superiore: € 100
– compensazione per importo superiore al limite annuale amministrativa 30% dell’importo oltre il limite
– compensazione per importo annuale superiore a € 15.000 senza il visto di conformità amministrativa 30% dell’importo
– compensazione di credito IVA infrannuale superiore a € 5.000 senza preventiva presentazione del modello da cui emerge amministrativa 30% dell’importo
– compensazione orizzontale in presenza di debiti erariali iscritti a ruolo o passati in carico all’Agente della riscossione e scaduti per importo superiore a € 1.500 amministrativa 50% del debito scaduto e non pagato fino a concorrenza dell’importo compensato
– compensazione di crediti inesistenti (o in misura superiore a quella spettante) rilevata in sede di controllo automatico della dichiarazione amministrativa 30% dell’importo eccedente
– compensazione di crediti inesistenti (o in misura superiore a quella spettante) non rilevabile in sede di controllo automatico della dichiarazione amministrativa 50% dell’importo
– compensazione di crediti inesistenti per importo annuo superiore a € 50.000 penale reclusione da 1 anno e 6 mesi a 6 anni
– compensazione di crediti non spettanti per importo annuo superiore a € 50.000 penale reclusione da 6 mesi a 2 anni
Incompletezza dei modelli di versamento quando non contengono elementi necessari per identificazione del soggetto che li effettua o per l’imputazione del versamento  amministrativa da € 100 a € 500
Alienazione simulata  o altri atti fraudolenti, su
– per ammontare complessivo del debito superiore a € 50.000 Penale Reclusione da 6 mesi a 4 anni
– per ammontare complessivo del debito superiore a € 200.000 Penale Reclusione da 1 anno a 6 anni

note

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DECRETO LEGISLATIVO 10 marzo 2000, n. 74 

Nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, a norma dell’articolo 9 della legge 25 giugno 1999, n. 205

(Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale – Serie generale n. 76 del 31 marzo 2000)

Testo aggiornato al decreto legislativo 24 settembre 2015, n. 158

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;

Visto l’articolo 9 della legge 25 giugno 1999, n. 205, che delega il Governo ad emanare, entro otto mesi dall’entrata in vigore della stessa legge, un decreto legislativo recante la nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto in conformità dei principi e dei criteri direttivi stabiliti dal medesimo articolo, procedendo all’abrogazione del titolo I del decreto-legge 10 luglio 1982, n. 429, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1982, n. 516, e delle altre norme vigenti incompatibili con la nuova disciplina;

Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 5 gennaio 2000;

Acquisito il parere delle competenti commissioni permanenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, previsto dall’articolo 17 della predetta legge n. 205 del 1999;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 3 marzo 2000;

Sulla proposta del Ministro delle finanze e del Ministro della giustizia;

E m a n a

il seguente decreto legislativo:

Titolo I

DEFINIZIONI

Art. 1  Definizioni

1.  Ai fini del presente decreto legislativo:

a)  per “fatture o altri documenti per operazioni inesistenti” si intendono le fatture o gli altri documenti aventi rilievo probatorio analogo in base alle norme tributarie, emessi a fronte di operazioni non realmente effettuate in tutto o in parte o che indicano i corrispettivi o l’imposta sul valore aggiunto in misura superiore a quella reale, ovvero che riferiscono l’operazione a soggetti diversi da quelli effettivi;

b)  per “elementi attivi o passivi” si intendono le componenti, espresse in cifra, che concorrono, in senso positivo o negativo, alla determinazione del reddito o delle basi imponibili rilevanti ai fini dell’applicazione delle imposte sui redditi o sul valore aggiunto e le componenti che incidono sulla determinazione dell’imposta dovuta; (2)

c)  per “dichiarazioni” si intendono anche le dichiarazioni presentate in qualità di amministratore, liquidatore o rappresentante di società, enti o persone fisiche o di sostituto d’imposta, nei casi previsti dalla legge; (3)

d)  il “fine di evadere le imposte” e il “fine di consentire a terzi l’evasione” si intendono comprensivi, rispettivamente, anche del fine di conseguire un indebito rimborso o il riconoscimento di un inesistente credito d’imposta, e del fine di consentirli a terzi;

e)  riguardo ai fatti commessi da chi agisce in qualità di amministratore, liquidatore o rappresentante di società, enti o persone fisiche, il “fine di evadere le imposte” ed il “fine di sottrarsi al pagamento” si intendono riferiti alla società, all’ente o alla persona fisica per conto della quale si agisce;

f)  per “imposta evasa” si intende la differenza tra l’imposta effettivamente dovuta e quella indicata nella dichiarazione, ovvero l’intera imposta dovuta nel caso di omessa dichiarazione, al netto delle somme versate dal contribuente o da terzi a titolo di acconto, di ritenuta o comunque in pagamento di detta imposta prima della presentazione della dichiarazione o della scadenza del relativo termine; non si considera imposta evasa quella teorica e non effettivamente dovuta collegata a una rettifica in diminuzione di perdite dell’esercizio o di perdite pregresse spettanti e utilizzabili; (4)

g)  le soglie di punibilità riferite all’imposta evasa si intendono estese anche all’ammontare dell’indebito rimborso richiesto o dell’inesistente credito di imposta esposto nella dichiarazione;

g-bis)  per “operazioni simulate oggettivamente o soggettivamente” si intendono le operazioni apparenti, diverse da quelle disciplinate dall’articolo 10-bis della legge 27 luglio 2000, n. 212, poste in essere con la volontà di non realizzarle in tutto o in parte ovvero le operazioni riferite a soggetti fittiziamente interposti; (5)

g-ter)  per “mezzi fraudolenti” si intendono condotte artificiose attive nonché quelle omissive realizzate in violazione di uno specifico obbligo giuridico, che determinano una falsa rappresentazione della realtà (5).

(2) Lettera così modificata dall’ art. 1, comma 1, lett. a), D.Lgs. 24 settembre 2015, n. 158.

(3) Lettera così modificata dall’ art. 1, comma 1, lett. b), D.Lgs. 24 settembre 2015, n. 158.

(4) Lettera così modificata dall’ art. 1, comma 1, lett. c), D.Lgs. 24 settembre 2015, n. 158.

(5) Lettera aggiunta dall’ art. 1, comma 1, lett. d), D.Lgs. 24 settembre 2015, n. 158.

Titolo II

DELITTI

Capo I

Delitti in materia di dichiarazione

Art. 2.  Dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (8) In vigore dal 22 ottobre 2015

1.  E’ punito con la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, avvalendosi di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, indica in una delle dichiarazioni relative a dette imposte elementi passivi fittizi. (7)

2.  Il fatto si considera commesso avvalendosi di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti quando tali fatture o documenti sono registrati nelle scritture contabili obbligatorie, o sono detenuti a fine di prova nei confronti dell’amministrazione finanziaria.

[3.  Se l’ammontare degli elementi passivi fittizi è inferiore a euro 154.937,07 (lire trecento milioni), si applica la reclusione da sei mesi a due anni. (6) ]

(6) Comma abrogato dall’ art. 2, comma 36-vicies semel, lettera a), D.L. 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla L. 14 settembre 2011, n. 148; per l’applicazione di tale disposizione, vedi comma 36-vicies bis del predetto art. 2, D.L. n. 138/2011.

(7) Comma così modificato dall’ art. 2, comma 1, D.Lgs. 24 settembre 2015, n. 158.

(8) Sull’esclusione della punibilità per i reati di cui al presente articolo, vedi l’art. 5-quinquies, commi 1, lett. a), e 2, D.L. 28 giugno 1990, n. 167, aggiunto dall’ art. 1, comma 1, L. 15 dicembre 2014, n. 186.

Art. 3.  Dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici (9) (10) In vigore dal 22 ottobre 2015

1.  Fuori dai casi previsti dall’articolo 2, è punito con la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, compiendo operazioni simulate oggettivamente o soggettivamente ovvero avvalendosi di documenti falsi o di altri mezzi fraudolenti idonei ad ostacolare l’accertamento e ad indurre in errore l’amministrazione finanziaria, indica in una delle dichiarazioni relative a dette imposte elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo od elementi passivi fittizi o crediti e ritenute fittizi, quando, congiuntamente:

a)  l’imposta evasa è superiore, con riferimento a taluna delle singole imposte, a euro trentamila;

b)  l’ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti all’imposizione, anche mediante indicazione di elementi passivi fittizi, è superiore al cinque per cento dell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione, o comunque, è superiore a euro un milione cinquecentomila, ovvero qualora l’ammontare complessivo dei crediti e delle ritenute fittizie in diminuzione dell’imposta, è superiore al cinque per cento dell’ammontare dell’imposta medesima o comunque a euro trentamila.

2.  Il fatto si considera commesso avvalendosi di documenti falsi quando tali documenti sono registrati nelle scritture contabili obbligatorie o sono detenuti a fini di prova nei confronti dell’amministrazione finanziaria.

2.  Ai fini dell’applicazione della disposizione del comma 1, non costituiscono mezzi fraudolenti la mera violazione degli obblighi di fatturazione e di annotazione degli elementi attivi nelle scritture contabili o la sola indicazione nelle fatture o nelle annotazioni di elementi attivi inferiori a quelli reali.

(9) Articolo modificato dall’art. 2, comma 36-vicies semel, lett. b) e c), D.L. 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla L. 14 settembre 2011, n. 148; per l’applicazione di tale disposizione, vedi il comma 36-vicies bis del medesimo art. 2, D.L. n. 138/2011. Successivamente il presente articolo è stato così sostituito dall’ art. 3, comma 1, D.Lgs. 24 settembre 2015, n. 158.

(10) Sull’esclusione della punibilità per i reati di cui al presente articolo, vedi l’art. 5-quinquies, commi 1, lett. a), e 2, D.L. 28 giugno 1990, n. 167, aggiunto dall’ art. 1, comma 1, L. 15 dicembre 2014, n. 186.

Art. 4. Dichiarazione infedele (15) In vigore dal 22 ottobre 2015

1.  Fuori dei casi previsti dagli articoli 2 e 3, è punito con la reclusione da uno a tre anni chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, indica in una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo od elementi passivi inesistenti, quando, congiuntamente: (13)

a)  l’imposta evasa è superiore, con riferimento a taluna delle singole imposte, a euro centocinquantamila; (11)

b)  l’ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti all’imposizione, anche mediante indicazione di elementi passivi inesistenti, è superiore al dieci per cento dell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione, o, comunque, è superiore a euro tre milioni (12).

1-bis.  Ai fini dell’applicazione della disposizione del comma 1, non si tiene conto della non corretta classificazione, della valutazione di elementi attivi o passivi oggettivamente esistenti, rispetto ai quali i criteri concretamente applicati sono stati comunque indicati nel bilancio ovvero in altra documentazione rilevante ai fini fiscali, della violazione dei criteri di determinazione dell’esercizio di competenza, della non inerenza, della non deducibilità di elementi passivi reali. (14)

1-ter.  Fuori dei casi di cui al comma 1-bis, non danno luogo a fatti punibili le valutazioni che singolarmente considerate, differiscono in misura inferiore al 10 per cento da quelle corrette. Degli importi compresi in tale percentuale non si tiene conto nella verifica del superamento delle soglie di punibilità previste dal comma 1, lettere a) e b). (14)

(11) Lettera modificata dall’art. 2, comma 36-vicies semel, lettera d), D.L. 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla L. 14 settembre 2011, n. 148; per l’applicazione di tale disposizione, vedi comma 36-vicies bis del predetto art. 2, D.L. n. 138/2011. Successivamente la presente lettera è stata così modificata dall’ art. 4, comma 1, lett. a), D.Lgs. 24 settembre 2015, n. 158.

(12) Lettera modificata dall’art. 2, comma 36-vicies semel, lettera e), D.L. 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla L. 14 settembre 2011, n. 148; per l’applicazione di tale disposizione, vedi comma 36-vicies bis del predetto art. 2, D.L. n. 138/2011. Successivamente la presente lettera è stata così modificata dall’ art. 4, comma 1, lett. b) e d), D.Lgs. 24 settembre 2015, n. 158.

(13) Alinea così modificato dall’ art. 4, comma 1, lett. d), D.Lgs. 24 settembre 2015, n. 158.

(14) Comma aggiunto dall’ art. 4, comma 1, lett. c), D.Lgs. 24 settembre 2015, n. 158.

(15) Sull’esclusione della punibilità per i reati di cui al presente articolo, vedi l’art. 14, D.L. 25 settembre 2001, n. 350 e l’ art. 5-quinquies, commi 1, lett. a), e 2, D.L. 28 giugno 1990, n. 167, aggiunto dall’ art. 1, comma 1, L. 15 dicembre 2014, n. 186. Sull’estinzione dei delitti di cui al presente articolo, vedi il comma 3 dell’art. 1, L. 18 ottobre 2001, n. 383.

Art. 5.  Omessa dichiarazione (19) In vigore dal 22 ottobre 2015

1.  E’ punito con la reclusione da un anno e sei mesi a quattro anni chiunque al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, non presenta, essendovi obbligato, una delle dichiarazioni relative a dette imposte, quando l’imposta evasa è superiore, con riferimento a taluna delle singole imposte ad euro cinquantamila. (16)

1-bis.  E’ punito con la reclusione da un anno e sei mesi a quattro anni chiunque non presenta, essendovi obbligato, la dichiarazione di sostituto d’imposta, quando l’ammontare delle ritenute non versate è superiore ad euro cinquantamila. (17)

2.  Ai fini della disposizione prevista dai commi 1 e 1-bis non si considera omessa la dichiarazione presentata entro novanta giorni dalla scadenza del termine o non sottoscritta o non redatta su uno stampato conforme al modello prescritto. (18)

(16) Comma modificato dall’art. 2, comma 36-vicies semel, lettera f), D.L. 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla L. 14 settembre 2011, n. 148; per l’applicazione di tale disposizione, vedi comma 36-vicies bis del predetto art. 2, D.L. n. 138/2011. Successivamente il presente comma è stato così sostituito dall’ art. 5, comma 1, lett. a), D.Lgs. 24 settembre 2015, n. 158, che ha sostituito l’originario comma 1 con gli attuali commi 1 e 1-bis.

(17) Comma inserito dall’ art. 5, comma 1, lett. a), D.Lgs. 24 settembre 2015, n. 158, che ha sostituito l’originario comma 1 con gli attuali commi 1 e 1-bis.

(18) Comma così modificato dall’ art. 5, comma 1, lett. b), D.Lgs. 24 settembre 2015, n. 158.

(19) Sull’esclusione della punibilità per i reati di cui al presente articolo, vedi l’art. 14, D.L. 25 settembre 2001, n. 350 e l’ art. 5-quinquies, commi 1, lett. a), e 2, D.L. 28 giugno 1990, n. 167, aggiunto dall’ art. 1, comma 1, L. 15 dicembre 2014, n. 186. Sull’estinzione dei delitti di cui al presente articolo, vedi il comma 3 dell’art. 1, L. 18 ottobre 2001, n. 383. Vedi, anche, il comma 7 dell’art. 1, D.L. 30 dicembre 2009, n. 194.

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Cfr. Cassazione penale, sez. III, sentenza 03 luglio 2017 n° 31906.

Art. 6.  Tentativo

1.  I delitti previsti dagli articoli 2, 3 e 4 non sono comunque punibili a titolo di tentativo (20).

(20) La Corte costituzionale, con sentenza 27 febbraio -15 marzo 2002, n. 49 (Gazz. Uff. 20 marzo 2002, n. 12, serie speciale), ha dichiarato inammissibile la questione di legittimità costituzionale degli artt. 6 e 9, comma 1, lettera b), sollevata in riferimento all’art. 3 della Costituzione.

Art. 7.  Rilevazioni nelle scritture contabili e nel bilancio (21) In vigore dal 22 ottobre 2015

[1.  Non danno luogo a fatti punibili a norma degli articoli 3 e 4 le rilevazioni nelle scritture contabili e nel bilancio eseguite in violazione dei criteri di determinazione dell’esercizio di competenza ma sulla base di metodi costanti di impostazione contabile, nonché le rilevazioni e le valutazioni estimative rispetto alle quali i criteri concretamente applicati sono stati comunque indicati nel bilancio.

2.  In ogni caso, non danno luogo a fatti punibili a norma degli articoli 3 e 4 le valutazioni estimative che, singolarmente considerate, differiscono in misura inferiore al dieci per cento da quelle corrette. Degli importi compresi in tale percentuale non si tiene conto nella verifica del superamento delle soglie di punibilità previste nel comma 1, lettere a) e b), dei medesimi articoli. ]

(21) Articolo abrogato dall’ art. 14, comma 1, lett. a), D.Lgs. 24 settembre 2015, n. 158.

Capo II

Delitti in materia di documenti e pagamento di imposte

Art. 8.  Emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti

1.  E’ punito con la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni chiunque, al fine di consentire a terzi l’evasione delle imposte sui redditi o sul valore aggiunto, emette o rilascia fatture o altri documenti per operazioni inesistenti.

2.  Ai fini dell’applicazione della disposizione prevista dal comma 1, l’emissione o il rilascio di più fatture o documenti per operazioni inesistenti nel corso del medesimo periodo di imposta si considera come un solo reato.

[3.  Se l’importo non rispondente al vero indicato nelle fatture o nei documenti è inferiore a euro 154.937,07 (lire trecento milioni) per periodo di imposta, si applica la reclusione da sei mesi a due anni. (22) ]

(22) Comma abrogato dall’ art. 2, comma 36-vicies semel, lettera g), D.L. 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla L. 14 settembre 2011, n. 148; per l’applicazione di tale disposizione, vedi comma 36-vicies bis del predetto art. 2, D.L. n. 138/2011.

Art. 9.  Concorso di persone nei casi di emissione o utilizzazione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti

1.  In deroga all’articolo 110 del codice penale:

a)  l’emittente di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti e chi concorre con il medesimo non è punibile a titolo di concorso nel reato previsto dall’articolo 2;

b)  chi si avvale di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti e chi concorre con il medesimo non è punibile a titolo di concorso nel reato previsto dall’articolo 8 (23).

(23) La Corte costituzionale, con sentenza 27 febbraio -15 marzo 2002, n. 49 (Gazz. Uff. 20 marzo 2002, n. 12, serie speciale), ha dichiarato inammissibile la questione di legittimità costituzionale degli artt. 6 e 9, comma 1, lettera b), sollevata in riferimento all’art. 3 della Costituzione.

Art. 10.  Occultamento o distruzione di documenti contabili (In vigore dal 22 ottobre 2015)

1.  Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, ovvero di consentire l’evasione a terzi, occulta o distrugge in tutto o in parte le scritture contabili o i documenti di cui è obbligatoria la conservazione, in modo da non consentire la ricostruzione dei redditi o del volume di affari. (24)

(24) Comma così modificato dall’ art. 6, comma 1, D.Lgs. 24 settembre 2015, n. 158.

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Cfr. Cassazione penale, sez. III, sentenza 20 aprile 2017 n° 18927.

Art. 10-bis.  Omesso versamento di ritenute dovute o certificate (26) (25) (28) (29) In vigore dal 22 ottobre 2015

1.  E’ punito con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versa entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione annuale di sostituto di imposta ritenute dovute sulla base della stessa dichiarazione o risultanti dalla certificazione rilasciata ai sostituiti, per un ammontare superiore a centocinquantamila euro per ciascun periodo d’imposta. (27)

(25)  Articolo inserito dall’art. 1, comma 414, L. 30 dicembre 2004, n. 311, a decorrere dal 1° gennaio 2005.

(26) Rubrica così modificata dall’ art. 7, comma 1, lett. a), D.Lgs. 24 settembre 2015, n. 158.

(27) Comma così modificato dall’ art. 7, comma 1, lett. b), D.Lgs. 24 settembre 2015, n. 158.

(28) La Corte costituzionale, con sentenza 13 maggio – 5 giugno 2015, n. 100 (Gazz. Uff. 10 giugno 2015, n. 23, 1ª Serie speciale), ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 10-bis, sollevate in riferimento all’art. 3 della Costituzione ha dichiarato, inoltre, manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’art. 10-bis sollevata in riferimento all’art. 3 e all’art. 24 della Costituzione.

(29) Sull’esclusione della punibilità per i reati di cui al presente articolo, vedi l’art. 5-quinquies, commi 1, lett. a), e 2, D.L. 28 giugno 1990, n. 167, aggiunto dall’ art. 1, comma 1, L. 15 dicembre 2014, n. 186.

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Cfr. Cassazione penale, sez. III, sentenza 13 luglio 2017 n° 34362.

Art. 10-ter  Omesso versamento di IVA (30) (31)  In vigore dal 22 ottobre 2015

1.  E’ punito con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versa, entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo d’imposta successivo, l’imposta sul valore aggiunto dovuta in base alla dichiarazione annuale, per un ammontare superiore a euro duecentocinquantamila per ciascun periodo d’imposta.

(30) Articolo inserito dall’art. 35, comma 7, D.L. 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla L. 4 agosto 2006, n. 248, e, successivamente, così sostituito dall’ art. 8, comma 1, D.Lgs. 24 settembre 2015, n. 158.

(31) Sull’esclusione della punibilità per i reati di cui al presente articolo, vedi l’art. 5-quinquies, commi 1, lett. a), e 2, D.L. 28 giugno 1990, n. 167, aggiunto dall’ art. 1, comma 1, L. 15 dicembre 2014, n. 186.

Art. 10-quater  Indebita compensazione (32)  (n vigore dal 22 ottobre 2015)

1.  E’ punito con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versa le somme dovute, utilizzando in compensazione, ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, crediti non spettanti, per un importo annuo superiore a cinquantamila euro.

2.  E’ punito con la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni chiunque non versa le somme dovute, utilizzando in compensazione, ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, crediti inesistenti per un importo annuo superiore ai cinquantamila euro.

(32) Articolo inserito dall’art. 35, comma 7, D.L. 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla L. 4 agosto 2006, n. 248, e, successivamente, così sostituito dall’ art. 9, comma 1, D.Lgs. 24 settembre 2015, n. 158.

Art. 11.  Sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte (33)

1.  E’ punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, al fine di sottrarsi al pagamento di imposte sui redditi o sul valore aggiunto ovvero di interessi o sanzioni amministrative relativi a dette imposte di ammontare complessivo superiore ad euro cinquantamila, aliena simulatamente o compie altri atti fraudolenti sui propri o su altrui beni idonei a rendere in tutto o in parte inefficace la procedura di riscossione coattiva. Se l’ammontare delle imposte, sanzioni ed interessi è superiore ad euro duecentomila si applica la reclusione da un anno a sei anni.

2.  E’ punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, al fine di ottenere per sé o per altri un pagamento parziale dei tributi e relativi accessori, indica nella documentazione presentata ai fini della procedura di transazione fiscale elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo od elementi passivi fittizi per un ammontare complessivo superiore ad euro cinquantamila. Se l’ammontare di cui al periodo precedente è superiore ad euro duecentomila si applica la reclusione da un anno a sei anni.

(33) Articolo così sostituito dall’art. 29, comma 4, D.L. 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla L. 30 luglio 2010, n. 122.

Titolo III

DISPOSIZIONI COMUNI

Art. 12.  Pene accessorie

1.  La condanna per taluno dei delitti previsti dal presente decreto importa:

a)  l’interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese per un periodo non inferiore a sei mesi e non superiore a tre anni;

b)  l’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione per un periodo non inferiore ad un anno e non superiore a tre anni;

c)  l’interdizione dalle funzioni di rappresentanza e assistenza in materia tributaria per un periodo non inferiore ad un anno e non superiore a cinque anni;

d)  l’interdizione perpetua dall’ufficio di componente di commissione tributaria;

e)  la pubblicazione della sentenza a norma dell’articolo 36 del codice penale.

2.  La condanna per taluno dei delitti previsti dagli articoli 2, 3 e 8 importa altresì l’interdizione dai pubblici uffici per un periodo non inferiore ad un anno e non superiore a tre anni, salvo che ricorrano le circostanze previste dagli articoli 2, comma 3, e 8, comma 3.

2-bis.  Per i delitti previsti dagli articoli da 2 a 10 del presente decreto l’istituto della sospensione condizionale della pena di cui all’articolo 163 del codice penale non trova applicazione nei casi in cui ricorrano congiuntamente le seguenti condizioni: a) l’ammontare dell’imposta evasa sia superiore al 30 per cento del volume d’affari; b) l’ammontare dell’imposta evasa sia superiore a tre milioni di euro. (34) (35)

(34) Comma aggiunto dall’ art. 2, comma 36-vicies semel, lettera h), D.L. 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla L. 14 settembre 2011, n. 148; per l’applicazione di tale disposizione, vedi comma 36-vicies bis del predetto art. 2, D.L. n. 138/2011.

(35) La Corte costituzionale, con sentenza 14 – 28 maggio 2015, n. 95 (Gazz. Uff. 3 giugno 2015, n. 22, 1ª Serie speciale), ha dichiarato fra l’altro inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’art. 12, comma 2-bis, aggiunto dall’art. 2, comma 36-vicies semel, lettera h), del D.L. n. 138 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 148 del 2011, sollevata in riferimento agli artt. 3, 25, secondo comma, e 27, primo e terzo comma, della Costituzione.

Art. 12-bis  Confisca (36) In vigore dal 22 ottobre 2015

1.   Nel caso di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell’articolo 444 del codice di procedura penale per uno dei delitti previsti dal presente decreto, è sempre ordinata la confisca dei beni che ne costituiscono il profitto o il prezzo, salvo che appartengano a persona estranea al reato, ovvero, quando essa non è possibile, la confisca di beni, di cui il reo ha la disponibilità, per un valore corrispondente a tale prezzo o profitto.

2.  La confisca non opera per la parte che il contribuente si impegna a versare all’erario anche in presenza di sequestro. Nel caso di mancato versamento la confisca è sempre disposta.

(36) Articolo inserito dall’ art. 10, comma 1, D.Lgs. 24 settembre 2015, n. 158.

Art. 13.  Causa di non punibilità. Pagamento del debito tributario (37)  (In vigore dal 22 ottobre 2015)

1.  I reati di cui agli articoli 10-bis, 10-ter e 10-quater, comma 1, non sono punibili se, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, i debiti tributari, comprese sanzioni amministrative e interessi, sono stati estinti mediante integrale pagamento degli importi dovuti, anche a seguito delle speciali procedure conciliative e di adesione all’accertamento previste dalle norme tributarie, nonché del ravvedimento operoso.

2.  I reati di cui agli articoli 4 e 5 non sono punibili se i debiti tributari, comprese sanzioni e interessi, sono stati estinti mediante integrale pagamento degli importi dovuti, a seguito del ravvedimento operoso o della presentazione della dichiarazione omessa entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo, sempreché il ravvedimento o la presentazione siano intervenuti prima che l’autore del reato abbia avuto formale conoscenza di accessi, ispezioni, verifiche o dell’inizio di qualunque attività di accertamento amministrativo o di procedimenti penali.

3.  Qualora, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, il debito tributario sia in fase di estinzione mediante rateizzazione, anche ai fini dell’applicabilità dell’articolo 13-bis, è dato un termine di tre mesi per il pagamento del debito residuo. In tal caso la prescrizione è sospesa. Il Giudice ha facoltà di prorogare tale termine una sola volta per non oltre tre mesi, qualora lo ritenga necessario, ferma restando la sospensione della prescrizione.

(37) Articolo modificato dall’ art. 2, comma 36-vicies semel, lett. i) e m), D.L. 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla L. 14 settembre 2011, n. 148; per l’applicazione di tale disposizione, vedi comma 36-vicies bis del predetto art. 2, D.L. n. 138/2011. Successivamente il presente articolo è stato così sostituito dall’ art. 11, comma 1, D.Lgs. 24 settembre 2015, n. 158.

Art. 13-bis  Circostanze del reato (38) (In vigore dal 22 ottobre 2015)

1.  Fuori dai casi di non punibilità, le pene per i delitti di cui al presente decreto sono diminuite fino alla metà e non si applicano le pene accessorie indicate nell’articolo 12 se, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, i debiti tributari, comprese sanzioni amministrative e interessi, sono stati estinti mediante integrale pagamento degli importi dovuti, anche a seguito delle speciali procedure conciliative e di adesione all’accertamento previste dalle norme tributarie.

2.  Per i delitti di cui al presente decreto l’applicazione della pena ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale può essere chiesta dalle parti solo quando ricorra la circostanza di cui al comma 1, nonché il ravvedimento operoso, fatte salve le ipotesi di cui all’articolo 13, commi 1 e 2.

3.  Le pene stabilite per i delitti di cui al titolo II sono aumentate della metà se il reato è commesso dal concorrente nell’esercizio dell’attività di consulenza fiscale svolta da un professionista o da un intermediario finanziario o bancario attraverso l’elaborazione o la commercializzazione di modelli di evasione fiscale.

(38) Articolo inserito dall’ art. 12, comma 1, D.Lgs. 24 settembre 2015, n. 158.

Art. 14.  Circostanza attenuante. Riparazione dell’offesa nel caso di estinzione per prescrizione del debito tributario

1.  Se i debiti indicati nell’articolo 13 risultano estinti per prescrizione o per decadenza, l’imputato di taluno dei delitti previsti dal presente decreto può chiedere di essere ammesso a pagare, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, una somma, da lui indicata, a titolo di equa riparazione dell’offesa recata all’interesse pubblico tutelato dalla norma violata.

2.  La somma, commisurata alla gravità dell’offesa, non può essere comunque inferiore a quella risultante dal ragguaglio a norma dell’articolo 135 del codice penale della pena minima prevista per il delitto contestato.

3.  Il giudice, sentito il pubblico ministero, se ritiene congrua la somma, fissa con ordinanza un termine non superiore a dieci giorni per il pagamento (39).

4.  Se il pagamento è eseguito nel termine, la pena è diminuita fino alla metà e non si applicano le pene accessorie indicate nell’articolo 12. Si osserva la disposizione prevista dal comma 3 dell’articolo 13.

5.  Nel caso di assoluzione o di proscioglimento la somma pagata è restituita.

(39) Con D.M. 13 giugno 2000 sono state definite le modalità di documentazione dell’avvenuta estinzione dei debiti tributari previsti dal presente comma.

Art. 15.  Violazioni dipendenti da interpretazione delle norme tributarie

1.  Al di fuori dei casi in cui la punibilità è esclusa a norma dell’articolo 47, terzo comma, del codice penale, non danno luogo a fatti punibili ai sensi del presente decreto le violazioni di norme tributarie dipendenti da obiettive condizioni di incertezza sulla loro portata e sul loro ambito di applicazione.

Art. 16.  Adeguamento al parere del Comitato per l’applicazione delle norme antielusive (40)

[1.  Non dà luogo a fatto punibile a norma del presente decreto la condotta di chi, avvalendosi della procedura stabilita dall’articolo 21, commi 9 e 10, della legge 30 dicembre 1991, n. 413, si è uniformato ai pareri del Ministero delle finanze o del Comitato consultivo per l’applicazione delle norme antielusive previsti dalle medesime disposizioni, ovvero ha compiuto le operazioni esposte nell’istanza sulla quale si è formato il silenzio-assenso. ]

(40) Articolo abrogato dall’ art. 14, comma 1, lett. a), D.Lgs. 24 settembre 2015, n. 158. In vigore dal 22 ottobre 2015

Art. 17.  Interruzione della prescrizione

1.  Il corso della prescrizione per i delitti previsti dal presente decreto è interrotto, oltre che dagli atti indicati nell’articolo 160 del codice penale, dal verbale di constatazione o dall’atto di accertamento delle relative violazioni.

1-bis.  I termini di prescrizione per i delitti previsti dagli articoli da 2 a 10 del presente decreto sono elevati di un terzo. (41)

(41) Comma aggiunto dall’ art. 2, comma 36-vicies semel, lettera l), D.L. 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla L. 14 settembre 2011, n. 148; per l’applicazione di tale disposizione, vedi comma 36-vicies bis del predetto art. 2, D.L. n. 138/2011.

Art. 18.  Competenza per territorio

1.  Salvo quanto previsto dai commi 2 e 3, se la competenza per territorio per i delitti previsti dal presente decreto non può essere determinata a norma dell’articolo 8 del codice di procedura penale, è competente il giudice del luogo di accertamento del reato.

2.  Per i delitti previsti dal capo I del titolo II il reato si considera consumato nel luogo in cui il contribuente ha il domicilio fiscale. Se il domicilio fiscale è all’estero è competente il giudice del luogo di accertamento del reato.

3.  Nel caso previsto dal comma 2 dell’articolo 8, se le fatture o gli altri documenti per operazioni inesistenti sono stati emessi o rilasciati in luoghi rientranti in diversi circondari, è competente il giudice di uno di tali luoghi in cui ha sede l’ufficio del pubblico ministero che ha provveduto per primo a iscrivere la notizia di reato nel registro previsto dall’articolo 335 del codice di procedura penale.

Art. 18-bis  Custodia giudiziale dei beni sequestrati (42)

1.  I beni sequestrati nell’ambito dei procedimenti penali relativi ai delitti previsti dal presente decreto e a ogni altro delitto tributario, diversi dal denaro e dalle disponibilità finanziarie, possono essere affidati dall’autorità giudiziaria in custodia giudiziale, agli organi dell’amministrazione finanziaria che ne facciano richiesta per le proprie esigenze operative.

2.  Restano ferme le disposizioni dell’articolo 61, comma 23, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e dell’articolo 2 del decreto-legge 16 settembre 2008, n. 143, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 novembre 2008, n. 181.

(42) Articolo inserito dall’ art. 13, comma 1, D.Lgs. 24 settembre 2015, n. 158.

Titolo IV

RAPPORTI CON IL SISTEMA SANZIONATORIO AMMINISTRATIVO E FRA PROCEDIMENTI

Art. 19.  Principio di specialità

1.  Quando uno stesso fatto è punito da una delle disposizioni del titolo II e da una disposizione che prevede una sanzione amministrativa, si applica la disposizione speciale.

2.  Permane, in ogni caso, la responsabilità per la sanzione amministrativa dei soggetti indicati nell’articolo 11, comma 1, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, che non siano persone fisiche concorrenti nel reato.

Art. 20.  Rapporti tra procedimento penale e processo tributario

1.  Il procedimento amministrativo di accertamento ed il processo tributario non possono essere sospesi per la pendenza del procedimento penale avente ad oggetto i medesimi fatti o fatti dal cui accertamento comunque dipende la relativa definizione.

Art. 21.  Sanzioni amministrative per le violazioni ritenute penalmente rilevanti

1.  L’ufficio competente irroga comunque le sanzioni amministrative relative alle violazioni tributarie fatte oggetto di notizia di reato.

2.  Tali sanzioni non sono eseguibili nei confronti dei soggetti diversi da quelli indicati dall’articolo 19, comma 2, salvo che il procedimento penale sia definito con provvedimento di archiviazione o sentenza irrevocabile di assoluzione o di proscioglimento con formula che esclude la rilevanza penale del fatto. In quest’ultimo caso, i termini per la riscossione decorrono dalla data in cui il provvedimento di archiviazione o la sentenza sono comunicati all’ufficio competente; alla comunicazione provvede la cancelleria del giudice che li ha emessi.

3.  Nei casi di irrogazione di un’unica sanzione amministrativa per più violazioni tributarie in concorso o continuazione fra loro, a norma dell’articolo 12 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, alcune delle quali soltanto penalmente rilevanti, la disposizione del comma 2 del presente articolo opera solo per la parte della sanzione eccedente quella che sarebbe stata applicabile in relazione alle violazioni non penalmente rilevanti.

Titolo V

DISPOSIZIONI DI COORDINAMENTO E FINALI

Art. 22.  Modalità di documentazione dell’avvenuta estinzione dei debiti tributari

1.  Con decreto del Ministero delle finanze , emanato entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica, sono stabilite le modalità di documentazione dell’avvenuta estinzione dei debiti tributari indicati nell’articolo 13 e di versamento delle somme indicate nell’articolo 14, comma 3.

Art. 23.  Modifiche in tema di utilizzazione di documenti da parte della Guardia di finanza

1.  Nell’articolo 63, primo comma, secondo periodo, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e nell’articolo 33, terzo comma, secondo periodo, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, le parole: “previa autorizzazione dell’autorità giudiziaria in relazione alle norme che disciplinano il segreto” sono sostituite dalle seguenti: “previa autorizzazione dell’autorità giudiziaria, che può essere concessa anche in deroga all’articolo 329 del codice di procedura penale”.

Art. 24.  Modifica dell’articolo 2 della legge 26 gennaio 1983, n. 18

1.  L’ottavo comma dell’articolo 2 della legge 26 gennaio 1983, n. 18, è sostituito dal seguente:

“Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque manomette o comunque altera gli apparecchi misuratori previsti nell’articolo 1 o fa uso di essi allorché siano stati manomessi o alterati o consente che altri ne faccia uso al fine di eludere le disposizioni della presente legge è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 1.032,91 (lire due milioni) a euro 7.746,85 (lire quindici milioni). Con la stessa sanzione è punito, salvo che il fatto costituisca reato, chiunque, allo stesso fine, forma in tutto o in parte stampati, documenti o registri prescritti dai decreti indicati nell’articolo 1 o li altera e ne fa uso o consente che altri ne faccia uso; nonché chiunque, senza avere concorso nella falsificazione, fa uso degli stessi stampati, documenti o registri.”.

Art. 25.  Abrogazioni

1.  Sono abrogati:

a)  l’articolo 97, sesto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602;

b)  l’articolo 8, undicesimo comma, della legge 10 maggio 1976, n. 249;

c)  l’articolo 7, settimo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 6 ottobre 1978, n. 627;

d)  il titolo I del decreto-legge 10 luglio 1982, n. 429, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1982, n. 516;

e)  l’articolo 3, quarto comma, della legge 25 novembre 1983, n. 649;

f)  l’articolo 2, quarto comma, del decreto-legge 29 dicembre 1983, n. 746, convertito, con modificazioni, nella legge 27 febbraio 1984, n. 17;

g)  l’articolo 1, quarto comma, secondo periodo, del decreto-legge 28 novembre 1984, n. 791, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 gennaio 1985, n. 6;

h)  l’articolo 2, commi 27 e 28, e l’articolo 3, comma 14, del decreto-legge 19 dicembre 1984, n. 853, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 febbraio 1985, n. 17;

i)  l’articolo 12, comma 13, della legge 30 dicembre 1991, n. 413;

l)  l’articolo 54, comma 8, del decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427;

m)  l’articolo 6, comma 1, del decreto-legge 31 dicembre 1996, n. 669, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1997, n. 30.

2.  E’ abrogata ogni altra disposizione incompatibile con il presente decreto.


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