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Lavori dove non si fa niente

21 gennaio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 gennaio 2018



Dal mantenuto al controllore di tagliaerba, dal YouTuber al tronista televisivo al praticante che vorrebbe ma non può: come vivere senza fare (quasi) nulla.

Giù la maschera. Chi dice che non vorrebbe essere pagato per passare la giornata a fare niente, mente sapendo di mentire. Magari poi ci si annoia e si cerca un’occupazione che, almeno, gli consenta di muoversi un po’. Ma a chi non è mai passata per la testa l’idea di ottenere il massimo risultato (economico) con il minimo sforzo (fisico)?

Ci sono dei lavori dove non si fa niente. Cioè, proprio niente-niente, no. Sono, però, delle occupazioni che garantiscono di essere mantenuti senza (quasi) muovere un dito.

Vogliamo elencare un po’ di lavori dove non si fa niente? Ok, lo facciamo. A patto che, se qualcuno si riconosce in uno di questi mestieri, la prenda in uno di questi modi: con filosofia (non diremo a nessuno che è proprio lui il diretto interessato) oppure come stimolo.

Ad un colloquio di lavoro:

–      Oggi comincerà guadagnando 600 euro, ma un domani il suo stipendio sarà di 1.500 euro.

–      Bene, grazie. Passerò un domani.

Il mantenuto

È l’esempio più lampante dei lavori dove non si fa niente: il mantenuto. Cioè quello che è perennemente alla ricerca di un lavoro ma, guarda caso, o non trova quello adatto a lui oppure, accidenti, non lo prendono perché c’è davanti il solito raccomandato.

Il mantenuto vive alle spalle dei genitori, i quali non solo gli garantiscono vitto e alloggio ad oltranza ma anche quel «gruzzolino» per poter uscire la sera con gli amici in pizzeria, al bar o in discoteca e per fare le vacanze a Ibiza. D’altra parte, mica potrà rimanere escluso dalla società solo perché nessuno gli dà l’opportunità di avere un lavoro.

L’unica controindicazione di fare il mantenuto sta nel grave trauma psicologico che si subisce, soprattutto, in due occasioni:

  • quando si viene svegliati prima di mezzogiorno;
  • quando si viene convocati ad un colloquio di lavoro.

Ad ogni modo, l’esperto mantenuto, quello che ha anni e anni di esperienza, sa come ovviare ad entrambi i problemi.

Il pianobarista

Facciamo subito una distinzione (anche perché, chi scrive, ha fatto il pianobarista per 20 anni, quindi sa come girano le cose): ci sono dei cantanti di piano bar che si preparano seriamente un repertorio, che curano la voce, che cantano e suonano dal vivo, che ogni sera devono montare e smontare l’impianto, spesso ad orari improponibili. E ci sono quelli che rientrano di diritto nella categoria dei lavori dove non si fa niente. Quelli, cioè, che scaricano le basi musicali da Internet (gratis) le caricano sulla tastiera elettronica e, quando arrivano al locale per fare la serata, schiacciano il tasto play e fanno finta di suonare appoggiando le dita sui tasti.

Il pianobarista appartenente alla seconda categoria, spesso accompagna una cantante, che è quella che si conquista il pubblico e che fa confermare o trovare i contratti su cui anche lui (soprattutto lui) ci guadagna. Se apre bocca durante la serata è per due cose: per fare finta di duettare con la solista e per chiedere da bere.

Il dj

Vale quanto detto sopra: c’è chi si prepara e fa le serate in modo professionale e c’è chi, attirato dai lavori dove non si fa niente, ricorre ad un trucco molto simile a quello appena visto: si masterizza i cd (anzi, meglio farli masterizzare dall’amico dj serio, così si evita la fatica), arriva nel locale o nella discoteca con una consolle che potrebbe anche evitare di attaccare alla corrente, spara il cd già mixato e, con le mani, fa finta di essere il re del Cocoricò.

A differenza del pianobarista, l’esemplare di deejay che lavora facendo niente apre la bocca più volte durante la serata, ad esempio per dire «su le mani», «voglio sentire tutta la vostra energia», «questo è il pezzo dell’estate» e «portami un gin-tonic». Frasi che valgono uno stipendio.

Il YouTuber

Mestiere compreso tra i lavori dove non si fa niente riservato ai più giovani (anche se qualcuno più in là con l’età vorrebbe provarci, prima o poi). Il YouTuber nasce dal nulla e può arrivare ad essere una star, anche se sarebbe meglio evitarlo: quando si diventa famosi, bisogna lavorare sul serio per restare sulla cresta dell’onda.

La maggiore fatica che deve fare il YouTuber è quella di postare qualche video ogni tanto, possibilmente con dei contenuti che facciano tendenza. Il che, francamente, non è facile. Ma qualcuno ce la fa.

Consapevole che il guadagno arriva dai clic, il YouTuber cerca ogni giorno di stupire il suo pubblico per arrivare a quella soglia di «like» che gli consentono di portare un po’ di pubblicità sul suo canale. Chi prende sul serio questo mezzo, lo utilizza per far vedere le proprie capacità e arrivare a faticare davvero un domani (ottenere un colloquio o un provino non è per nulla facile, mentre il web dà la possibilità di arrivare ad un vasto pubblico in modo più semplice). Chi, invece, lo usa per far vedere agli amici che anche lui ha un canale YouTube, si limita a catturare le visualizzazioni che bastano per vedere arrivare un po’ di soldi senza troppa fatica (e, a volte, senza troppi scrupoli).

L’opinionista

È uno dei mestieri più diffusi, sia tra chi non è un personaggio noto, sia tra chi un nome se l’è già fatto da tempo ma vuole continuare a svolgere uno di quei lavori dove non si fa niente.

L’opinionista amatoriale sfrutta Internet, apre un blog e dice quello che gli passa per la testa in quel momento e su qualsiasi argomento, che sia nelle sue corde oppure no. Anche lui sogna di avere tanti follower (si chiamano così, giusto) e di arrivare a quel tanto che basta per fare il salto di qualità, sia a livello di soldi sia a livello di prestigio. D’altra parte, se ce l’ha fatta Chiara Ferragni, perché non ce la deve fare chiunque?

L’opinionista professionista, invece, il nome ce l’ha già ma il mestiere riportato sulla sua carta di identità resterà per sempre un mistero. Viene chiamato a partecipare a qualsiasi trasmissione televisiva, che si tratti di un dibattito politico o di gossip, che sia un programma dove bisogna parlare di un mito della musica o dei venti di guerra tra Stati Uniti e Corea del Nord. È in grado di opinare su tutto e – raccontano i suoi vicini di casa – si allena ogni giorno in bagno davanti allo specchio per mostrare sempre la faccia più adeguata all’argomento e per mantenere il tono di voce alto che gli permetta di urlare in faccia al suo interlocutore. Il tutto per un gettone di presenza piuttosto sostanzioso rispetto alla fatica che ha fatto a sapere di che cosa sta parlando.

«Mi ritrovo con il martelletto in mano a spaccare le pietre per i binari del treno. Sono 20 anni che lavoro in quest’azienda. Ho avuto cinque promozioni. Mi chiedo cosa diavolo facevo quando sono arrivato qui».

Il praticante nello studio di un professionista

Qui il discorso diventa più serio. Immaginate che voi o uno dei vostri figli, dopo anni di studi e di sacrifici all’università, venga chiamato nello studio di un avvocato, di un notaio, di un commercialista. Uno pensa: «Dài, che il lavoro ha bussato alla tua porta». Certo, come no. Dopo qualche mese riflette su come si riempie la sua giornata e si rende conto che passa la maggior parte del tempo a fare le fotocopie e a portare il caffè.

Il tutto per una manciata di euro o, peggio, per uno stipendio quasi decente. Perché peggio? Perché se mi devi pagare uno stipendio, almeno fammi fare qualcosa di sostanzioso: per te aumenta la produttività, per me aumentano l’autostima e lo stimolo. Il praticante non è uno di quei lavori dove non si fa niente. Ma in certe occasioni, rischia di diventarlo.

L’operatore notturno per ascensori

Compito scomodo, visto l’orario. Ma è uno dei lavori dove non si fa niente. O meglio: dove si viene chiamati pochissime volte. Chi ci lavora, racconta di essere a disposizione 5 notti la settimana, con una branda accanto. Il suo compito è quello di ricevere la chiamata di emergenza da chi è rimasto bloccato in ascensore, cercare di calmarlo, chiamare il tecnico dell’assistenza e attendere il suo arrivo per chiudere la comunicazione con il malcapitato. Il tutto per uno stipendio che un operaio in fonderia se lo sogna. E con la possibilità di avere con sé un pc. Per studiare, per guardarsi un film o una partita, o per chiacchierare con gli amici su Facebook.

L’eterno frequentatore di master all’estero

Pare che, ormai, restare in Italia sia roba da sfigati. Meglio andare all’estero a fare un corso, seguito da un master al quale seguirà un altro master e poi un corso successivo di perfezionamento. Certo, si rischia di arrivare a 35 anni e non avere ancora combinato un granché, ma tanto pagano i genitori sia i corsi sia l’affitto e le altre spese. Ma si corre anche il rischio di trovare un lavoro serio e pagato meglio che in patria.

Il controllore di tagliaerba

Questa è geniale. Anni fa, un’azienda svedese, leader nel settore dell’equipaggiamento da giardino con una sede in provincia di Vicenza, ha lanciato la campagna «Pigri si diventa», selezionando un candidato per uno di quei lavori dove non si fa niente. In sostanza, offriva 2.200 euro lordi al mese per controllare che una macchinetta automatica tagliasse bene l’erba di un prato. Una sorta di «collaudatore dei poveri», insomma, perché bastava che stesse seduto a guardare il robottino che andava di qua e di là in giardino e, poi, gestisse i social network dell’azienda per comunicare la sua esperienza. Il che permetteva al «pocofacente» di farsi le ossa e di imparare i trucchi del social media marketing. Si sa mai che serva un domani. D’altra parte, gli italiani hanno capito bene che gli svedesi, con il minimo sforzo, ottengono ciò che vogliono (chiedete alla Nazionale…).

Il tronista in tv

Che si può dire? Un bel viso, un fisico palestrato, una buona agenzia di management ed eccoti lì, sul trono della televisione a recitare la parte del bello e del desiderato, piuttosto che sul set del Grande Fratello o di qualche altro reality (?) show. Se oltre ad aver scelto uno di quei lavori dove non si fa niente hai anche un po’ di fortuna, cominceranno ad arrivare le serate in discoteca e nei locali per promuovere la tua immagine. Come? Continuando a fare niente: arrivi, ti siedi, ti portano lo champagne, fai qualche selfie, firmi un paio di autografi, dài due baci a qualche fan e via. Faticaccia, insomma. In cambio di un bel gettone di presenza.

note

Autore immagine: Pixabay.com

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