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Lo sai che? Controlli del fisco: anche i lavoratori dipendenti sono a rischio?

Lo sai che? Pubblicato il 3 dicembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 3 dicembre 2017

Quali tipi di accertamento fiscale l’Agenzia delle Entrate può fare nei confronti di chi ha un reddito fisso mensilmente accreditato sul conto corrente bancario? 

Chi sono i maggiori evasori fiscali? Si ritiene spesso che siano i commercianti e i professionisti. Invece, nella lista del nero, tra i primi posti figurano colf, badanti e babysitter. È poi enorme, secondo i dati pubblicati dalla Guardia di Finanza, il numero degli evasori totali, ossia i contribuenti completamente sconosciuti al fisco (si pensi che, nel 2010, erano già 8.800 persone). Questa lista è costituita soprattutto dai numerosi dipendenti in nero e dai giovani disoccupati che, pur svolgendo qualche lavoretto saltuario o ricavando qualche introito dai banner pubblicitari del proprio blog, non dichiarano nulla all’Agenzia delle Entrate. Insomma, tutte queste persone non si preoccupano di fare la dichiarazione dei redditi. I furbetti dello scontrino hanno sempre un posto privilegiato nella graduatoria e così anche i professionisti che non emettono fattura. Tra questi, al primo posto, ci sono gli avvocati (nel 2012, il 42,7% non emetteva la fattura), seguiti subito dopo dai geometri (40,2%). In questo ordine di grandezze, che posto ha il dipendente che ha un reddito fisso, costantemente accreditato dal datore di lavoro, che pertanto non può – almeno tendenzialmente – evadere? In verità, quando si parla di controlli del fisco, anche i lavoratori dipendenti sono a rischio. Sebbene per questi non siano applicabili una serie di strumenti ideati appositamente per chi ha un reddito altalenante e, quindi, difficilmente controllabile (si pensi agli studi di settore che, fino a quest’anno, sono stati il primo banco d’accusa per gli autonomi), esistono diverse alternative per effettuare accertamenti fiscali nei confronti di chi ha lo stipendio mensile. Anche questi, infatti, potrebbero evadere: si pensi a chi ha un appartamento che dà in affitto “in nero”; a chi viene assunto per un iniziale periodo di prova senza essere regolarizzato, non dichiarando così al fisco lo stipendio percepito; all’insegnante che fa lezioni private a casa degli alunni o al dipendente di una palestra che viene pagato dalla clientela come personal trainer; si pensi a chi ha, come hobby, la macchina fotografica e appronta servizi per ricorrenze o a chi fa serate come deejay. E che dire dei numerosi ragazzini che fanno da “P.R.” nelle discoteche maneggiando, in alcuni casi, parecchio contante? I controlli verso i dipendenti servono anche a smascherare attività illecite: non sono infrequenti i casi di chi arrotonda la paga spacciando droghe leggere o di chi vende sigarette di contrabbando.

Alla luce di tutto ciò, l’Agenzia delle entrate non risparmia le proprie “attenzioni” a nessun contribuente. Ma quali controlli rischia un lavoratore dipendente? Vediamoli qui di seguito.

Redditometro

La prima e più utilizzata forma di accertamento fiscale adoperata nei confronti dei lavoratori dipendenti è quella definita «accertamento sintetico». Lo strumento utilizzato si chiama redditometro e funziona pressappoco così. Un cervellone analizza i redditi denunciati nella dichiarazione annuale del contribuente (anche se questa è precompilata o inviata dal datore di lavoro) e li confronta con le spese da questi effettuate nell’arco dell’anno. Non tutte le spese – gli scontrini infatti non sono trattabili – ma solo quelle che vengono comunicate all’Agenzia delle Entrate (ossia che comportano l’indicazione del codice fiscale: affitti, utenze telefoniche e abbonamenti, acquisti di auto e immobili, mutui, ecc.). Se dal confronto dovesse risultare che le “uscite” superano di oltre il 20% le “entrate”, il contribuente viene chiamato a fornire chiarimenti di come si sia procurato questi soldi extra. Questi potrebbe anche dire che la maggiore disponibilità economica deriva dai familiari conviventi, ma dovrebbe dimostrare che il reddito di questi ultimi è tale da consentire di mantenerlo e, soprattutto, dovrebbe dar prova di aver ricevuto dei bonifici. Se le giustificazioni risultano insoddisfacenti scatta l’accertamento.

Detrazioni per familiare a carico

Uno dei casi in cui il lavoratore dipendete incappa nelle reti del fisco è quello dell’indebita percezione delle detrazioni per familiare a carico, detrazioni che spettano solo se il soggetto “a carico” ha un reddito inferiore a 2.840,51 euro. Se tale limite viene sforato, l’Agenzia delle Entrate passa al recupero delle somme applicando anche le sanzioni.

Ogni contribuente che abbia dei familiari a proprio carico può godere di un beneficio fiscale al momento della dichiarazione annuale dei redditi. Sono considerati a carico: – il coniuge non legalmente ed effettivamente separato; – i figli anche adottivi, gli affidati; – gli altri familiari (genitori, generi, nuore, suoceri, fratelli e sorelle), a condizione che siano conviventi con il contribuente e sempre che questi abbiano un reddito non superiore a 2.840,51 in base all’ultima dichiarazione dei redditi.

Il  coniuge può considerarsi “a carico” salvo sia separato; la detrazione fiscale è di 690,00 euro. La detrazione per figli a carico invece spetta a ciascuno dei genitori nella misura del 50% a testa e non può essere ripartita liberamente fra i due.

Indebita percezione della disoccupazione 

Sono purtroppo numerosi i casi di lavoratori in nero che percepiscono ugualmente l’assegno di disoccupazione dall’Inps destinato invece ai disoccupati. Proprio per arginare il fenomeno di chi rifiuta la regolarizzazione agli uffici del lavoro per percepire sia la Naspi che la retribuzione, il decreto correttivo del Job Act ha esteso il trattamento di disoccupazione a coloro che percepiscono redditi da lavoro autonomo o dipendente inferiori alle soglie di imposizione dell’Irpef (pari a 8.000 euro annui per i redditi da lavoro dipendente e a 4.800 per il lavoro autonomo). In tal modo si evita di mettere i lavoratori di fronte all’alternativa tra il continuare a percepire l’assegno di disoccupazione o l’accettare un lavoro con un reddito minimo (circostanza che spesso ha favorito le assunzioni in nero, per dare all’interessato la possibilità di continuare a fruire della Naspi).

Versamenti in banca e indagini bancarie

Dulcis in fundo, tutti i contribuenti – non solo professionisti e imprenditori – sono soggetti ai controlli bancari dell’Agenzia delle Entrate. Controlli che esonerano il fisco dall’onere della prova: in pratica, tutte le volte in cui, sul conto del contribuente, risultano dei bonifici o dei versamenti di contanti privi di giustificazione, ossia senza una corrispondente indicazione nella dichiarazione dei redditi, l’amministrazione può presumere che si tratti di evasione. Il titolare del conto può giustificarsi, ma dovrà farlo subito e di propria iniziativa, ben potendo, in questi casi, intervenire immediatamente un accertamento senza il previo confronto stragiudiziale. Quindi, se una persona riceve dei soldi come regalo di un genitore, dovrà lasciare traccia del trasferimento della somma poiché diversamente l’Agenzia delle Entrate potrebbe pretendere il pagamento delle imposte. Se ti sembra assurdo e non ci credi leggi Versamenti sul conto: vanno giustificati?

Controlli sul valore degli immobili

Un altro controllo che viene fatto nei riguardi di tutti i contribuenti attiene alla dichiarazione del valore degli immobili posseduti, con conseguente riclassamento. Succede soprattutto in sede di vendita, per evitare che il venditore paghi meno tasse sul prezzo ricevuto. Ma anche un accertamento “a tavolino”, fatto sulla stima del valore catastale effettivo del bene, potrebbe riportare a una rivalutazione dell’immobile. L’Agenzia delle entrate ha chiarito comunque, con una recente circolare, che il riclassamento del valore dell’immobile è possibile solo previa perlustrazione del luogo, al fine di verificare le condizioni effettive in cui si trova l’abitazione incriminata.


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