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Lo sai che? CV non vero: quali conseguenze?

Lo sai che? Pubblicato il 3 dicembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 3 dicembre 2017

Scatta il reato di truffa per chi, con raggiri, falsifica il curriculum vitae, per ottenere un incarico al fine di avere una retribuzione più alta.

C’è chi, abile oratore, è in grado di vendersi molto bene, facendo apparire le proprie competenze come eccellenti, quando invece non lo sono. È un po’ lo stesso comportamento del fruttivendolo, quando cerca di spacciare la propria frutta come la migliore della città. Chi ci crede non può che prendersela con sé stesso e con la propria ingenuità: la legge infatti perdona le “millanterie” quando sono il frutto del tipico spirito imprenditoriale e autopromozionale del commerciante. Come dire: è inverosimile pensare che chi vende un oggetto o la propria prestazione parli male di sé stesso o dei suoi prodotti. Cosa completamente diversa è, invece, dire le bugie e, peggio ancora, farlo per iscritto. Come chi falsifica il proprio curriculum vitae. In questo caso, infatti, due sono le cose: o ci si appropria di titoli o di esperienze non realmente conseguite o si esagerano quelle che già si hanno. In questo caso siamo nell’ambito del falso e il comportamento rasenta spesso la truffa. Truffa finalizzata ad ottenere un lavoro o una promozione e, quindi, rivolta a danneggiare indirettamente il datore. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1]. Vediamo allora quali sono le conseguenze in caso di cv non vero.

Il curriculum vitae è, forse dopo l’Isee, il documento più spesso falsificato. Ora le cose stanno cambiando. L’Isee è quasi “precompilato” e il cv ha perso importanza. Le aziende fanno le selezioni basandosi sulle informazioni reperite sul web, tramite social network, o chiedendo l’invio di una breve presentazione video con cui il candidato riassume la propria vita lavorativa in sessanta secondi. Tuttavia, in alcune aziende, il curriculum continua ad avere un ruolo fondamentale nella ricerca del personale, anche quando si deve procedere a una promozione. E, in questi casi, come quando arrivano gli ospiti in casa, si nascondono le parti meno belle e si lucidano a specchio le altre. Stando ai dati resi pubblici da alcuni studi, il 57% dei candidati sovradimensiona le proprie competenze, per esempio asserendo di avere capacità in lingua straniera o nell’uso del computer tutt’altro che esistenti. Ancor più spesso si esaltano i compiti svolti per precedenti aziende, facendo apparire le relative mansioni come di alta responsabilità e perizia quando invece si tratta di compiti ripetitivi e a volte banali; così c’è chi afferma di aver conseguito, in passate esperienze, un elevato bagaglio di cognizioni tecniche quando invece non è vero. C’è infine chi, modificando le date di inizio e fine delle precedenti occupazioni (26%), vuol occultare i periodi di disoccupazione e inattività.

Ma quali sono le conseguenze, sotto un piano legale, in caso di cv non veritiero?

Secondo la Cassazione, il reato di truffa scatta tutte le volte in cui la prestazione lavorativa viene resa da un soggetto intrinsecamente non idoneo a fornirla con il grado di specializzazione richiesto. Quindi un cv non vero costringe il datore di lavoro – a sua insaputa – a retribuire una persona per una prestazione di livello tecnico che non ha mai ricevuto, subendone un danno economico, con relativo arricchimento da parte del colpevole di tale condotta. Pagare la retribuzione a una persona non in grado di svolgere, con le dovute competenze, una data attività è un impoverimento che, quantomeno, consente di denunciare il fatto alle autorità, licenziare il dipendente e chiedere indietro i soldi pagati (oltre eventualmente al risarcimento del danno).

Il reato scatta non per la semplice esagerazione, ma quando si fanno “carte false” ossia si dicono cose assolutamente non vere. Ad esempio è il caso di chi partecipa alla selezione per un incarico dirigenziale per il quale sono necessari specifici requisiti di capacità professionale di cui però è completamente privo, ma ciò nonostante dichiari falsamente di averne conseguito il raggiungimento.

Certamente i rischi diventano seri quando il c.v. viene presentato davanti a una pubblica amministrazione. Così come, quando il curriculum va presentato come autocertificazione – per esempio in un concorso pubblico – la falsificazione potrebbe condurre al reato di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico [2]. Si rischia, in ipotesi di questo tipo, la reclusione fino a due anni. È sempre la Cassazione a dirlo, questa volta con una sentenza che risale al lontano 2008 [3], in pieno inizio di crisi economica. Integra allora il reato di falso ideologico commesso dal privato su documento informatico pubblico la condotta di chi inserisce dati relativi al superamento di esami mai sostenuti su un supporto informatico, concernente il proprio curriculum universitario, che abbia funzione vicaria dell’archivio dell’Università e, pertanto, destinazione potenzialmente probatoria. Ad esempio se devi partecipare ad un bando per un concorso pubblico puoi incorrere nel reato di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico: la pena è la reclusione fino a 2 anni.

C’è anche il reato di false dichiarazioni sulla identità o su qualità personali proprie [4]: dove, per far scattare il delitto, per “qualità personali” si intende ogni attributo che serva a distinguere un individuo nella personalità economica o professionale. In un caso deciso dalla Suprema Corte è stato ritenuto colpevole un tale per aver falsamente dichiarato nel proprio curriculum vitae, inviato ad un Comune, di aver ricoperto una carica lavorativa [5].

Al di là degli aspetti penali, chiaramente chi ottiene un posto di lavoro a cui non avrebbe avuto diritto può essere licenziato per giusta causa, ossia in tronco. Il licenziamento non è l’unica conseguenza. Il datore di lavoro potrebbe anche agire nei suoi confronti per i danni arrecati all’azienda, qualora questa abbia subito un rallentamento dell’attività produttiva o qualsiasi altro tipo di pregiudizio (si pensi un lavoro svolto in modo sbagliato).

Insomma, i rischi per chi falsifica un cv sono elevati ed è bene pesare attentamente le parole che si riportano in una richiesta di candidatura ad un lavoro, sia esso presso una struttura pubblica o una ditta privata.

note

[1] Cass. sent. n. 54253/17 dell’1.12.2017.

[2] Art. 483 cod. pen.

[3] Cass. sent. n. 15535/2008.

[4] Art. 496 cod. pen.

[5] Cass. sent. n. 26600/2013.

Autore immagine: 123rf com


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