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Licenziamento: termini di impugnazione

22 gennaio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 gennaio 2018



Il termine per il deposito del ricorso in tribunale decorre dalla data di spedizione della lettera di impugnazione del licenziamento.

Impugnazione stragiudiziale del licenziamento e ricorso al giudice: come si calcolano i termini di decadenza? Una recente sentenza della Cassazione [1] ha fatto chiarezza sul punto.

Secondo la legge [2], il licenziamento deve essere impugnato a pena di decadenza entro 60 giorni dalla ricezione della sua comunicazione in forma scritta, o dalla comunicazione, anch’essa in forma scritta, dei motivi, ove non contestuale. L’impugnazione può avvenire con qualsiasi atto scritto, anche extragiudiziale, idoneo a rendere nota la volontà del lavoratore (anche attraverso l’intervento dell’organizzazione sindacale) di impugnare il licenziamento stesso.

Tuttavia, l’impugnazione è inefficace se non è seguita, entro il successivo termine di 180 giorni, dal deposito del ricorso nella cancelleria del tribunale in funzione di giudice del lavoro o dalla comunicazione alla controparte della richiesta di tentativo di conciliazione o arbitrato, ferma restando la possibilità di produrre nuovi documenti formatisi dopo il deposito del ricorso.

Qualora la conciliazione o l’arbitrato richiesti siano rifiutati o non sia raggiunto l’accordo necessario al relativo espletamento, il ricorso al giudice deve essere depositato a pena di decadenza entro 60 giorni dal rifiuto o dal mancato accordo.

In sintesi, dunque, la legge prevede i seguenti termini:

  • impugnazione del licenziamento, con qualsiasi atti scritto, entro 60 giorni dalla sua comunicazione;
  • deposito del ricorso o invito alla conciliazione/arbitrato presso il Tribunale entro i successivi 180 giorni;
  • in caso di tentativo di conciliazione o arbitrato, deposito del ricorso entro 60 giorni.

Licenziamento: come si calcolano i termini di impugnazione

Secondo la Cassazione, la legge stabilisce che il primo termine si considererà rispettato qualora l’impugnazione sia trasmessa entro sessanta giorni dalla ricezione della comunicazione del licenziamento da parte del lavoratore.

Il lavoratore, quindi, da tale momento, avendo assolto alla prima delle incombenze di cui è onerato, è assoggettato a quella ulteriore, sempre imposta a pena di decadenza, di attivare la fase giudiziaria entro il termine prefissato. Pertanto, l’impugnazione, per essere in sé efficace e poter raggiungere il proprio scopo tipico (ferma ovviamente la sua ricezione da parte del datore di lavoro), richiede il rispetto di un doppio termine di decadenza (trattandosi di fattispecie a formazione progressiva, soggetta a due distinti e successivi termini decadenziali).

Il secondo termine di decadenza decorre, non dalla scadenza del 60° giorno dalla comunicazione del licenziamento, bensì dalla data in cui questo è stato effettivamente impugnato dal lavoratore, senza attendere il sessantesimo giorno dalla comunicazione del licenziamento.

Dunque se, per esempio, il lavoratore impugna il licenziamento nei dieci giorni successivi, è dal 10° giorno che decorrono i 180 giorni per il deposito del ricorso in tribunale.

Secondo i giudici non è ammissibile l’esistenza di un doppio termine (60 + 180) per il deposito del ricorso giudiziario; nè è ravvisabile alcun trattamento deteriore per chi abbia impugnato (stragiudizialmente) il licenziamento rispetto al lavoratore che abbia atteso il 60 giorno. Per entrambi è necessario depositare il ricorso giudiziario entro 180 giorni dall’impugnativa effettiva del licenziamento, che ciascun lavoratore può valutare quando proporre.

Tale soluzione è coerente con la finalità acceleratoria del procedimento di impugnazione e di certezza dei rapporti giuridici tra datore e lavoratore. Essa non lede in alcun modo il diritto di difesa del lavoratore, che è anzi perfettamente in grado di conoscere il girono iniziale di decorrenza del termine per l’instaurazione della fase giudiziaria (essendo egli stesso il soggetto che impugna giudizialmente il licenziamento, dopo averne fatto comunicazione di impugnazione stragiudiziale).

note

[1] Cass. sent. n. 28800 del 30.11.17.

[2] Art. 6, L. n. 604/1966.

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