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Lo sai che? Inps: chi ha diritto alla disoccupazione

Lo sai che? Pubblicato il 6 dicembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 6 dicembre 2017

Gli aventi diritto e i requisiti della nuova disoccupazione NASpI.

Chi ha diritto alla disoccupazione? Il diritto alla disoccupazione spetta ai lavoratori con rapporto di lavoro subordinato che hanno perduto involontariamente l’occupazione. La vecchia indennità di disoccupazione è stata di recente [1] sostituita dalla cosiddetta NASpI (Nuova assicurazione sociale per l’impiego). Si tratta di una indennità mensile di disoccupazione, che sostituisce le precedenti prestazioni di disoccupazione ASpI (Assicurazione sociale per l’impiego) e MiniASpI, in relazione agli eventi di disoccupazione involontaria che si sono verificati a decorrere dal 1° maggio 2015. La prestazione di disoccupazione (NASpI) è erogata su domanda dell’interessato.

Chi ha diritto alla disoccupazione?

L’ indennità di disoccupazione NASpI spetta agli ex lavoratori con rapporto di lavoro subordinato, che hanno perduto involontariamente il lavoro dopo il 1° maggio 2015 e che ne facciano richiesta. Possono fare richiesta anche i lavoratori subordinati come:

  • Gli apprendisti;
  • I soci di cooperative con rapporto di lavoro con le medesime cooperative;
  • Il personale artistico;
  • I dipendenti a tempo determinato delle pubbliche amministrazioni.

Chi non ha diritto alla disoccupazione?

Sono esclusi dalla erogazione della indennità di disoccupazione:

  • I dipendenti a tempo indeterminato delle pubbliche amministrazioni;
  • Gli operai agricoli a tempo determinato o indeterminato;
  • I lavoratori extracomunitari con permesso di soggiorno per lavoro stagionale;
  • I lavoratori che hanno maturato i requisiti per il pensionamento di vecchiaia o anticipato;
  • I lavoratori titolari di assegno ordinario di invalidità, qualora non optino per la NASpI.

Quali sono i requisiti della disoccupazione?

Hanno diritto alla disoccupazione (NASpI) i lavoratori che oltre a trovarsi nelle predette condizioni (ex lavoratori, disoccupati dal 1° maggio 2015, che avevano un rapporto di lavoro subordinato) presentino tutti i requisiti per la disoccupazione di seguito indicati:

a) Stato di disoccupazione involontario

Si considerano disoccupati i soggetti che avevano in precedenza un impiego, che lo hanno perso involontariamente, e che dichiarano la propria immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa e alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro concordate con il centro per l’impiego. La presentazione della domanda di disoccupazione (NASpI) equivale a rilascio di tale dichiarazione. Nei 15 giorni successivi alla presentazione della domanda, il richiedente deve recarsi presso il Centro per l’Impiego per la stipula del patto di servizio personalizzato.

Come si è detto lo stato di disoccupazione deve essere involontario. Tuttavia il diritto alla disoccupazione , sussistendo gli altri requisiti, è consentito anche negli altri seguenti casi di:

  • dimissioni per giusta causa (qualora cioè le dimissioni non siano riconducibili alla libera scelta del lavoratore ma siano indotte da comportamenti altrui che integrano la condizione di improseguibilità del rapporto di lavoro [2]);
  • dimissioni intervenute durante il periodo tutelato di maternità (il periodo inizia 300 giorni prima della presunta data del parto e finisce al compimento del primo anno di vita del bambino);
  • risoluzione consensuale del rapporto di lavoro nell’ambito della procedura di conciliazione presso la direzione territoriale del lavoro [3];
  • risoluzione consensuale a seguito del rifiuto del lavoratore di trasferirsi presso la sede della stessa azienda distante più di 50 km dalla residenza del lavoratore e/o mediamente raggiungibile in 80 minuti o più con i mezzi pubblici;
  • licenziamento con accettazione dell’offerta di conciliazione [4];
  • licenziamento disciplinare.

b) Requisito contributivo

Sono necessarie non meno di tredici settimane di contributi utili nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione. Per contribuzione utile si intende anche quella dovuta, ma non versata [5], e più precisamente:

  • i contributi previdenziali comprensivi di quota contro la disoccupazione, versati durante il rapporto di lavoro subordinato;
  •  contributi figurativi accreditati per maternità obbligatoria (se all’inizio dell’astensione risulta già versata o dovuta contribuzione) e per i periodi di congedo parentale (se indennizzati e intervenuti in costanza di rapporto di lavoro);
  • i periodi di lavoro all’estero in paesi comunitari o convenzionati (non sono utili i periodi di lavoro all’estero in Stati con i quali l’Italia non ha stipulato convenzioni bilaterali in materia di sicurezza sociale) dov’è prevista la possibilità di totalizzazione;
  • i periodi di astensione dal lavoro per malattia dei figli fino agli 8 anni, per massimo cinque giorni lavorativi nell’anno solare.

Non sono invece considerati utili, anche se coperti da contribuzione figurativa, i periodi di:

  • malattia e infortunio sul lavoro, se non c’è integrazione della retribuzione da parte del datore di lavoro, nel rispetto del minimale retributivo;
  • cassa integrazione straordinaria e ordinaria con sospensione dell’attività a zero ore;
  • contratti di solidarietà, risalenti nel tempo e utilizzati in concreto a zero ore;
  • assenza per permessi e congedi fruiti dal lavoratore, che sia coniuge convivente, genitore, figlio convivente, fratello o sorella convivente di soggetto con handicap in situazione di gravità;
  • aspettativa non retribuita per funzioni pubbliche elettive o cariche sindacali;
  • lavoro all’estero presso Stati con i quali l’Italia non ha stipulato accordi bilaterali in tema di assicurazione contro la disoccupazione.

c) Requisito lavorativo

Sono necessari minimo trenta giorni di lavoro effettivo svolto nei dodici mesi (pari a cinque settimane) che precedono la cessazione del rapporto di lavoro. Sono considerati giorni di effettivo lavoro quelli di effettiva presenza al lavoro, a prescindere dalla numero di ore di lavoro.

Per i lavoratori addetti ai servizi domestici e familiari, a domicilio e lavoratori con dati contributivi derivanti da formulari esteri per i quali non si conosce il numero di giornate effettivamente lavorate, la presenza di cinque settimane di contribuzione utile equivalgono a trenta giorni di lavoro.

Per i lavoratori agricoli, il numero delle giornate lavorate risulta dagli archivi telematici. Se questi non risultano ancora aggiornati, per la verifica delle trenta giornate di lavoro effettivo negli ultimi dodici mesi, si fa riferimento alle buste paga del lavoratore.

Alcuni eventi, se si verificano o sono in corso nei dodici mesi che precedono la disoccupazione, determinano l’ampliamento del periodo di dodici mesi all’interno del quale ricercare il requisito delle trenta giornate. Tali eventi sono:

  • malattia e infortunio sul lavoro;
  • cassa integrazione straordinaria e ordinaria (con sospensione dell’attività a zero ore);
  • periodi interessati da contratti di solidarietà (risalenti nel tempo e utilizzati in concreto a zero ore);
  • assenze per congedi e permessi fruiti dal lavoratore, che sia coniuge convivente, genitore, figlio convivente, fratello o sorella convivente di soggetto con handicap in situazione di gravità;
  • periodi di assenza dal lavoro per congedo obbligatorio di maternità (purché, all’inizio dell’astensione, risulti già versata o dovuta contribuzione);
  • periodi di assenza per congedo parentale (purché regolarmente indennizzati ed intervenuti in costanza di rapporto di lavoro);
  • periodi di percezione dell’indennità di disponibilità (e quelli durante i quali il lavoratore, in somministrazione con contratto di lavoro a tempo indeterminato, è inserito nelle procedure di riqualificazione);
  • periodi di fruizione di aspettativa non retribuita per motivi politici e sindacali [6];
  • periodi di lavoro all’estero presso Stati con i quali l’Italia non ha stipulato accordi bilaterali in tema di assicurazione contro la disoccupazione.

Quando bisogna fare la domanda di disoccupazione?

In presenza dei requisiti descritti sopra chi ha diritto alla disoccupazione deve assolutamente rispettare le seguenti indicazioni per non perdere il relativo diritto:

  1. La domanda deve essere presentata all’INPS solo in via telematica (non è ammessa la domanda cartacea presentata allo sportello);
  2. La domanda di NASpI deve essere presentata non più tardi di 68 giorni, che si iniziano a conteggiare:
  • dalla data di cessazione dell’ultimo rapporto di lavoro. Il termine è sospeso per tutta la durata della maternità qualora si verifichi entro i 68 giorni dal licenziamento e riprende a decorrere per la parte residua al termine del periodo di maternità. Il termine è sospeso per tutta la durata di una malattia comune indennizzabile o di un infortunio sul lavoro/malattia professionale indennizzabile dall’Inail qualora si verifichi entro i 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro;
  • dalla fine del periodo di maternità indennizzato qualora la maternità sia insorta nel corso del rapporto di lavoro poi cessato;
  • dalla fine del periodo di malattia indennizzato o di infortunio/malattia professionale, qualora siano insorti nel corso del rapporto di lavoro poi cessato;
  • dalla definizione della vertenza sindacale o dalla data di notifica della sentenza giudiziaria;
  • dalla fine del periodo corrispondente all’indennità di mancato preavviso ragguagliato a giornate;
  • dal trentottesimo giorno dopo la data di cessazione, in caso di licenziamento per giusta causa.

Dove presentare la domanda di disoccupazione?

La domanda di disoccupazione all’Inps deve essere presentata solo in via telematica attraverso i seguenti canali:

  • personalmente online sul sito INPS attraverso il servizio dedicato con le proprie credenziali di accesso (username e password e pin rilasciate dopo la prima registrazione sul sito Inps);
  • Attraverso il Contact center al numero 803 164 (gratuito da rete fissa) oppure 06 164 164 da rete mobile;
  • Attraverso i servizi telematici offerti dai patronati o dagli uffici dell’Inps.

note

[1] Art. 1, decreto legislativo n. 22 del  04.03.2015.

[2] Circolare INPS n. 163 del 20.10.2003.

[3] Art. 7, Legge n. 604 del 15.07.1966, come sostituito dall’art. 1, comma 40, Legge n. 92 del 28.06.2012.

[4] Art. 6, Decreto legislativo n. 23 del 2015.

[5] Legge n. 638 del 11.11.1983 e Legge n. 389 del 07.12.1989.

[6] Art. 31 Legge n. 300 del 20.05.1970.


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