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Lo sai che? Tasse universitarie: detrazione

Lo sai che? Pubblicato il 4 dicembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 4 dicembre 2017

In fase di dichiarazione dei redditi non scordatevi di tirare fuori le ricevute delle spese universitarie, perché sono detraibili: vediamo quali

Ogni anno, giunto il momento di presentare la fatidica dichiarazione dei redditi, prima di andare dal commercialista o dal patronato, mettiamo a soqquadro tutta casa, alla ricerca di ricevute e scontrini. Obiettivo dichiarato di questa caccia al tesoro è utilizzare queste ricevute di spese mediche, veterinarie, di affitto, di donazioni effettuate, scontrini della farmacia per portare in detrazione quanto più possiamo nel nostro 730.

Non scordiamoci però, se abbiamo figli iscritti all’Università, di obbligarli a tirare fuori tutte le ricevute di pagamento delle tasse universitarie, che sicuramente avranno gettato da qualche parte in camera, sepolte da libri, vestiti e videogame. Devono tirarle fuori perché, per nostra gioia, le spese sostenute per l’Università possono essere detratte dalla dichiarazione dei rediti.

Esploriamo in dettaglio quali spese universitarie possono essere portate in detrazione e quali documenti servono per non perdere quest’occasione.

Università: quali costi prevede?

Chi ha uno o più figli all’Università sa bene quanto pesi sulle spalle di una famiglia questa scelta. Certo è pur sempre un investimento, ma finché non comincerà a rendere, per il bene dei nostri ragazzi, resta comunque una spesa. Iscriversi all’Università contempla una bella manciata di costi da sostenere: la retta universitaria in sé, la tassa regionale per il diritto allo studio, libri e manuali accademici, i costi del trasporto per i pendolari, affitto e spese per i fuori sede, la tassa da versare per l’appello di laurea, il costo dell’indennità di pergamena (che ricordiamo, arriva a casa dopo molto tempo dalla laurea).

Se poi i nostri figli vogliono proseguire nella carriera, investendo ancor di più sul loro futuro, ci sono i costi di iscrizione ai vari master universitari (di primo e secondo livello), la frequenza di corsi all’estero, i corsi di specializzazione, i dottorati di ricerca. Insomma rischiamo di andare incontro a una spesa stratosferica. Ecco perché è importante sapere se possiamo recuperare qualcosa in dichiarazione.

Tasse universitarie: come si calcolano?

Il fatto che scelga un’Università pubblica non esonera lo studente dal fare la sua parte. Lo Stato prevede infatti che, oltre ai fondi statali per il mantenimento degli Atenei, gli studenti versino un loro contributo di compartecipazione per il servizio accademico offerto: la cosiddetta contribuzione studentesca o retta universitaria.

L’ammontare di queste rette varia da corso a corso e da Ateneo ad Ateneo e viene calcolato sulla base del reddito delle famiglie, che viene certificato col l’Isee (Indicatore della situazione economica equivalente). Ogni Università ha stabilito infatti diverse fasce di reddito Isee in cui gli studenti possono rientrare. E lo Stato chiede ad ogni Ateneo di rispettare una soglia minima di esenzione – stabilita a 13 mila euro – salva la possibilità di aumentare questa soglia.

Detto ciò, gli studenti che non superano questa soglia minima sono esonerati dal pagamento delle tasse. Una volta superata questa soglia, si procede per scaglioni Isse. Sta dunque agli studenti l’onere di compilare o richiedere l’Isee tramite Caf e consegnarlo all’Università al momento dell’iscrizione. Solo così si può conoscere la fascia in cui si verrà inseriti e l’importo da pagare.

Tasse universitarie: quali detrazioni ci sono? 

Tra le spese detraibili dalla nostra dichiarazione dei redditi ci sono anche i soldi sborsati dagli studenti universitari per frequentare i corsi di studio scelti. È possibile portare in detrazione ai fini Irpef, nella misura del 19 per cento, le spese sostenute per la frequenza delle Università statali e non statali, con delle differenze [1].

Cosa si detrae

Innanzitutto è utile sapere quali spese in concreto si possono detrarre e quali invece no [2]. La detrazione spetta per la frequenza di:

  • Corsi di laurea triennale
  • Corsi di laurea magistrale
  • Corsi di specializzazione
  • Master Universitari
  • Dottorati di ricerca
  • Istituti tecnici superiori
  • Corsi dei Conservatori di musica statali

In particolare si detraggono queste tipologie di spesa:

  • Tassa di immatricolazione e iscrizione (anche per i fuori corso)
  • Sopratasse per esami di profitto e laurea (compresa indennità di pergamena)
  • Partecipazione ai test di accesso ai corsi di laurea
  • Frequenza dei Tirocini formativi attivi (Tfa)
  • Trasferimenti di Ateneo
  • Riscatto di laurea
  • Passaggi di corso
  • Spese di frequenza all’estero di corsi universitari
  • Spese di frequenza per le Università telematiche
  • Canoni d’affitto per fuori sede

Cosa non si detrae

Purtroppo non tutto si può portare in detrazione. Sono esclusi da questa agevolazione:

  • Acquisto dei libri e manuali
  • Spese di vitto e alloggio
  • Costi dei mezzi pubblici per raggiungere l’Università
  • Contributi pagati all’Università pubblica per il riconoscimento della laurea conseguita all’estero

Università pubbliche

Possiamo detrarre senza limiti di spesa? Non sempre. Esiste una differenza tra Università statali e non statali per quanto riguarda il limite di detraibilità. In particolare non c’è un tetto massimo di spesa per i costi delle Università pubbliche: in questo caso la detrazione del 19 per cento viene calcolata sull’intero importo di spesa sostenuto.

Università private

Non è così invece per le Università private. Chi si è iscritto e frequenta una facoltà non statale può detrarre, sempre nella misura del 19 per cento, non tutta la spesa sostenuta, ma solo un tetto massimo di spesa, suddiviso per facoltà e regione, e fissato ogni anno da un decreto. Ecco, fino a oggi, i tetti massimi per i diversi ambiti di laurea scelti dagli studenti:

  • Area medica: 3700 euro (nord), 2900 euro (centro), 1800 euro (sud e isole)
  • Area sanitaria: 2600 euro (nord), 2200 euro (centro), 1600 euro (sud e isole)
  • Area scientifico-tecnologica: 3500 euro (nord), 2400 euro (centro), 1600 euro (sud e isole)
  • Umanistico-sociale: 2800 euro (nord), 2300 euro (centro), 1500 euro (sud e isole)

Gli importi massimi detraibili per le spese sostenute per i corsi post-laurea sono invece i seguenti:

  • Corsi specializzazione e master: 3700 euro (nord), 2900 euro (centro), 1800 euro (sud e isole)

Detrazione tasse universitarie: come si effettua

Come tutte le altre detrazioni, anche quelle relative alle tasse universitarie devono essere inserite nei modelli che ognuno di noi – a seconda di che tipo di dichiarazione deve presentare – compila: il 730 e il Modello Redditi (ex Unico).

Ci sono degli spazi appositi – un quadro e una sezione – all’interno di ogni modello, dedicati alle spese da portare in detrazione al 19 per cento e da compilare attentamente. Vediamo come.

  • Nel modello 730

Il Quadro E è quello dedicato alle spese sostenute nell’anno precedente che hanno diritto a una detrazione d’imposta o deduzione.

La sezione I (dal Rigo E1 al rigo E10) è dedicata alle spese per le quali spetta la detrazione al 19 per cento.

Bene, sono proprio questi i campi da compilare quando portiamo in detrazione le nostre spese universitarie, inserendo l’importo di spesa sostenuto nei righi da E8 a E10 e indentiicandolo con il codice 13.

  • Nel modello Redditi

La procedura è simile per chi deve presentare dichiarazione con quello che una volta era l’Unico e che ora è stato ribattezzato Modello Redditi.

Il codice di identificazione delle spese universitarie è sempre il codice 13, e deve essere inserito con l’importo nei righi da RP8 a RP13.

Quali documenti conservare

Quando si va dal commercialista o dal patronato per presentare la dichiarazione, se vogliamo detrarre queste spese, dobbiamo consegnare tutte le ricevute che attestino gli importi pagati. Tutto deve essere perfettamente documentato. Per la detrazione vale il cosiddetto regime di cassa: ai fini della detrazione conta l’anno in cui i costi sono stati sostenuti.

Tenete quindi bene in ordine tutta la storia accademica dei vostri figli – dal punto di vista amministrativo e fiscale – e non perdete neanche una ricevuta di pagamento delle rette universitarie, delle tasse regionali per il diritto allo studio, delle spese per i test di ingresso e ogni altro importo che l’Ateneo vi abbia richiesto.

Università telematica: posso detrarre le tasse?

Magari siamo lavoratori e preferiamo scegliere un tipo di università più flessibile, che ci consenta di studiare e lavorare allo stesso tempo. Ormai le università telematiche si sono strutturate anche in Italia. Sono a tutti gli effetti Atenei su piattaforma online. Di norma studiamo online e andiamo a dare gli esami in sede. Un corso di studio e-learning equivale a tutti gli effetti a un tradizionale corso di studio in aula. È una laurea riconosciuta e valida ai fini professionali e per eventuali concorsi. Questo purché l’Ateneo sia tra quelli accreditati e riconosciuti dal Ministero dell’istruzione.

Ma se frequentiamo una facoltà telematica (Unicusano, Pegaso, Marconi, ecc) possiamo ugualmente detrarre le tasse universitarie?

La risposta è si. Però non sono università statali. Quindi possiamo portare in detrazione le spese sostenute (iscrizione, test di ingresso, immatricolazioni, ecc) nella stessa misura delle università private. Dobbiamo quindi tenere conto del decreto ministeriale rivolto alla detrazione per gli Atenei non statali, che ogni anno stabilisce la soglia massima da portare in detrazione (sempre nella misura del 19 per cento). Questa soglia non può superare l’ammontare delle tasse che si verserebbe se quella facoltà fosse pubblica.

Corso di studio all’estero: posso detrarre le tasse?

E se siamo cervelli in fuga e andiamo a frequentare un’università all’estero? Possiamo detrarre le tasse? Anche in questo caso la risposta è si. Possiamo portare in detrazione nella misura del 19 per cento le spese sostenute per i corsi di studio stranieri. Anche qui però c’è una soglia massima che è possibile detrarre. E questa soglie viene sempre stabilita dal ministero dell’istruzione nel decreto che emana (quello per le università non statali in pratica). Per capire quanto possiamo portare in detrazione dobbiamo quindi spulciare le tabelle che indicano diversi tetti massimi in base alle diverse aree disciplinari.

Sono un fuori sede: posso detrarre l’affitto?

Se abitiamo tanto lontani dall’università che abbiamo scelto di frequentare da non poterla raggiungere coi mezzi, e siamo quindi costretti a dover prendere casa in affitto nella città in cui andremo a studiare allora siamo considerati fuori sede. Ci chiediamo se possiamo portare in detrazione la spesa (spesso davvero esosa) dell’affitto della nostra stanzetta in città.

Certo, possiamo farlo grazie al Bonus per fuori sede. Anche se normalmente le spese di alloggio non sono considerate detraibili in dichiarazione dei redditi, l’unica eccezione è concessa ai ragazzi fuori sede. Loro posso detrarre il canone d’affitto, sempre nella misura del 19 per cento, a condizione che abitino almeno a una distanza di 100 chilometri dalla città in cui si trova l’Università che frequentano. E lo possono fare sia per i normali contratti di locazione stipulati con proprietari privati, sia per i contratti di ospitalità o assegnazione stipulati con enti per il diritto allo studio (le classiche stanze negli studentati).

Una ulteriore agevolazione va incontro agli studenti che provengono da zone montane e disagiate. Per loro la distanza che li separa dall’Università e che consente loro di beneficiare della detrazione sull’affitto scende a 50 chilometri.

Sono un fuori sede: posso detrarre il subaffitto?

Partendo dal presupposto che il subaffitto sia legale se espressamente previsto nel contratto, quanti di noi hanno conosciuto studenti confinati in stanzette subaffittate abusivamente. La problematica è molto sentita. Ma che sia legale o illegale comunque lo Stato non consente la detrazione della sublocazione [3]. Quindi se siamo studenti universitari in subaffitto non possiamo detrarre questa spesa.

Detrazione tasse universitarie: spettano agli studenti fuori corso?

Non siamo riusciti a stare al passo con gli esami e abbiamo sforato. Siamo entrati nel mondo degli studenti fuori corso. Ad esempio in un corso di laurea triennale siamo entrati nel quarto anno, e abbiamo ancora un bel po’ di esami da dare. Siamo quindi al primo anno fuori corso (o anche più).

Anche a noi fuori corso è concessa la detrazione delle tasse universitarie? Certo che sì. Anche se non ci siamo laureati per tempo, abbiamo comunque diritto a detrarre le nostre tasse universitarie.

Università pubblica: ci sono limiti alla detrazione?

Se abbiamo deciso di frequentare un corso di laurea in una facoltà statale non abbiamo alcun tetto di spesa su cui applicare la detrazione del 19 per cento. Una volta appurato che quella spesa sostenuta è detraibile per legge, la possiamo detrarre interamente.

Ad esempio, abbiamo versato 800 euro di tassa universitaria? Porteremo in detrazione l’intero importo, che sarà detratto nella misura del 19 per cento.

note

[1] Art. 15 del Tuir (Testo unico delle imposte sui redditi)

[2] Agenzia delle entrate circolare n. 7/E

[3] Agenzia delle entrate circolare n. 21/E del 2010


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1 Commento

  1. mio figlio ha deciso di prestare il servizio civile e quindi superera la soglia di figlio a carico, lui con il suo reddito è incapiente quindi le spese universitarie di circa 1000€ verrano perse c’è un modo x recuperarle anche se mio figlio non è piu a carico. Grazie del vs consiglio

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