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Stop ai voucher: eliminazione integrale

17 marzo 2017 | Autore:


> Business Pubblicato il 17 marzo 2017



Voucher, addio: la Commissione lavoro ha approvato l’eliminazione integrale dei buoni lavoro. Niente più referendum e transizione fino al 31 dicembre.

Possiamo dire addio ai voucher, i buoni lavoro tanto criticati negli ultimi mesi e per i quali recentemente era stato approvato il referendum popolare promosso, tra gli altri, dalla Cgil.

Commissione lavoro: approvata l’abolizione

Il governo ha quindi approvato il decreto legge che, recependo quel testo, abolirà i buoni lavoro. La Cgil si prepara a cantare vittoria, ma attende la legge.

Che cosa sono i voucher?

I voucher, o meglio i voucher per le prestazioni a carattere occasionale, sono dei buoni lavoro, strumenti flessibili, che permettono al datore di lavoro di incrementare temporaneamente la propria forza lavoro per risolvere problemi di tipo stagionale. Consentono, ad esempio, di assumere personale in periodi festivi (nel caso di un esercizio commerciale) e ai lavoratori di ottenere il pagamento di una prestazione anche minima, nel rispetto della normativa e soprattutto tutelati dai sistemi assicurativi. Non necessariamente dunque costituiscono un problema.

Ma negli ultimi mesi è stato forte l’allarmismo sul tema. Partiamo quindi da una definizione.

Cosa si intende per prestazioni accessorie?

Il lavoro che prevede prestazioni “accessorie” dunque, per meglio dire il “lavoro accessorio” è una tipologia di lavoro che non è possibile ricondurre ad alcun contratto lavorativo, in quanto svolto in maniera saltuaria. La presenza della tipologia di lavoro “accessorio”, serve a tutelare proprio queste situazioni non regolamentate.
Il pagamento del lavoro accessorio avviene attraverso voucher, i cosiddetti “buoni lavoro”.

Periodo transitorio fino al 31 dicembre

Patrizia Maestri, relatrice della proposta di legge, ha affermato che «Ci sarà un periodo di transizione fino al 31 dicembre 2017 per permettere di utilizzarli a chi li ha già acquistati» e afferma che «è un risultato inatteso ma positivo, speriamo però che il governo non li faccia poi rientrare sotto altre forme».

Ma l’abrogazione coglie di sorpresa molti, su più fronti, anche nello stesso Pd. Se infatti Poletti qualche giorno fa richiese la limiitazione drastica, concedendone l’utilizzo dei solo alle famiglie, d’altra parte il Referendum già stabilito per il 28 maggio rappresentava un punto di confronto anche sotto più fronti, specie dal lato dei datori di lavoro, naturalmente a favore del mantenimento della misura.

Confindustria, meglio fare il referendum

Già da ieri si registravano preoccupanti reazioni dal mondo dell’impresa, con il vicepresidente di Confindustria Stirpe che affermava:«Cancellare i voucher sarebbe un grave errore. Il governo non ceda a pressioni ingiustificate. Sarebbe un errore clamoroso, i voucher pesano per lo 0,19% del totale delle ore lavorate. Meglio proseguire con la tracciabilità aumentando l’area dei controlli sugli abusi».

A ribadire il concetto è anche Boccia, presidente della confederazione:«Se proprio si deve fare, si faccia il referendum. Smontare una cosa senza dibattito non ci sembra la strada giusta».

Sindacati

Ad esser divisi sono tuttavia anche i sindacati. La segretaria della Cisl Annamaria Furlan afferma laconica:«il sistema dei voucher va cambiato, non abolito, si è abusato dei buoni lavoro, devono essere tolti dall’industria, dall’edilizia e dall’agricoltura, ma sono un modo per fare emergere il lavoro nero nei servizi alla famiglia. Credo che si debba tornare alla Legge Biagi».

Maggiormente soddisfatto invece Landini, leader della Fiom: «Se si va verso l’abrogazione dei voucher è quello che chiedevamo […], l’obiettivo che volevamo raggiungere […].Vuol dire che abbiamo fatto proprio bene a raccogliere le firme e a fare il referendum»

Parte l’assegno di ricollocazione

Nel frattempo, come anticipatovi nei scorsi articoli, il presidente del Consiglio Gentiloni annuncia l’invio delle prime 30mila lettere di assegno di ricollocazione: la nuova misura di politica attiva del lavoro introdotta dal governo.

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