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Inps: chi paga la maternità?

23 gennaio 2018 | Autore:


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State progettando di diventare genitori e vi state chiedendo quanto vi spetta di maternità e chi vi pagherà concretamente? Ecco tutte le informazioni utili.

C’è gioia più grande di questa per due persone che si amano e che vogliono mettere al mondo un’altra vita? Diventare padre e madre è il desiderio di molti. E quando il desiderio diventa realtà e davvero ci si ritrova in tre (e perché no anche di più) si devono fare i conti non solo con il cambiamento radicale di vita all’interno della relazione e con le spese future. Ci si deve organizzare anche dal punto di vista lavorativo. Diventare genitori in Italia è un diritto sancito dalla Costituzione [1]. Da questo diritto inviolabile è nata tutta la legislazione che tutela le madri lavoratrici (e anche i padri lavoratori). Diventare madre o padre comporta infatti il diritto a godere di un congedo di maternità o paternità: un periodo limitato di tempo in cui portare a termine la gravidanza nel modo più sereno e sicuro possibile e crescere il proprio bambino o la propria bambina per i primi mesi di vita, assentandosi da lavoro. E dal momento che non si campa di solo amore, ma pannolini e pappette vanno pur comprati, questo periodo di non lavoro comporta un’indennità. State progettando anche voi la grande avventura di diventare padri e madri, e vi state chiedendo come e chi paga la maternità? In questo articolo ve lo spieghiamo.

Indennità di maternità: cos’è e cosa comporta?

Come dicevamo, siete lavoratrici (o lavoratori) dipendenti o libere professioniste e state progettando di avere un figlio o avete appena avuto la conferma della gravidanza. Bene, sappiate che per diritto [2] vi spetta un periodo di astensione dal vostro lavoro: il congedo di maternità, un lasso di tempo che va dai due mesi prima della presunta data del parto fino a tre mesi di età del bambino o bambina nato (in gravidanza e puerperio). Ad eccezione di casi particolari, come può essere una gravidanza a rischio, in base ai quali è il medico della Asl a stabilire che potete iniziare il vostro congedo anche prima di quel periodo; oppure il caso particolare in cui potete scegliere di lavorare fino all’ottavo mese di gravidanza (inizio del congedo un mese prima della presunta data del parto) per poi restare a casa per quattro mesi successivi alla nascita del bambino.

Durante il congedo avete diritto a percepire un’indennità: un contributo statale che sostituisce a tutti gli effetti il vostro salario e che vi viene corrisposto proprio perché in quel periodo di assenza da lavoro non avete la possibilità di percepire stipendio. Lo Stato quindi vi tutela come lavoratrici e come future madri. Avete diritto al congedo, e quindi all’indennità, anche nel caso di un’interruzione involontaria di gravidanza (dal 180esimo giorno).

Quanto spetta di indennità?

Il contributo economico che percepirete durante il congedo corrisponderà all’80 per cento della vostra retribuzione (riferita all’ultima mensilità). A cui si deve anche aggiungere la tredicesima eed eventuali premi stabiliti dal vostro contratto. Ovviamente tutto deve essere calcolato ai fini pensionistici.

Qualora si volesse prolungare un po’ di più il periodo di maternità (nei termini della legge), potete chiedere un ulteriore periodo di astensione da lavoro per stare a casa con vostro figlio. Si chiama congedo parentale (o maternità facoltativa) e in termini di retribuzione però è decisamente più penalizzante: l’indennità in questo periodo corrisponderà solo al 30 per cento della vostra retribuzione. Lo potete chiedere entro i 12 anni di vita del bambino e per un periodo complessivo che non può superare i 10 mesi per entrambi i genitori. E ora veniamo alla domanda regna: chi paga la maternità?

Indennità di maternità: chi la paga?

Essendo appunto un contributo statale, è lo Stato che si occupa di sborsare i soldi per pagare l’indennità di maternità alle future mamme. Di fatto quindi spetta all’Inps. Solitamente però l’indennità viene anticipata in busta paga alle lavoratrici o ai lavoratori in congedo dal datore di lavoro, che in seguito si occuperà di comunicare all’Inps quanto ha corrisposto e l’Istituto lo rimborserà.

Il datore di lavoro anticipa per conto dell’Inps l’indennità, e in seguito questa somma gli verrà rimborsata.

In alcuni casi tuttavia è direttamente l’Inps a pagare l’indennità. Ecco in quali:

  • Lavoratrici stagionali
  • Operaie agricole a tempo determinato
  • Lavoratrici dello spettacolo a termine
  • Addette ai servizi domestici e familiari (le colf e le badanti)
  • Lavoratrici disoccupate o sospese
  • Lavoratrici con contratti parasubordinati iscritte alla gestione separata Inps
  • Lavoratrici autonome e libere professioniste iscritte alla gestione separata Inps
  • Lavoratrici con contratti di collaborazione occasionale
  • Lavoratrici assicurate exIpsema (settore marittimo)

In questi casi l’Inps paga le lavoratrici in due modi, a seconda della scelta che la persona fa: tramite bonifico presso l’ufficio postale oppure tramite accredito sul conto corrente bancario o postale.

Congedo di maternità: a chi spetta?

Vi state chiedendo se rientrate tra le tipologie di lavoratrici che hanno diritto al congedo di maternità? Bene, se fate parte di queste categorie state tranquille e preparatevi alla vostra stupenda avventura di mamma. Ecco a chi spetta il congedo e la relativa indennità:

  • Lavoratrici dipendenti assicurate all’Inps con regolare contratto di lavoro subordinato: indeterminato, determinato, apprendistato, part-time
  • Lavoratrici disoccupate o sospese, se in presenza di almeno una delle seguenti condizioni
    • Inizio congedo entro sessanta giorni dall’ultimo giorno di lavoro
    • Inizio congedo oltre i sessanta giorni ma con diritto di indennità di disoccupazione, cassa integrazione o mobilità
  • Lavoratrici agricole a tempo determinato, a cui è richiesta l’iscrizione per almeno 51 giornate di lavoro agli elenchi nominativi delle braccianti nell’anno di inizio congedo
  • Lavoratrici agricole a tempo indeterminato
  • Lavoratici addette ai servizi domestici e familiari (colf e badanti), a cui sono richiesti almeno 52 contributi settimanali nei due anni che precedono l’inizio congedo oppure 26 contributi settimanali nell’anno precedente l’inizio congedo.
  • Lavoratrici a domicilio
  • Lavoratrici Lsu e Apu (lavori socialmente utili e di pubblica utilità)
  • Lavoratici autonome o libere professioniste iscritte alla gestione separata Inps
  • Lavoratrici con forme di contratti parasubordinati iscritte alla gestione separata Inps

note

[1] Costituzione italiana, artt. 29-31

[2] D. leg. n. 151 del 26 marzo 2001

[3] L. n. 33 del 29 febbraio 1980

Autore immagine: Pixabay 


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